domenica, Agosto 1

Firenze: si allarga il dibattito sull’urbanistica delle città Dal ‘caso’ del conflitto tra Giunta comunale e lo storico dell’arte Tomaso Montanari, alla crisi dei centri storici svuotati dei propri abitanti, dall’architettura riconosciuta come arte, al ruolo conflittuale degli intellettuali nei confronti del potere. Si moltiplicano le prese di posizione per ripensare il modello liberista

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In questa Firenze raggelata nella propria bellezza e incattivita da assurde polemiche culturali degenerate in querele, sono bastate le parole di un prete, durante l’omelia di Natale,  a strappare un sorriso e un piccolo  moto di gioia. Che ha detto? No, niente di  pesante o irriverente, si è solo permesso di ribattezzare i tre Magi, con i nomi di Vihalovic, AlexSandro (autogol) e Caceres,  i tre giocatori grazie ai quali l’amata Fiorentinaha inflitto un sonoro  3 a 0 alla Juventus, nel suo Allianz Stadium di Torino. Un risultato tanto atteso quanto insperato da quel ‘popolo viola’ che da sempre  si batte contro lo strapotere bianconero e che ha accolto a notte fonda, alla stazione del Campo di Marte con cori e cantii propri beniamini di ritorno da Torino. A tutti loro il  merito di aver rallegrato il cuore di una città ferita dal virus e da una conflittualità permanente, fra Comune e cittadini, che sarebbe bene lasciarsi alle spalle, come retaggio di un annus horribilis.

Quanto al ‘caso Montanari’, esso rappresenta il punto più basso e critico di una polemica che si trascina da tempo e che vede le associazioni ambientaliste, i vari comitati cittadini, i gruppi  urbanistici per un’altra città, il Comitato No tunnel Tav di Firenze, e tante altre associazioni, contestare le scelte operate dalla Giunta Renzi e, ora, sostengono, da quella Nardella, accusata di aver impresso un’accelerazione a quel processo in atto da tempo «che vede posti i vendita pezzi  pregiati e di grande valore del patrimonio immobiliare e storico fiorentino», fu anche stilata e presentata una lista di questi beni.  Nella sua foga polemica, lo storico dell’arte e noto polemista politico, Tomaso Montanari, a ‘Report’, il programma di RaiTre, ha parlato di «città in svendita, di città all’incanto che se la piglia chi offre di più». La puntata tv era dedicata ai molti affari che immobiliaristi vari stanno facendo a Firenze, accaparrandosi palazzi, terreni, alberghi di lusso, e anche la squadra di calcio. Ma ciò che ha scatenato la reazione del Sindaco e della Giunta è l’affermazione, piuttosto pesante, secondo la quale gli amministratori sarebbero «al  servizio di questi capitali stranieri».

Il dibattito tv avvenne nel giugno scorso senza contraddittorio e tali affermazioni sono state prese male, molto male dal Sindaco e da alcuni  amministratori che  hanno presentato querela contro il critico d’arte, chiedendo 165.000 euro di danni in sede civile. La vicenda ha suscitato varie reazioni,  in particolare di quelle associazioni che da tempo si ritrovano sulle stesse posizioni critiche di Montanari, le quali  si chiedono perché la querela è stata presentata non come rappresentanti delle istituzioni, ma come    privati cittadini. «No, questa vicenda» – scrivono – «non fa onore a nessuno». 

A questa  vicenda  sembrano riallacciarsi altre problematiche, che vanno oltre il caso fiorentino, per investire le politiche condotte nel corso dei decenni dai governi di molte importanti città italiane. Intervenendo nella querelle, autorevoli studiosi come Pierluigi Cervellati, architetto e urbanistica (già assessore al Comune di Bologna, ai tempi del Sindaco Zangheri), e Maria Pia Guermandi,  archeologa e responsabile progetti europei presso l’Ibc Emilia Romagnae Rita Paris, archeologa, Presidente dell’associazione R. Bianchi Bandinelli, su Leftinquadrano il problema in una situazione urbana più generale.. «Le immagini strazianti dei nostri centri storici desertificati durante il lockdown» – scrivono – «senza più turisti e senza più abitanti, da tempo espulsi, a partire dalle fasce più deboli, hanno mostrato a tutti, impietosamente, lo stravolgimento sociale e antropologico cui sono state sottoposte ampie aree urbane, con una accelerazione crescente da almeno un decennio a questa parte. Che Firenze, come Venezia, come Roma o Milano e tante altre città storiche sia una ‘città all’incanto’, come affermato da Montanari nell’intervista a Report, è un dato di fatto dimostrato da ormai decine di analisi e ricerche accademiche e inchieste giornalistiche. La resa politica e culturale delle nostre amministrazioni pubbliche alla monocoltura turistica ha portato alla svendita, pezzo a pezzo, dei centri storici a immobiliaristi privati e il loro abbandono alla colonizzazione delle grandi piattaforme di affitti brevi e delle catene commerciali: i veri attori che decidono di fatto le politiche urbanistiche…..preziosissimi spazi pubblici, spesso rappresentati da evidenze monumentali di altissimo valore storico e architettonico passano di mano attraverso operazioni finanziarie spericolate cui le pubbliche amministrazioni non solo non si oppongono, pretendendo almeno una trasparenza assoluta, ma che anzi agevolano attraverso la progressiva deregulation che caratterizza, ormai da qualche decennio, la vita delle nostre città».

E’ dunque una certa politica urbanistica che va contrastata e ripensata, sia a livello locale che nazionale. In passato,  a Firenze, da parte di amministrazioni di sinistra, vi erano stati tentativi  di bloccare questi processi favorendo  attraverso contributi la permanenza di attività artigianali nei quartieri del centro storico, affinché potessero mantenere il loro carattere popolare. Più recentemente, la trasformazione dell’area del carcere delle Murate in una cittadella a residenza studentesca e ad attività culturali, è un esempio di saggia urbanistica da perseguire anche in altre zone.

Perché, dunque non prendere a modello  determinati interventi, per le operazioni  di recupero che si preannunziano  nel centro storico? Altri esemplari interventi  architettonici di restauro  sono  sotto gli occhi di tutti. Tra questi, il restauro del complesso brunelleschiano dell’Istituto degli Innocenti, testimoniato dall’assegnazione  il 18 dicembre scorso, di un importante riconoscimento, il Premio: Premio nazionale IN/Architettura 2020 per la categoria Interventi di riqualificazione edilizia. Un importante riconoscimento al lavoro di Ipostudio, il gruppo fiorentino di architettura fondato nel 1984 da Lucia Celle, Roberto di Giulio, Carlo Terpolilli, Elisabetta Zanasi Gabrielli, a cui in seguito si associano Luca Belatti, Maria Giulia Bennicelli Pasqualis, Panfilo Cionci e Beatrice Turillazzi. La motivazione del Premio, che ha visto prevalere il gruppo fiorentino su 14 progetti europei,  riguarda «il coraggio di confrontarsi con forza con la storia, senza timori o remore. Il nuovo progetto affrontare con grande qualità e con soluzioni innovative le complesse relazioni tra il manufatto di Brunelleschi, il patrimonio archivistico e storico-artistico e le attività connesse, raccogliendo le diverse funzioni in un unico organismo». Inoltre, la motivazione sottolinea come «gli spazi progettati  siano contraddistinti da una chiara identità e riconoscibilità architettonica ed allo stesso tempo risultano  perfettamente integrati ed in armonia con la struttura storica esistente».

Dunque, si può fare, si deve fare un’architettura capace di porsi come arte e finalizzata all’interesse pubblico. E’ quanto sostenuto  in un recente  incontro virtuale  a più voci alla Manifattura Tabacchi di Firenze, opera architettonica dell’ing. Pier Luigi Nervi, altro esempio positivo di restauro conservativo, di un bene del passato oggi adibito a funzioni sociali e culturali. Qui personalità di grande competenza  (come il Sovrintendente Andrea Pessina, Elisabetta Nervi, Alessandro Colombo, Comitato Scientifico Pier Luigi Nervi, e Parasite 2.0. curatori del progetto Cinema Nervi, moderatori Michelangelo Giombini, Manifattura Tabacchi e Caterina Taurelli SalimbeniNAM – Not A Museum), hanno anticipato il tema di una Mostra  dal titolo ‘Pier Luigi Nervi, la Struttura e la Bellezza’.

Un’occasione per presentare Cinema Nervi, un progetto che, in collaborazione con il Parasite 2.0, collettivo con base a Milano, Londra e Bruxelles,  indaga lo stato dell’habitat umano attraverso un ibrido di architettura, design e arte, secondo un’idea di Architettura come sfida. Prendendo ispirazione da una delle opere più care al Maestro, il Cinema-Teatro Auguste di Napoli, Cinema Nervi nasce come un invito a guardare da una nuova prospettiva e a riscoprire l’importanza culturale di Pier Luigi Nervi, la cui lunga attività è stata guidata dall’idea di architettura come forma d’arte, una visione che si ritrova nel patrimonio storico che ha lasciato in eredità.

E’ curioso notare la contraddizione tra queste iniziative che si svolgono alla manifattura Tabacchi  e l’atteggiamento  – giudicato quantomeno pilatesco – assunto dalla guida di Palazzo Vecchio riguardo alle ipotesi di destrutturazione dello stadio Franchi,  con lo scorporo ( cosa incredibile!) delle parti artistiche più significative. Operazione che sta spaccando l’opinione pubblica cittadina e  sollevando sempre più ferme opposizioni da parte  di  esperti  artisti  e organismi nazionali e internazionali, che propongono invece un significativo  e coraggioso intervento di restauro, che sappia confrontarsi con la forza della storia e  le esigenze della contemporaneità.  

Questo rapido excursus, tra le luci e le ombre che riguardano la delicatezza degli interventi urbanistici sui centri storici e, in particolare sull’idea di città che la situazione  attuale di  crisi impone oggi,  richiede  – come qualcuno auspica –  non già brusche chiusure o, peggio ancora querele, ma l’avvio di un confronto anche serrato   tra le istituzioni e la società civile, nelle sue diverse e vivaci articolazioni, comprese le voci critiche e di dissenso come quella di Montanari, poiché, ricorda Lorenzo Guadagnucci, giornalista e scrittore sui grandi temi dell’attualità: «proprio a questo servono gli intellettuali: a increspare acque stagnanti, a diffondere idee nuove, a mettere in discussione ciò che sembra ovvio. È vero, siamo disabituati a questa funzione degli intellettuali  ma non per questo dovremmo disprezzarla, tanto più che riguarda ormai un numero limitato di casi. La figura del pensatore e polemista che osa contraddire l’ideologia del mercato con argomenti seri è anch’essa da tutelare come bene comune». Sarà raccolto l’invito?

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