mercoledì, Giugno 23

Firenze: nuova luce su quel favoloso ‘500 Mentre a Palazzo Strozzi si riscopre la maniera moderna, in piazza Signoria la Big Clay #4 dello svizzero Urs Fisher riaccende le polemiche

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Per nostra curiosità  abbiamo raccolto alcuni commenti sia di turisti che di fiorentini. Chiede un  londinese: Why here? E una studentessa americana : What’s that? . Altri più o meno rumorosamente  guardano, fotografano e  poi si siedono sulla base dell’opera, appoggiandovi la testa e posando  sulla base stessa bevande e panini. “Vedi?” Mi dice Rosanna, che di lavoro fa la guida turistica per chiese e musei ormai da anni, “è questo continuo bivacco che mi infastidisce, si porti rispetto all’artista e all’opera esposta anche se non ci piace. Ma a te che impressione fa, cosa ne pensi? Non mi entusiasma però capisco anche il Comune che vuol proporre al cittadino ed al turista una visione dell’arte a Firenze  a  360°….Peccato non si vedano pannelli descrittivi”.

Di che si tratta lo spiega il curatore della mostra Francesco Bonami: Urs Fischer è un artista svizzero che da tempo vive a New York,  considerato  uno dei più influenti della propria generazione. La sua produzione spazia dalla scultura alla pittura, dal design all’editoria: un artista a 360 gradi e “Rinascimentale” in senso del tutto nuovo. Il suo lavoro pur seguendo i percorsi classici della contemporaneità come l’astrazione e la figurazione è ispirato alla sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie. La sua  ricerca non è dettata dal semplice piacere della provocazione ma è uno strumento per raccontare storie nuove. Questa Big Clay #4 , è una scultura di grandi dimensioni – circa 12 metri – in metallo, le cui forme hanno contemporaneamente qualcosa di primordiale e di infantile, di totemico e di architettonico, in realtà è   un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma,  è l’ingrandimento di piccoli pezzi di creta modellati dall’artista nel suo studio. Un monumento alla manualità e all’azione creativa più semplice e quotidiana. Guardiamo bene le opere di Urs Fischer – è l’invito di Sergio Risaliti, ideatore insieme  a Fabrizio Moretti  di questa Rassegna dal titolo In  Florence  – andiamo oltre il loro primo impatto clamoroso. Esistono nessi sottili e collegamenti con il passato più glorioso o rimosso al gusto per l’informe in natura così tipico del manierismo.

Fischer è uno artista visionario, romantico, ironico, colto e popolare. Combina il monumentale con il ludico, il totemico con il  burlesco. Perfetto per quel teatro dell’arte e della politica che è Piazza Signoria. Riprende Rosanna: “Se la osservi da via de’ Calzaioli, le sue forme  sembrano voler modellarsi sul ratto delle Sabine del Giambologna, che sta in fondo, nella Loggia de’  Lanzi…Eppoi l’idea di riempire la piazza di grandi sculture fa la felicità dei fotografi che si trovano di fronte nuovi scenari…”

E’ solo  per la gioia dei fotografi? Ho capito, non le  piace ma cerca  altre chiavi di lettura. Ad uno studioso e critico d’arte come  il professor Nicola figlio di  Mario Nuti uno dei grandi Maestri dell’astrattismo classico, cui fu dato vita proprio a Firenze  incontrando incomprensioni ostacoli e difficoltà anche di carattere politico chiedo:  come giudichi questa operazione? Ti ripeto ciò che ho già scritto. L’opera in sé non è male, anche se la visione risente troppo del dialogo serrato fra le altre strutture monumentali circostanti. Vero è che sono abituato a leggere le opere scultoree nel loro intrinseco valore plastico e non in rapporto con lo spazio circostante. Al di là delle grida di sdegno e delle solite banalità dette a detrazione dell’ opera, bisogna considerare che si tratta di un lavoro tutto sommato solo apparentemente provocatorio, ma in realtà molto descrittivo, quasi didascalico. Prima di urlare come galline quando entra la faina nel pollaio, qualcuno si è informato su chi sia Fisher? Un artista che a quarant’anni, più o meno, è già inserito nel gotha delle gallerie internazionali (mentre qui sei considerato, a quell’età, un “giovane artista”). Non è che questo cambi di molto l’idea che ci possiamo fare dell’artista, che resta comunque un mediocre con tanti mezzi. E’ uno che ha sposato un’attrice di cinema danarosa che l’ha introdotto nella cerchia delle star dell’arte: conosce Julian Schnabel e altri protagonisti del discusso fenomeno del new dada. Niente di nuovo, dunque,  checché ne dica il Sindaco”.

Da questa serie di risposte par di capire che operazioni come questa o come quelle di  Jeff Koons (2015) e Jan Fabre ( 2016) che hanno avuto  una diversa accoglienza  (stroncato il primo, accettato il secondo)  vadano  a beneficio soltanto dell’artista,  che espone in un palcoscenico come quello  fiorentino, che nobilita le sue opere. Chiedo allora  a Nicola Nuti come vede    possibile un dialogo  se non alla pari comunque stimolante tra l’arte contemporanea e  quella del passato?  Bisognerebbe  uscire dai binari del marketing, dalla accettazione di proposte  solo perché già coperte dagli sponsor.  Per un dialogo  ed un confronto ad alto livello, penso  si dovrebbe ribaltare il discorso, creando innanzitutto un Pool di esperti  cui affidare il compito della selezione degli artisti più significativi a livello internazionale, anche se meno noti,  comunque degni di esporre le loro creazioni in uno scenario  prestigioso come quello di Firenze. Una volta selezionati si dovrebbero cercare gli sponsor per sostenere le spese di installazione, promozione e quant’altro.  Ringrazio Nicola Nuti con l’auspicio che anche le critiche più aspre – che lui stesso respinge – possano suscitare un dibattito e iniziative che siano all’altezza del dialogo che si vuole instaurare tra la grande arte del passato e quella del presente. Entrambe le mostre chiudono  il 21 gennaio 2018.

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