mercoledì, Dicembre 8

Firenze soffocata dal turismo?

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La materia è davvero complessa. Su di essa anche l’ex Ministro del Tesoro Piero Barucci, coordinatore dello studio in questione, interviene analizzando i dati che la ricerca presentata scompone: tali dati porterebbero ad individuare un grado di sostenibilità difficile e problematica, particolarmente per i residenti nel centro storico, gravato da maggiore inquinamento atmosferico e da una enorme massa di rifiuti: infatti le centraline di rilevamento smog di Arpat segnalano più polveri sottili in inverno che in estate, inoltre secondo Quadrifoglio, nel solo castrum romano, 0,4 km quadrati, si producono giornalmente 25 tonnellate di rifiuti, con un costo di smaltimento 7 volte più alto che in uno dei quartieri di espansione come quello di Novoli ( sede di Università, tribunale e Mercato ortofrutticolo).

Uno dei punti critici del flusso turistico  è dato dai cosiddetti ‘free riders‘, cioè quei turisti che si riversano sulla città per solo poche ore a bordo dei quasi 60 mila bus, insomma il turismo mordi e fuggi e spendi poco o niente. Per Barucci finora il turismo è stato visto come una serie di entrate e basta. Invece non è così: il gioco non è più a somma positiva, e non si possono scaricare i costi sul domani. Il peso del turismo ha molti costi: quello essenziale è della sostenibilità. Anche se si dice contrario alle barriere all’ingresso di Firenze, alcune misure vanno prese. Come quella di un ‘pass’ o di una card di lieve importo per l’utilizzazione da parte di ogni genere di turismo per l’uso ad alcuni servizi, in modo da coinvolgere gli stessi turisti  nei costi crescenti  che la comunità deve sostenere. Le proposte ‘tecniche’ che si confrontano sono tante e varie: si torna a parlare, come spesso  è accaduto, di turismo a numero chiuso, di limitazione dei bus turistici, di una tassa aggiuntiva rispetto all’attuale tassa di soggiorno e al ticket dei bus turistici, che avrebbero fruttato lo scorso anno 45 milioni di euro al Comune.

Il Sindaco Dario Nardella si dice  favorevole ad una ‘carta dei doveri’ da parte del turista, ma contrario a nuove tasse sulle spalle dei turisti. Ma ancora non è stata presa alcuna decisione. Insomma, anche il turista deve sentirsi più responsabilizzato nella gestione della città, quindi del  bene pubblico. Chi invece ritiene angusto questo genere di dibattito è Francesco Bechi, Presidente di Federalberghi di Firenze. “Fin dal ’98″ dichiara,  “abbiamo presentato alle istituzioni cittadine un piano per creare condizioni favorevoli ai flussi turistici compatibilmente sostenibili. Premesso che sono  contrario a nuovi balzelli a carico dei turisti che già pagano la tassa di soggiorno, ciò che occorre è una diversa strategia politica da parte della pubblica amministrazione, la quale deve consistere  in una dilatazione, oltre il quadrilatero del centro, della proposta museale, artistica, culturale. Si tratta infatti di creare nuove polarità in aree diverse e distanti dal centro storico, valorizzando itinerari verso strutture museali già esistenti, come il Cenacolo di Andrea del Sarto a S.Salvi, o creandone delle nuove. Firenze non è certo Parigi che ha creato La Villette, ma per quali motivi alcune proposte artistiche e culturali sono tramontate? O almeno che fine hanno fatto? Mi riferisco al recupero in tal senso dell’ex manifattura Tabacchi, in zona Cascine,  attigua al Cinema Teatro Puccini, oppure all’ex  Meccano Tessile delle Officine Galileo da 40 anni trasferite in altro comune: qui in un primo tempo doveva sorgere il  Museo di Arte contemporanea, ora si parla di altre soluzioni (attorno a quel progetto vi lavorò allora l’archistar Vittorio Gregotti, poi non se ne fece più di niente; l’ultima ipotesi è quella di trasferirvi l’Isia, che da pochi mesi ha trovato sede nelle Scuderie di Villa Strozzi, in uno dei più bei parchi cittadini, ndr). Alcune importanti strutture artistiche e culturali vanno decentrate, come è avvenuto con il Teatro dell’Opera. Di questo la città ha bisogno, oltreché di una  politica che  possa spalmare il turismo anche nella bassa e media stagione,  attraverso una politica di diminuzione dei ticket e di valida offerta artistica.

Beh, il sasso nello stagno è stato lanciato. Ora il dibattito deve potersi incanalare sui binari giusti, non rinserrandosi entro i confini angusti e sterili del ‘più tasse o meno turisti‘, aprendosi  al confronto sul tema di ben più ampio respiro che investe il ruolo culturale di una città come Firenze,  che non può essere ridotto ad una pura e sola politica di merchandising, ma sul recupero della sua autentica vocazione e di un turismo responsabile, possibilmente più stanziale e meno occasionale o episodico, che sappia vivere e apprezzare la città nel suo insieme e non soltanto nutrirsi dei suoi museifici. Quindi renderla più vivibile per tutti. Turisti e residenti. Ma questo non riguarda solo Firenze.

 

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