sabato, Aprile 10

Firenze riscopre Florentia Alla luce il teatro romano e l'antica Chiesa di S.Reparata

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Tre soli metri separano parte della città romana da quella attuale. O per essere più esatti, il foyer dell’antico teatro romano da Palazzo Vecchio, cuore del potere civile di Firenze, dal Rinascimento ai nostri giorni. L’occasione per colmare questa frattura di secoli, è stata fornita dal Forum dell’Unesco, dedicato al tema della Cultura, creatività e sviluppo sostenibile, che ha visto la presenza per alcuni giorni dei massimi rappresentanti internazionali di questo organismo, i quali proprio qui, nello stesso Palazzo, hanno sottoscritto la cosiddetta  “Dichiarazione di Firenze”: la quale indica mezzi e strumenti per integrare l’agenda relativa allo sviluppo della cultura che sarà discussa nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015.  

Da alcuni anni erano in corso gli scavi da parte della Cooperativa Archeologia, per riportare alla luce resti dell’antica città romana. E ora, con la realizzazione di una nuova scala che collega la piazza urbana con l’area archeologica, il dislivello tra il nostro tempo e il II secolo d.C. è stato colmato. Quasi un viaggio indietro nel tempo. Secondo il Sindaco Dario Nardella, che ha tagliato il nastro, «si tratta di un risultato di portata storica perchè» – ha detto – «quello che vediamo è l’unico complesso di scavi romani che si può visitare a Firenze.» Un complesso limitato ma significativo: sotto Palazzo Vecchio e la Piazza della Signoria, sono ben visibili i resti di un teatro romano che doveva contenere fino a 5 mila persone, con la cavea rivolta verso la piazza e la scena lungo piazza San Firenze e via dei Leoni. La stessa area comprende i bagni e le terme. Inoltre, scendendo i gradini, si può apprezzare la muratura romana del “Vomitorium” il percorso di accesso alla scena del teatro utilizzato per il deflusso del pubblico. Le passerelle portano all’interno del Vomitorium da cui si può vedere la prima traccia dell’ambulacro circolare del teatro.

Ma, come sottolineano gli esperti, ciò che colpisce è il rapporto stretto, architettonico, che lega la città romana a quella medievale. Infatti in alto è possibile ammirare le volte che sostengono il pilastro su cui poggia l’udienza del Salone dei Cinquecento. A testimonianza che il celebre edificio medievale, simbolo del potere civile cittadino, si posa e si regge sulle strutture di una parte della città romana. Questi scavi segnano una svolta culturale nella percezione di Firenze e della sua storia.

 Già in passato, si era avuta una campagna di scavi nella stessa piazza della Signoria che aveva confermato l’esistenza di resti dell’antica città di Florentia. All’inizio fu possibile vederli attraverso una piccola lastra di cristallo poi furono nascosti, ricoperti. «Perché?»- perché, dissero le autorità e gli esperti, l’identità di Firenze è quella di una città medievale e Rinascimentale- «inutile riportare alla luce quanto ad essa preesisteva». Insomma, secondo la mentalità del tempo, non aveva alcun senso riportare alla luce le origini romane della città il cui sviluppo urbano e architettonico e la sua bellezza erano frutto di altre generazioni: quelle dei geni che tutto il mondo conosce e invidia, l’Arnolfo, Giotto, il Brunelleschi, l’Alberti, il Cronaca, il Vasari e vari altri. Oggi, invece questi scavi segnano una netta inversione di tendenza e fanno dire al Sindaco che il risultato è di ” portata storica” poiché ci troviamo di fronte all’unico complesso di scavi romani che si può visitare a Firenze e ci mostrano la Firenze del II secolo dopo Cristo. Anzi, con l’ausilio di nuove tecnologie il visitatore potrà vedere e apprezzare il processo di sviluppo che la città ha subito attraverso i secoli. Insomma, nessuna cesura netta con il passato, né rifiuto di questo, ma suo recupero, per quanto è possibile.

 Per rendere più agevole questa lettura, da qui in futuro s’immagina che il vero ingresso al Museo del Palazzo possa avvenire con un’apertura simbolica, in vetro, che consenta di cogliere nel suo insieme sia le tracce della città romana che il Palazzo che custodisce un immenso patrimonio storico e artistico che richiama milioni di visitatori. E che speriamo possa arricchirsi anche dei “segni” di quella che fu la Battaglia di Anghiari di Leonardo ( del suo rivale Michelangelo, il Salone contempla già la statua del Genio della vittoria). Al taglio del nastro presenti anche il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, il sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro e il soprintendente ai beni archeologici della Toscana Andrea Pessina.

L’apertura al pubblico a dicembre. In realtà, questa non è la prima ma solo una nuova porzione dell’antica città di Florentia riportata alla luce. Proprio in occasione della Festa di S.Reparata, l’8 dicembre, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha aperto al pubblico il nuovo percorso espositivo dell’antica Chiesa di S.Reparata nell’attuale Duomo di Firenze. Dopo la Messa nella cripta via alla visita gratuita per i residenti. Quest’area archeologica si trova proprio sotto la Cattedrale e già fu aperta nel 1974, dopo una campagna di scavi durata 10 anni. Questa è stata, fino ad oggi, l’unica testimonianza, fruibile dal pubblico, dell’antica Florentia. Anzi, l’antica chiesa per un po’ sopravvisse alla nuova che vi fu edificata sopra. Oggi i visitatori possono percorrere questo museo sotterraneo all’interno del Duomo e vedere non solo la storia della Cattedrale, le sue varie fasi edificative, ma il passato e le vicende urbanistiche della Firenze meno nota, romana e paleocristiana. Il nuovo percorso espositivo ha un andamento cronologico che va dal I secolo d.C. al XIV, cioè dai resti di epoca romana alla fondazione della chiesa e sino alla fase altomedievale. Di grande suggestione il pavimento a mosaico di epoca paloeocristiana, a figure geometriche e con un pavone per emblema. Riportate alla luce anche le tombe. Pannelli e video in inglese e italiano aiutano il visitatore mentre un nuovo sistema di illuminazione mette in luce i punti chiavi della narrazione. «Si tratta» –secondo l’architetto Samuele Caciagli che per l’Opera del Duomo ne ha curato l’allestimento –« di un percorso che favorisce la leggibilità della complessa stratificazione del sito».

L’intervento fa parte delle iniziative volte a migliorare la fruizione dei monumenti del Grande Museo del Duomo, che prevedono il riallestimento del Campanile di Giotto e una nuova segnaletica interna. Secondo la tradizione la chiesa di S.Reparata è fatta risalire alla vittoria sulle orde barbariche di Radagaiso, sconfitte nel 405 d.C. nei dintorni della città nel giorno dedicato alla santa. Un grande edificio lungo 52 metri e alto 25, con tre navate e 14 colonne, con pavimento in mosaico a forme geometriche (esagono,losanghe,nodi di Salomone). La Chiesa conservò le sue proporzioni per molti secoli, continuando ad essere un luogo di sepoltura fino al XIV secolo quando ancora il cantiere il cantiere della nuova cattedrale era in un’avanzata fase di esecuzione. Altri aspetti sono controversi, ma già questo dà un’idea della città romana, fondata intorno al 50 a.C. come caposaldo territoriale alla confluenza dell’Arno e del Mugnone, nella valle colonizzata con il metodo della centuratio, un rettangolo di 20 ettari, con una ricca dotazione di edifici pubblici ( il forum urbis – nell’attuale centro-,l’acquedotto, le terme, il ponte sull’Arno, un piccolo porto fluviale), che poi si accrescerà sotto l’Impero fino a raggiungere i 10 mila abitanti, con il teatro ( sotto Palazzo Vecchio), l’anfiteatro ( zona S.Croce), le prime chiese. Una città dalla vita tranquilla, abbastanza importante come nodo di traffico dell’Italia centrale, che verrà poi seriamente danneggiata dagli eserciti invasori dopo la caduta dell’Impero fino a ridursi da urbis a castrum. Tanto che con l’arrivo dei Bizantini che la riducono ad un campo trincerato, gli abitanti si riducono ad un migliaio. Un accenno di ripresa si ha con la dominazione longobarda ( durante la quale si edifica S.Reparata. ancora fuori della cinta muraria), poi il Battistero (“ il primo ovile a stazzo della rifatta Firenze” secondo il Villani ), segna la ripresa della città che dall’anno mille in poi ( grazie alla contessa Matilde che allarga la cerchia cittadina), vedrà prosperare la vita economica civile e religiosa della città delle Arti maggiori e dei Mercanti fino ai fasti che tutti conoscono.

Ora, con questi due musei, sotto i due poteri – civile e religioso – l’idea della città romana è ora qualcosa di più di un’idea, un frammento importante che aiuta a comprendere meglio un passato lontano, non particolarmente glorioso ma ugualmente significativo.

 

 

 

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