giovedì, Settembre 23

Firenze: una finestra sul cinema indipendente Da France Odeon nuovi stimoli per educare i giovani alla cultura cinematografica

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Se Roma festeggia il cinema,  Firenze cerca di tenere aperta la strada sia al cinema d’Oltralpe che a quello indipendente. E’ appena calato il sipario su France Odeon, e già allo Spazio Alfieri,  un locale dal glorioso passato nel popolare  quartiere di S.Croce, che ha visto transitare in anteprima   film che poi hanno fatto la storia del cinema (una pellicola fra tutte: Nuovo cinema Paradiso, premio Oscar)  e che, dopo momenti di crisi e chiusura sta rivivendo una nuova vita, è iniziato un ciclo dal titolo Visioni Off: un’occasione per gettare uno sguardo sul cinema ‘indipendente e intraprendente’.

Dunque, due manifestazioni diverse come dimensione e respiro, ma che hanno in comune un aspetto:  l’inadeguata attenzione della rete distributiva in Italia. Stavolta fa eccezione il cinema francese che ha almeno tre film in visione (Ce qui nous lie presentato a Firenze ed attualmente in programmazione nelle sale con il titolo Ritorno in Borgogna, Aurore e Le redoutable ), ma è il cinema indipendente che è penalizzato dal mercato. Un paio di giorni e via dalle sale. Iniziative come queste tendono dunque, se non a colmare una lacuna, che ha cause semplici e complesse al tempo stesso che cercheremo di individuare o almeno ad accendere i riflettori  su un aspetto importante della cultura cinematografica.

Scomparsi o quasi i cineclub, e i vari Cinema d’essai, occorre percorrere altre strade. Delle difficoltà e degli ostacoli che incontra il cinema indipendente, ne è ben consapevole il critico cinematografico e teatrale, nonché organizzatore culturale, Gabriele Rizza, curatore della Rassegna   Visioni Off, organizzata  dall’Associazione Anémic Cinema, in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana e Spazio Alfieri. Innanzitutto di che si tratta? Della proiezione di sei titoli,   selezionati quest’anno, che saranno presentati dai rispettivi autori. “Sono  opere di vario genere e diverso formato, fra fiction e documentari, che disegnano una frastagliata geografia di immagini e una densa piattaforma di contenuti”. Opere  proiettate al Cinema Alfieri dal  30 ottobre al 27 novembre. Giusto per avere un’idea i titoli sono: Sette giorni, Monolith, Roberto Bolle, l’arte della danza ,La verità sta in cielo, A pugni chiusi, la guerra dei cafoni e saranno presentati dagli stessi autori: Rolando Colla, Ivan Silvestrini, Francesca Pedroni,  Roberto Faenza, Pier Paolo De Sanctis  Davide Berletti ed altri.

“Opere abbastanza recenti”, aggiunge Rizza, “che sono sfuggite al grande pubblico, ma che meritano di essere riproposte apprezzate e discusse, con gli stessi protagonisti, sia per i contenuti che per gli aspetti formali.  Questo nostro   circuito intreccia le difficoltà del fare cinema oggi in Italia con i nervi più sensibili e scoperti della geografia (sociale e culturale) del Belpaese. Partendo dalle incognite produttive per sfociare nelle secche distributive. Il passaggio è sempre più critico, il risultato contradditorio, il pubblico penalizzato. Poi gli autori, giovani e meno giovani, famosi e meno famosi, resistono e sfornano i loro ‘prodotti’, spesso opere originali, indipendenti e a basso (quando non bassissimo) costo, apprezzate e premiate nei festival, ma che faticano a bucare lo schermo del ‘normale’ esercizio. Ma come reagire: intanto parlandone.. Visioni Off cerca di farlo. E per questo ha bisogno dei diretti interessati: i registi, i produttori, gli attori. Tutti invitati e tutti presenti alla proiezione. Così il racconto del film diventa anche la storia della sua lavorazione. Film che sono tessere non scontate di un mosaico che una volta avremmo detto alternativo e che in molti casi rappresenta la faccia migliore del troppo bistrattato cinema di casa nostra”.

E allora via a questa operazione che propone film come Monolith, che mescola   film e graphic novel,  il viaggio di Francesca Pedroni   nell’arte  della danza, sia classica che pop di un artista come Renato Bolle,   o il film  di Roberto Faenza che con La verità sta in cielo (interpreti Riccardo Scamarcio, Maya Sansa e altri) riapre il cold case sulla dolorosa e tutt’ora misteriosa vicenda di Emanuela Orlandi o, anche a Pugni chiusi il film di   Pier Paolo de Sanctis, dedicato all’attore Lou Castel protagonista di capolavoro che segnò il debutto nel lungometraggio di Marco Bellocchio che 50 anni fa  triturava l’ultimo salvagente alla piccola provincia italiana. Film che sono stati in programmazione pochissimi giorni se non osteggiati (come quello di Faenza), quello su Bolle non è stato ancora visto, stessa sorte più o meno anche per gli altri.  Peccato perché si tratta di opere di una certa importanza culturale e sociale. Prendiamo ad esempio il documentario sul protagonista de I pugni in tasca ( questo il vero titolo del film). “Si tratta“, dice Gabriele, “di un lavoro che crea spazi e suggerisce traiettorie, oltre l’immagine di un attore, simbolo dei turbamenti di un’intera generazione. Oltre ad una Roma sospesa tra archeologia postindustriale e relitti pasoliniani, Lou si interroga qui sul suo ruolo di attore e al tempo stesso di militante politico, in un generoso atto d’amore verso ciò che resta oggi del suo mestiere”.

Tutti i film, tranne La guerra dei cafoni ( una lotta tra bande di figli di contadini e di signori in Puglia) che è di quest’anno, sono  usciti nel 2016: dunque, ancora freschi, su cui conviene  aprire la riflessione con  autori e protagonisti. Queste Vision off  contengono anche un aspetto didattico, per una maggior consapevolezza non solo dell’opera cinematografica ma anche della sua faticosa genesi.

Dicevamo prima della scomparsa dei cineclub, che avevano una funzione educativa,  di aggregazione,  di approfondimento,  come si sopperisce a questa assenza oggi?

Prima, il pubblico giovanile ( e non solo) era più portato a conoscere pellicole che avevano cose e valori culturali da esprimere. Oggi non è così. Ci sono tanti richiami ed interessi. E allora credo che si voglia colmare questa assenza attraverso   i vari Festival di settore, che richiamano sempre l’interesse di un vasto pubblico.  A Firenze ma anche altrove se ne fanno diversi di questi Festival, per far conoscere il cinema indiano, coreano, mediorientale oltre naturalmente a quello francese, che ha una lunga tradizione.

Ma quali sono le ragioni per cui  film indipendenti o d’altri paesi, che non siano americani, non trovano adeguata rappresentazione nelle  sale?

Non esistono ragioni precise, ma solo un metodo invecchiato e  la risposta è abbastanza semplice: se un film non garantisce l’incasso, dopo un paio di giorni esce di circolazione. E  generalmente i film commerciali, particolarmente quelli sostenuti dalle grandi Major che possono garantire un battage pubblicitario considerevole, realizzano in sala gli incassi previsti e, dunque, restano in programmazione più a lungo di altri.   Se però un titolo funziona, anche se trattasi di cinema indipendente, resta in sala più a lungo. Ma   su cento, uno o due, arrivano al grande successo di pubblico e d’incassi.  Insomma, è la cassa che decide. Noi, per  quello che possiamo fare, cerchiamo di recuperare e riproporre quei film che hanno, a nostro giudizio, un importante valore culturale e sociale. Vision Off, ad esempio, è una decina d’anni che esiste e svolge la propria funzione: in passato abbiamo girovagato di sala in sala, ora siamo all’Alfieri, che è stato rinnovato e aperto a  varie iniziative,  anche Spazio Uno, svolge la stessa funzione che un tempo era dei cinema d’essai, proponendo pellicole rare e anche di paesi e realtà lontane da noi. Al momento è stato evitato fino a giugno il rischio della sua chiusura.

Da pochi giorni si è conclusa la nona edizione di France Odeon, che ha offerto una selezione della migliore produzione cinematografica d’Oltralpe. Un’edizione viva, interessante, seguita da un grande pubblico al cinema La Compagnia, con la presenza di registi e attori fra i più noti: come il regista Michel Hazanovicius e l’attore Louis Garrel per il film  Le redoutable, dedicato a due anni particolari nella Parigi del sessantotto del guru della nouvelle vague JLG (Jean Luc Godard), di Philippe Garrel, protagonista de L’amant d’un jour, di Jeanne Balibar  protagonista di  Barbara ( straordinaria interprete anche di Dalida) e dell’ambasciatrice del cinema francese in Italia, ovvero l’attrice italiana  residente a Parigi, Matilde Gioli. Dodici le pellicole presentate  che hanno offerto una panoramica sulla migliore produzione cinematografica francese  di quest’anno, premiata – ecco la novità sottolineata dal  direttore Francesco Ranieri Martinotti – dal pubblico sulla base del gradimento attribuito dagli spettatori al termine di ogni programmazione. Ma è stata anche l’occasione per un convegno italo francese dal titolo Des jeunes bien èduquès ( à l’image),  Ragazzi bene educati (alle immagini), nel quale,  alla vigilia dell’entrata  in funzione nelle scuole italiane della nuova legge sul cinema e l’audiovisivo, per il quale sono stati stanziati al Miur 12 milioni di euro, si  è svolto un confronto fra i rispettivi modelli ( tra i partecipanti la vicepresidente del Senato  Rosa Maria Di Giorgi, relatrice sulla legge.

E’ chiaro che  la Francia sia  all’avanguardia in Europa nell’educazione all’immagine nelle scuole. Là sono coinvolti ogni anno, 1 milione e 400 mila studenti, 50 mila insegnanti e oltre 2000 sale. Tre i programmi di educazione: l’école et cinema ( scuola primaria), Collège au cinema ( primaria di secondo grado) e Lycèens at apprentis au cinema  ( superiori). Per quanto riguarda il nostro paese è mancato un vero e proprio piano nazionale, anche se molti progetti, finalizzati alla visione in sala dei film, sono stati realizzati a livello territoriale. La Toscana è la regione di punta, poiché da oltre 20 anni propone – lo ricordava la vicepresidente Monica Barni –  propone il progetto Lanterne Magiche, curato dalla Fondazione Sistema Toscana, che coinvolge ogni anno 50 mila studenti, in 115 scuole e oltre 300 insegnanti. Ma i cugini francesi  sono ancora avanti, sia nell’educazione dei giovani alla cultura cinematografica che nella stessa produzione di film che si aggira intorno alle 200 pellicole l’anno. Ma soltanto una piccola parte arriva da noi e ancor meno la filmografia degli altri paesi d’Europa e non solo.

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