giovedì, Ottobre 21

Firenze tra passato (illustre) e arte contemporanea Artisti come Jeff Koons, Jenny Saville si contendono la scena in una sfida impossibile con Michelangelo e i grandi del passato. In piazza della Signoria l’aggressivo leone di Francesco Vezzoli. “Divertente” la Mostra “Shine” di Palazzo Strozzi. Il ruolo del Museo del ‘900

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Firenze  gioca la carta della grande arte contemporanea, quasi a voler  sfidare il suo straripante e straordinario  passato, missione  che appare velleitaria se non impossibile,   ma queste sono le intenzioni dei promotori (Sindaco in testa) degli eventi artistici che in questi giorni s’intrecciano e si accavallano dentro i palazzi e fuori, negli spazi pubblici, in primis in piazza della Signoria, dove all’albero di Penone  che vuol omaggiare alla sua maniera Dante, si affianca, da pochi giorni, il leone rampante che  stritola una testa romana  del secondo secolo  d.C. opera di Francesco Vezzoli, artista  bresciano da tempo dedito ad ibridi sconcertanti( l’altra sua opera, La musa dell’ archeologia, si trova nello Studiolo di Francesco I all’interno di Palazzo Vecchio). Questo di Vezzoli  è un lavoro site-specific, realizzato proprio  per questa piazza, dove di leoni ce ne sono altri, tra cui uno di Donatello, simbolo della Repubblica Fiorentina, quindi del potere popolare, che espone il giglio.  Francesco Vezzoli in Florence, è curata Cristiana Pezzella direttrice del Centro Pecci di Prato, che nel prossimo febbraio dedicherà una Mostra all’artista. Queste sue presenze fiorentine  sono solo un assaggio.

Certo, piazza della Signoria ne ha viste tante di opere di artisti contemporanei, come quelle di Jan Fabre, Urs Fisher e Jeff Koons, che suscitarono reazioni e polemiche.  Cioè l’effetto desiderato, dato il carattere provocatorio che potevano assumere in quel luogo agli occhi dei fiorentini, refrattari a certi eccessi.  A giudicare dal comportamento dei passanti, sia residenti che turisti, al di là dell’iniziale stupore, dei selfie ricordo con relative smorfie,  la  solenne bellezza delle opere del Cellini e del Giambologna che popolano la Loggia de’ Lanzi, non sembra minimamente scalfita. Ma  questo è solo il prologo, il biglietto da visita di ciò che riserva la città in questa che è stata definita la prima del Florence Art week, la settimana degli eventi”che la città intende promuovere con una certa continuità. Le due più importanti operazioni espositive si trovano infatti nei palazzi e nelle sedi museali:  Palazzo Vecchio, Museo dell’Opera del Duomo, Palazzo Strozzi e  Museo del ‘900, che sembra ritrovare una nuova vitalità, sotto la direzione di Sergio Risaliti. Protagonisti due artisti contemporanei di fama internazionale, contesi dal mercato: Jenny  Saville e   Jeff Koons. Due artisti diversissimi tra loro. Uno, Koons, giudicato “divertente”, l’altra (Saville),  concentrata monotematicamente sul corpo umano, soprattutto femminile.

Se Koons ( le cui opere occupano Palazzo Strozzi)  ha con Firenze una notevole familiarità dovuta alla frequentazione e alle precedenti esposizioni, la Saville  fa solo ora la sua apparizione sulla scena artistica fiorentina, con una serie  di disegni e dipinti distribuiti in alcuni spazi a confronto diretto con l’arte e la storia del nostro passato.

Nata a Cambridge nel ’70, in Inghilterra ove vive a lavora nella città rivale (Oxford), le sue opere pittoriche sono  esposte  nei principali musei d’arte, tra cui il Met di New York, a Los Angeles, San Diego, Londra, Athene e tanti altri.  Ha concentrato i suoi studi sulle “imperfezioni “ della carne, con le relative implicazioni sociali  e i tabù psicologici che ne discendono: negli anni ’90, attraverso l’osservazione di un chirurgo plastico  ha potuto percepire meglio il corpo umano, la sua fragilità e resistenza,  ma di grande interesse è stato per lei lo studio della scultura classica e rinascimentale con l’esibizione dei corpi in movimento e intrecciati nella loro nudità. E così lo studio dei moderni (Matisse, de Kooning, Bacon, Picasso e altri)hanno influito sulla sua pittura figurativa che non si pone limiti. Madre di due figli, si è cimentata anche sul tema della  maternità.

Nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio è esposta l’opera monumentale di maggior risonanza dell’artista Fulcrum (’98-‘99), che consacrò definitivamente Jenny Saville come pittrice di grande spessore. Qui, il dipinto si misura con gli affreschi del Vasari che celebrano le vittorie dei fiorentini contro gli avversari e  con i gruppi scultorei di Vincenzo de’ Rossi (Le fatiche di Ercole)  e il Genio della Vittoria (1532-34) di Michelangelo.

Sempre al cospetto del Michelangelo della Pietà Bandini ( oggetto di restauro, come L’Indro ha ampiamente riportato)   si pone il disegno della Saville Study for Pietà (2021), i cui  personaggi sorreggono un ragazzo vittima della barbarie politica o ideologica, forse un migrante, un martire del terrore, insomma un giovane Cristo dei  nostri giorni. Due dipinti sul tema della maternità sono esposti nella Pinacoteca del Museo degli Innocenti, destinato nel Quattrocento all’accoglienza dei bambini abbandonati, che ospita opere di Luca della Robbia e del Botticelli; altre opere dell’artista inglese  sono ospitate a Casa Buonarroti, a sottolineare la sua particolare attenzione verso Michelangelo. Ma il corpo più consistente dell’opera della Saville, in tutto un centinaio fra dipinti e disegni, che coprono un arco di tempo che va dagli inizi del Duemila ai nostri giorni, è visibile all’interno del Museo del Novecento, tra cui spicca(visibile anche dal loggiato esterno) il monumentale ritratto di Rosetta II (2000-06), cioè di una giovane donna  non vedente conosciuta dall’artista e ritratta come un mistico cantore.

Nato a New Yor nel 1955, dove vive e lavora, Jeff Koons ha esposto nelle principali gallerie e istituzioni di tutto il mondo, celebri le sue opere iconiche come la monumentale Puppy (1992) esposta al Rockfeller Center e installata permanentemente al Guggenheim di Bilbao. A questo artista, considerato uno dei più importanti e discussi dell’arte contemporanea, Palazzo Strozzi dedica una grande Mostra dal titolo “Shine” ( lucentezza) che racconta oltre 40 anni di carriera, dalle celebri scultore in metallo perfettamente lucido che replicano oggetti di lusso, come il Baccarat Crystal Set (1986)   gli iconici giocattoli gonfiabili, come Rabbit e Balloon Dog ( 1994-2000) fino alla reinterpretazione di personaggi della cultura come Hulk (2004-2018) o la reinvenzione dell’idea di ready-made con l’utilizzo di oggetti di uso comune. Con Marcel Duchamp e Andy Warhol come primaria fonte di ispirazione Koons realizza opere che hanno suscitato un ampio dibattito critico e innescato polemiche, ottenendo però al tempo stesso uno straordinario successo. La sua arteafferma il direttore Arturo Galansino–  unisce pop, concettuale e post moderno, dimostrando come l’opera d’arte agisca quale metafora più ampia  della società. Qui per la prima volta si indaga un aspetto unico e caratteristico dell’arte di Koons, quello legato alla riflettenza della luce. Realizzare a Firenze una delle più importanti mostre di Jeff Koons significa pensare alla città come a una moderna capitale culturale, in grado di partecipare in modo attivo all’avanguardia artistica del nostro tempo. Secondo Joachim Pissarro, curatore della Mostra, c’è qualcosa di immediatamente coinvolgente nel suo lavoro, qualcosa che parla al nostro cuore in profondità, tuttavia la sua opera è tutt’altro che facile. Il suo impatto è diretto e potente, ma i livelli di significato, le complessità e la ricchezza del suo lavoro sono inesauribili. Che la sua  opera procuri, come dice Pissarro, un’intensa gioia e appagamento estetico,  è quanto si è potuto accertare dai primi commenti a  caldo dei visitatori, cioè di coloro che decreteranno il successo o meno  di questa ( e anche dell’altra, quella della Saville) esposizione. “Che bella mostra! Inaspettata e divertente” è il commento di una ragazza. “Divertente” è la definizione più usata da coloro che l’hanno visitata in questi primi giorni. “Una mostra così, con le figure e i giocattoli del nostro vivere quotidiano così ingigantite, mette allegria: è quanto ci voleva dopo la tristezza del periodo che abbiamo vissuto e dal quale vorremmo uscirne quanto prima….” Certo, non mancano commenti aspri e ironici sul rapporto affettivo avuto dall’artista con Ilona Staller ( Cicciolina), ma qui  l’arte non c’entra. Più articolato il commento di un collega esperto d’arte, Gianni Caverni “ Questa è una mostra semplice, finalmente facile e, per dirla con De Gregori di Rimmel, “ non c’è niente da capire” se dio vuole.  E allora andiamo a divertirci a Palazzo Strozzi dove  regna l’apparenza della leggerezza. Apparenza perché le sculture di Koonssembrano leggerissime in quanto riproducono ingigantendoli quei palloncini che alcuni artisti di strada producono e cercano di venderci…..invece in realtà sono pesantissime perché di acciaio inossidabile  colorato e lucidato a specchio…E allora?  Come negare che il conflitto fra l’essere e l’apparire ha innervato almeno 400 anni di produzione artistica? Le sculture di Koons sono l’opposto di quel che sembrano? ….Il contenuto e il contenitore; a proposito di palloncini. Piero Manzoni nel ’60 inventò le sculture d’aria tra le quali il “fiato d’artista”, nel quale l’attenzione era puntata sul contenuto destinato a disperdersi. Oggi Koons si occupa solo del contenitore, smagliante e indistruttibile. Forse vuol dire qualcosa. Vabbè, ci penserò. Comunque resta una gran Mostra e molto divertente.

Alla luce di queste prime reazioni ai due eventi espositivi citati, qualche considerazione può già essere fatta. La prima è che più che un dialogo di queste opere con quelle dei grandi del passato, su cui Firenze è vissuta e vive tutt’ora di rendita da oltre un paio di secoli, appare improponibile. Nel senso che non c’è partita e diverso  è il contesto. Semmai il confronto che viene spontaneo fare è tra i due artisti contemporanei che si contendono la scena fiorentina, le cui opere suscitano reazioni assai diverse, com’è naturale che sia:  di allegria, l’abbiamo visto, e anche di critica ironica, la Mostra di Jeff Koons, a Palazzo Strozzi ( aperta fino al 30 gennaio 2022), di turbamento le opere  della Saville che da Palazzo Vecchio e dal Museo del  ‘900 si diffondono in altre sedi ( visibili fino al 2 febbraio del  prossimo anno).   Di questo e anche d’altro ne parlo con un’esperta d’arte, che non ama Koons ma che è rimasta un po’ delusa dalla Saville, di cui  peraltro apprezza  l’uso del colore e della materia. Perché delusa?   Per il carattere monotematico  delle opere esposte,  con il corpo femminile  trattato in maniera  quasi ossessiva, che alla fine suscita  un senso di noia, sebbene i volti  portino i segni della sofferenza suscitando quel turbamento che esprime l’artista. Ma al di là dei meriti (o demeriti) delle opere esposte, questa mostra della Saville induce una riflessione sul ruolo del  Museo del ‘900:  è indubitabile che la presentazione  di eventi museali occasionali ( grandi Mostre) accresca l’interesse del pubblico, ma   ciò non riduce lo spazio  destinato alle opere degli artisti del Secolo scorso la cui presenza  è andata sempre più assottigliandosi?  E’ chiaro che un museo oggi, per reggere il confronto con strutture destinate ai grandi eventi espostivi, possa  aprirsi ad aspetti della contemporaneità artistica che il  mercato propone, ma ciò deve poter avvenire senza tradire la propria vocazione di Museo destinato a far conoscere l’arte del  ‘900,  che ha ancora tante cose da dirci. C’è poi un altro aspetto che dovrà essere  affrontato e discusso: se davvero Firenze vuol lanciare la sua sfida al passato ( sul terreno artistico) non deve limitarsi a proporre mostre ed artisti già presenti sulla scena internazionale, ma divenire davvero centro di produzione di arte  cultura e conoscenza, come avveniva appunto nei secoli della sua grandezza.

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