mercoledì, Giugno 16

Firenze ritrova il primato nelle celebrazioni di Dante Il Sommo poeta è stato ricordato ovunque, da Noto a Forlì, ma è la città che gli ha dato i natali, a imporsi all’attenzione per le Mostre al Bargello e in Duomo, al centro delle quali i l’affresco di Giotto e la tela di Domenico di Michelino, visibile grazie ad una particolare installazione. Don Andreini: “E’ la fede che caratterizza l'esperienza umana e artistica di Dante, senza la quale è impossibile comprendere la Commedia”

0

C’è modo e modo di celebrare Dante nel 700° anniversario della morte. Ci sono alcune grandi mostre, i libri già pubblicati ed altri che stanno per uscire, le tante conferenze e altre modalità particolari, che vanno dal Piemonte alla Sicilia. Fra queste  una, senz’altro la più popolare, riguarda lInfiorata di Noto, splendida cittadina della Sicilia, celebre per gli edifici di stile barocco,  che da  più di quarant’anni, a cavallo della terza domenica di maggio, saluta l’arrivo della Primavera (che, pur con ritardo e fra lampi e tuoni, dovrà pure arrivare…). Là, nella salita di via dei Nicolacci, nel cuore del centro storico, i maestri infioratori  si ritrovano per  scegliere il tema di fondo, disegnano sul pavimento le bozze delle opere che intendono rappresentare  poi, utilizzando migliaia di petali di fiori colorati, li bloccano con un fissante e  da  quel momento, la strada è un fantastico paesaggio artistico, disegnato con i fiori. Ebbene, quest’anno, i maestri fioratori hanno deciso di dedicare le loro opere a Dante,  alla sua figura e ai personaggi della sua celebre Commedia. Un Dante dunque disegnato  con i fiori e  in mezzo ai fiori, a celebrare se stesso e la Primavera. Oltre alla via fiorita,  la festa prevede sfilate in costume del corteo barocco, degustazioni, mostre, momenti musicali, proiezioni, visite guidate e molto altro. L’evento è così famoso che ogni anno la città viene invasa da migliaia di turisti da ogni parte per assistere all’infiorata.

Firenze,  è la città del Fiore e al tempo stesso la città di Dante, al quale dette i natali, si valse dei suoi servigi come poeta, saggista e letterato – padre della lingua italiana – cittadino illustre e parte attiva nella vita politica tanto da assumere la massima carica di Priore, per cui la parte avversa ( i Neri  di Corso Donati ) una volta preso il potere  con un colpo di stato, favorito da Carlo di Valois, annientarono i Bianchi  uccisi  torturati   depredati d’ogni bene, o condannati all’esilio. Sorte che toccò anche al Sommo poeta, il quale dovette cercar rifugio errando da corte in corte, acittà a città, realizzando in questo sua continuo peregrinare  le opere sue più Celebri:, tra le quali spicca la Commedia, chiamata ‘Divina’ da Ludovico Dolce ( era il 1355) il quale trasse in ciò ispirazione dal Boccaccio. E’ noto che l’Alighiero dal tempo della sua ambasceria a Roma, (1300) non fece più ritorno nella sua città, chiudendo la propria esistenza terrena a Ravenna (1321).

Ma la grandezza del poema dantesco fu subito sentita anche dai contemporanei, tant‘è che pochi anni dopo la sua morte  la Commedia veniva letta in molte università, e Boccaccio commentava alcuni canti dell’Inferno per incarico del Comune di Firenze. Ma prima di allora, poco dopo la morte di Dante, si era  creato un  movimento favorevole al ritorno delle sue  spoglie in quel di Fiorenza ed alla sua riabilitazione. Vari i motivi perché ciò non avvenne. Né ieri né oggi.  Tuttavia, ciò non impedì ai suoi concittadini di  celebrarlo. Tra il 1322 e il 1348, lo storico e mercante fiorentino Giovanni Villani introduceva la figura di Dante Alighieri nella sua opera più celebre, Nuova Cronica, tracciando la prima sintetica biografia del poeta. Questo Dante fueonorevole e antico cittadino di Firenze di porta San Piero, e nostro vicino; e ‘l suo esilio di Firenze fu per cagione, che quando messer Carlo di Valos de la casa di Francia venne in Firenze l’anno MCCCI, e caccionne la parte bianca, come adietro ne’ tempi è fatta menzione, il detto Dante era de’ maggiori governatori della nostra città e di quella parte, bene che fosse guelfo; e però sanza altra colpa co la detta parte bianca fue cacciato e sbandito di Firenze, e andossene a lo Studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo”.

Ed è da quelle stesse parole – che restituiscono all’Alighieri e alla sua opera l’importanza e la dignità di cui era stato privato a causa delle ripetute condanne – che parte il progetto scientifico che anima «Onorevole e antico cittadino di Firenze» e che si esprime nella Mostra ll Bargello per Dante, realizzata in collaborazione tra lo stesso Museo Nazionale e l’Università di Firenze, aperta fino all’8 agosto 2021.

La Mostra, curata da Luca Azzetta, Sonia Chiodo e Teresa De Robertis, professori dell’Università di Firenze, presenta le tappe e i protagonisti della ricostruzione postuma del rapporto tra Firenze, l’Alighieri e la sua opera, nel secondo quarto del Trecento, ed è articolata in sei sezioni (I luoghi della condanna, il tempo del riscatto; Dante e la Commedia a Firenze negli anni ’30 e ’40 del Trecento; Artisti e copisti della Commedia; Leggere Dante a Firenze; La costruzione della memoria;  La lingua documentaria a Firenze dopo Dante) nelle quali sono esposti oltre cinquanta tra manoscritti e opere d’arte provenienti da biblioteche, archivi e musei di assoluto prestigio internazionale – dalla Galleria dell’Accademia di Firenze, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, alla  Biblioteca Medicea Laurenziana e alla Biblioteca Riccardiana – enti co-promotori della mostra– dalla Biblioteca Apostolica Vaticana alla Biblioteca Trivulziana di Milano, e ancora dalla Bibliothèque nationale de France di Parigi, all’Archivo y Biblioteca Capitulares di Toledo e al Metropolitan Museum of Art di New York e altri ancora. Insomma, una Mostra ben articolata che restituisce l’immagine di una città che sembra trasformarsi in uno scriptorium diffuso,al centro del quale campeggia la Divina Commedia, e nella quale i libri prendono nuove soluzioni artistiche in relazione al poema dantesco. Nel suo percorso il visitatore è accompagnato da una serie di registrazioni audio che, contribuiscono ad animare i versi di Dante e i diversi registri della lingua fiorentina del Trecento attraverso le voci dei giovani attori della scuola diretta da Pierfrancesco Favino.

Il Museo Nazionale del Bargello è luogo dantesco per eccellenza: nella Sala dell’Udienza dell’allora Palazzo del Podestà (oggi Salone di Donatello), il 10 marzo 1302, il sommo poeta venne condannato all’esilio definitivo; nell’attigua Cappella del Podestà, solo pochi anni dopo (tra il 1333 e il 1337), Giotto, con la sua scuola, impostava il suo ultimo capolavoro pittorico, ancora poco noto al grande pubblico, e ritraeva per la prima volta il volto di Dante, includendolo tra le schiere degli eletti nel Paradiso. Un volto giovanile, dal profilo lineare e i tratti delicati, ben diverso da quello  arcigno tramandatoci successivamente da scultori e pittori.Proprio attorno a questo ritratto giottesco la prima effigie nota del padre della lingua italiana, si delinea così quel processo di costruzione della memoria che permetterà a Firenze di riappropriarsi dell’opera e della figura di Dante. Un ciclo di seminari di filologia dantesca aperti alla partecipazione di studenti e studiosi provenienti da tutta Italia, ha aperto  la fase preliminare alla inaugurazione della Mostra, alla quale seguiranno ora  laboratori scientifici e didattici  gratuiti per bambini e ragazzi dal titolo ‘Dante per tutti’, realizzati  grazie ad un contributo della Fondazione CR Firenze. dedicati alla scoperta di Dante e della Firenze del Trecento.

“La mostra, progettata per consentire livelli di lettura differenziati, non si rivolge solo agli studiosi ma soprattutto al grande pubblico, con particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi – dichiara Paola D’Agostino, Direttore dei Musei del Bargello –. La collaborazione istituzionale tra i Musei del Bargello e l’Università di Firenze è stata fondamentale per il ruolo cardine dei curatori, professori dell’Ateneo fiorentino, ed è stata inoltre un’occasione formativa per studenti, dottorandi e giovani studiosi, impegnati nel progetto. In questi tre anni abbiamo pure voluto coinvolgere diversi istituti e realtà per creare un progetto condiviso a più livelli, tra istituzioni d’eccellenza fiorentine e toscane. In un momento di grave crisi economica, a seguito della pandemia, sono particolarmente grata a quanti hanno finanziariamente sostenuto questa mostra e a tutti quelli che hanno lavorato al progetto e alla sua realizzazione, nel più alto senso di servizio al pubblico”. Secondo lassessore alla cultura Tommaso Sacchi, con questa  iniziativa si inaugura un nuovo tassello del racconto di e su Dante, reso ancora più prezioso in un momento di riapertura generale dei nostri luoghi di cultura dopo la ‘selva oscura’ della pandemia”. Per quanto riguardagli affreschi della Cappella del Bargello – dichiara  Stella Sonia Chiodo, docente di Storia medievale dell’Università di Firenze e curatrice della mostra – questi sono l’ultimo capolavoro di Giotto, un capolavoro misconosciuto. Le ricerche condotte in questa occasione ne anticipano l’avvio diversi anni prima della morte del pittore e consentono quindi di riferire a quest’ultimo l’elaborazione del programma iconografico, basato su una profonda conoscenza della Commedia di Dante Alighieri”. Altri aspetti significativi  della Mostra,  i molti libri esposti che documentano quanto la Commedia abbia fatto la fortuna di botteghe librarie attive  in città a quel tempo, che si avvalevano della collaborazione di copisti, miniatori e di una produzione – afferma Teresa De Robertis, docente di Paleografia all’Università di Firenze – che potremmo definire seriale. La mostra, organizzata in collaborazione con Firenze Musei, è accompagnata da una breve brochure e dal ricco catalogo – in italiano e in inglese – edito da Mandragora. Il volume, con contributi di ventisei studiosi di diverse discipline, è arricchito da illustrazioni a colori delle opere in mostra e dei manoscritti miniati e corredato da un prezioso atlante fotografico finale delle pitture murali della Cappella del Podestà.

Se la Mostra del Bargello offre uno spaccato della Firenze del Trecento, quella di Dante,  il dipinto su tela  con il celebre  Ritratto di Dante Alighieri, la città di Firenze e l’allegoria della Divina Commedia, di Domenico di Francesco, detto di Michelino,  che si trova nel Duomo di Firenze, sottolinea l’interesse che nel 1465 , ovvero nel secolo successivo, la città manifestava nei confronti del Sommo Poeta. Fino ad oggi il dipinto appariva distante dai visitatori, ma da pochi giorni, grazie ad una installazione (le cui strutture sono state fornite da LAYHER S.p.A. e l’intervento conservativo è opera di  Fabio Falciani)  questo  singolare ritratto di Dante può  essere ammirato da distanza ravvicinata, neanche un metro, per intendersi. Una impalcatura consente al pubblico, quattro alla volta,   di salire alcuni gradini e portarsi sulla pedana faccia a faccia con l’opera di  questo artista quattrocentesco, ricordato dal Vasari tra i discepoli dell’Angelico  e forse maturato sotto l’influenza di Filippo Lippi, del quale sono note poche opere. La storia ci dice che  nel gennaio 1456  fu incaricato dagli operai di S.Maria del Fiore di eseguire un Ritratto di Dante.  Compiuto nel giugno, il dipinto gli fu pagato più del pattuito, poiché  non solo la figura del poeta risultava perfettamente realizzata secondo il modello che gli era stato fornito, ma era stata valorizzata con l’aggiunta di alcune scene. L’ incarico gli era stato  commissionato per celebrare il secondo anniversario della nascita del poeta.  L’opera di Domenico di Michelino è forse il più noto ritratto di Dante Alighieri – afferma Antonio Natali , già direttore degli Uffizi e ora nel Consiglio dell’Opera del Duomo  non a caso nel 2021 è stata chiesta in prestito per molte mostre (a cominciare da quelle che stanno riscuotendo la maggiore attenzione della stampa e delle televisioni); c’è parso però inammissibile, proprio nell’anno di Dante, privare per diversi mesi la Cattedrale di Firenze d’una creazione che l’Opera di Santa Maria del Fiore aveva nel Quattrocento voluto commissionare per celebrarne la nascita. l’Opera di Santa Maria del Fiore commissionò questo “monumento dipinto” con lo scopo di esaltare la memoria del poeta nella principale chiesa fiorentina, nel contesto del programma umanistico vòlto a trasformare il Duomo nel Pantheon delle glorie civili, letterarie e religiose cittadine avviato dal Cancelliere Coluccio Salutati. Il ritratto doveva sostituire un precedente dipinto andato perduto, realizzato negli anni venti del Quattrocento da un pittore di nome Mariotto (identificabile con Mariotto di Nardo o Mariotto di Cristofano, il cognato di Masaccio) e incentrato sul tema del ritorno delle ceneri del poeta in patria.Una breve descrizione dell’opera è necessaria per  comprenderne il significato.  .

Si tratta di un ritratto allegorico di Dante, raffigurato in piedi con una corona d’alloro che gli cinge la testa, nella mano sinistra la Commedia aperta sui versi d’esordio mentre con la destra indica la Porta dell’Inferno. Dietro di lui il Purgatorio e il Paradiso. Da notare che dalla Divina Commedia  si dipartono raggi dorati che illuminano di luce reale, ma anche morale e spirituale, gli edifici di Firenze. Ritto in una scenografia simbolica, evocatrice dei luoghi delle tre cantiche – scrive Antonio Natali – volge lo sguardo pensoso verso un’epifania lirica di Firenze; che, chiusa entro mura merlate, accavalla le sue architetture, sovrastate dall’imponente e ormai compiuta cupola brunelleschiana. La città sta dirimpetto alla porta dell’Inferno”.

Il dipinto rappresenta una Firenze quattrocentesca con la Cattedrale e la Cupola del Brunelleschi, già coronata dalla palla di bronzo ricoperta d’oro e dalla croce, che al tempo del dipinto non erano state ancora eseguite, ma che l’artista aveva visto nel modello progettato dal grande architetto nel 1419. Si vedono anche le mura della seconda cerchia, iniziata nel 1172, le torri del Bargello, della chiesa della Badia fiorentina, del Palazzo Vecchio e il Campanile di Giotto.

Per la storica dell’arte Annamaria BernacchioniDomenico di Michelino trasse probabilmente ispirazione dai ritratti precedenti: quello giottesco della Cappella del Bargello, l’altro di Taddeo Gaddi in Santa Croce (distrutto dal Vasari) e gli esemplari tardo trecenteschi della scomparsa Aula minor di Palazzo Vecchio e del Palazzo del Proconsolo, fino al ritratto di Andrea del Castagno nella villa Carducci di Legnaia”.“Qui è ritratto Dante tetragono (Par. XVII, v.22), ovvero risoluto nell’esilio – afferma il dantista Jason Houston – mentre fissa lo sguardo solenne sulla città di Firenze e con un gesto suggestivo della mano indica le porte dell’Inferno. Dante tiene aperta la Commedia, invitando il visitatore a considerare attentamente le sue parole”.

Ma in più questo dipinto con il libro aperto sui versi d’esordio della Commedia – l’autore sembra voler dare un significato marcatamente religioso – sostengono gli esperti – all’opera sua  più celebre. “Il patto di collaborazione che nel nome di Dante unisce la Fabbricerie del Duomo, quella di Santa Croce e la Certosa di Firenze è un segno concreto di fraternità e di speranza per la città: abbiamo raccolto l’invito di papa Francesco all’impegno per la conoscenza e la diffusione del  messaggio dantesco nella sua pienezza – sottolinea don Alessandro Andreini, vicepresidente dell’Opera di Santa Croce e membro della Comunità di San Leolino – Insieme vogliamo dare valore a questo centenario con la particolare urgenza di evidenziare la straordinaria dimensione di fede che caratterizza l’esperienza umana e artistica di Dante, senza la quale è impossibile comprendere la Commedia”. Le celebrazioni prevedono un vasto ciclo di lesioni, già iniziato, con la partecipazione di studiosi come Massimo Cacciari, il Cardinale Gianfranco Ravasi,  gli spettacoli di Franco Ricordi  della Compagnia teatrale Lombardi Tiezzi .E con queste iniziative, Firenze  torna ad assumere una sua centralità nell’arco delle manifestazioni celebrative, intese come grande occasione di conoscenza, divulgazione e approfondimento dell’opera dantesca.  

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->