giovedì, Giugno 24

Firenze, no ad una Disneyland di lusso Cresce la protesta cittadina contro l’albergo di lusso con funiculare a cremagliera sulle colline di Firenze. Altri no alla trasformazione in resort dell’ex ospedale Villa Basilewsky e dell’ex cinema Capitol, mentre incombono altre preoccupanti operazioni. A colloquio col Prof. Mario Bencivenni di Italia Nostra

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Il quadretto è carino e simpatico: cortile di   Michelozzo in  Palazzo Vecchio, Sofia Loren di bianco vestita che riceve del Sindaco di Firenze Dario Nardella ‘le chiavi della città’, lui  che col violino le suona ‘O sole mio’, poche parole di saluto: «Siamo profondamente grati per questa visita e siamo onorati di consegnare questo prestigioso riconoscimento, le Chiavi della città, a un’icona mondiale — ha detto il sindaco — che da anni ci fa gioire ed emozionare, fino all’ultimo film per il quale è stata premiata col David di Donatello»– quindi gli applausi e a seguire l’inaugurazione del nuovo locale, in pieno centro, che porta il nome della diva. Il nuovo Caffè va ad aggiungersi agli storici locali del centro storico, laddove prima c’era un’agenzia bancaria, chiusa da tempo. Meglio così. Per gli occhi dei turisti, i buoni palati e il decoro cittadino. E’ questo un aspetto del lusso  che gli stessi fiorentini sembrano accogliere di buon grado. L’atro aspetto post-pandemico, assai apprezzato è il ritorno in gran numero dei turisti: pensate, più di 100 mila hanno visitato gli Uffizi nella prima settimana di riapertura ‘in presenza’ e, nell’ultimo week end, strade e locali affollati di nativi residenti e turisti  ( per lo più con mascherina).  

Se questa è la ‘vetrina’ c’è un aspetto meno vistoso, diremmo un fenomeno strisciante di trasformazione urbana e sociale che non fa sorridere parte dei residenti. Anzi, protesta. Com’è avvenuto in questi giorni quando molte organizzazioni si sono mobilitate addirittura attraverso una maratona che ha coinvolto associazioni socio-culturali e Comitati cittadini contro i presumibili effetti devastanti dell’operazione immobiliare che investirà la Costa S.Giorgio, cioè il versante collinare sul quale si affaccia il Forte di Belvedere, un luogo di elevata qualità storico paesaggistica e naturalistica:  riguarda la ventilata trasformazione dell’ex caserma Vittorio Veneto ( un tempo alloggio per gli allievi della sanità militare), in una struttura alberghiera d’eccellenza gestita da alcune società che fanno capo alla multinazionale Lionstone Development della famiglia argentina dei Lowenstein.

Secondo quanto riferito dagli esperti del Laboratorio ‘Per un’altra città’, il complesso, già pubblico, sarebbe stato svenduto dalla Cassa Depositi e Prestiti agli argentini per 19 milioni di euro, i quali hanno presentato per i 17.000 mq di superficie un progetto per 120 tra camere d’albergo, suite e appartamenti, oltre all’ampio ristorante, cucine e dispense, bar, spazi per eventi, centro benessere e parcheggi sotterranei, il tutto all’insegna ‘del lusso e dell’esclusività’. Addirittura questo prevede anche una funicolare a cremagliera che dovrebbe collegare l’albergo con il giardino di Boboli e Palazzo Pitti. Ed è stata proprio questa ipotesi, peraltro riemersa proprio nei giorni della tragedia di Stresa, a suscitare le ire degli abitanti della zona, incavolati anche per il prevedibile movimento di mezzi privati  attratti dall’hotel di lusso.  

Ne parliamo con il prof. Mario Bencivenni vicepresidente della sezione fiorentina di Italia Nostra . “Non è un caso che l’attuale Costa dei Magnoli anticamente si chiamasse anche Poggio delle Rovinate per i frequenti smottamenti del crinale collinare di San Giorgio. Nel 1547 a farne le spese fu proprio l’abitazione di Bernardo Buontalenti, noto ai più oltreché per il gelato che porta il suo nome, per aver realizzato alla fine del ‘500 la celebre Fortezza da cui si gode il più incantevole panorama della città. Ebbene, la sua casa fu distrutta da uno dei tanti  smottamenti del colle soprastante, come ricorda un affresco   intitolato appunto ‘Bernardo Buontalenti salvato dalle rovine della sua abitazione’. La popolazione di quel Quartiere teme che un complesso del genere, con il flusso di mezzi che potrebbe suscitare, provochebbe su un’area paesaggistica così delicata. Sarà una lotta dura, perché il progetto ha ottenuto l’ok del Comune di Firenze,  che già aveva rinunziato  alla riacquisizione e gestione di questo bene, passato dal pubblico al privato. Per questo gli organismi più sensibili al ‘bene pubblico’  chiedono di rigettare in toto la  Variante urbanistica riguardante l’ex Caserma. Alla mobilitazione popolare  promossa da Idra,  hanno aderito varie associazioni e comitati cittadini”.

 “Quella della funivia”  – prosegue  Bencivenni – “è un’idea folle, che trasformerebbe il Giardino di Boboli in una hall del nuovo Hotel sulla Costa san Giorgio. Meno male che l’attuale direttore della Galleria  di Pitti Eike Schmidt, ha detto  No. No alla cremagliera. Ma il problema dell’hotel di lusso rimane aperto. Quella delle Varianti che consentono di aggirare i piani regolatori e i vari  regolamenti è una prassi assai diffusa nelle Amministrazioni comunali. Per cui la legge regionale che porta il nome dell’ex assessore Anna Marson, rischia di venire svuotata nei suoi rigorosi contenuti di tutela del paesaggio….”  

Che la spinta a trasformare Firenze in una Disneyland di lusso, ove a prevalere sono gli interessi delle multinazionali immobiliari, è un fenomeno in atto da tempo. Al di là di questo caso, che appare come il più clamoroso, ce ne sono altri: un grande studentato è già attivo in un palazzo sui viali di circonvallazione, un altro sarà realizzato a poche centinaia di metri di distanza, sempre sui viali ( ove un tempo c’era una concessionaria della Fiat), altri si vorrebbero realizzare, uno nell’ex cinema Capitol, di fianco alla storiche  Logge del Grano, proprio di fronte all’uscita degli Uffizi e ancora un altro nella storica Villa Basileswky, che la proprietà aveva destinato  a struttura sanitaria e per molti anni è stato un  vero ospedale.  Per questi due, la protesta popolare ha visto l’adesione di organismi quali Lega Ambiente e CGIL: “Basta con la città del lusso e degli investimenti ad uso e consumo di chi se lo può permettere”, tuona la Cgil con la segretaria Paola Galgani.  “Amplificare il circuito della rendita pare essere l’unica direzione, segno che la lezione della pandemia non è stata compresa” manda a dire Fausto Ferruzza di Legambiente. Pure Italia Nostra si infuria e la sinistra cittadina attacca: “Pietro Basilewski donò la villa per “luogo di cura e sollievo a umani dolori”, in memoria della madre Olga. Il resort di lusso va in direzione opposta alle volontà del lascito. Del resto questo non ci stupisce, era già successo per l’istituto Demidoff, il San Giovanni di Dio e la Villa di Rusciano.

Di fronte a  queste nette prese di posizione, si sono pronunciati per il No anche il Sindaco e l’assessore all’ambiente Cecilia Del Re: “Basta con gli alberghi di lusso e i resort”, hanno detto. Speriamo  riescano a mantenere questa posizione. Ma analoghe operazioni, non ancora di dominio pubblico,  incombono. Ne citiamo due sole a mo’ d’esempio: il primo riguarda la facoltà di Agraria che verrebbe spostata dalle Cascine a Sesto Fiorentino, l’altro l’ex Caserma dei Lupi di Toscana.  “ L’operazione – ci dice il prof. Bencivenni – per ora è bloccata. Si parla da tempo di un trasferimento di Agraria nel Polo Universitario di Sesto Fiorentino, dove sono  dislocate le facoltà scientifiche. E’ un’operazione che comporterebbe – per il suo trasferimento –  la vendita della fattoria di Montepaldi, 300 ettari di «laboratorio a cielo aperto» dell’Università di Firenze, sulle colline di San Casciano. Se ciò avvenisse sarebbe una tragedia. Che senso avrebbe sradicare Agraria dal suo luogo ‘naturale’ come il Parco Mediceo delle Cascine? Perché poi smantellare anche l’Istituto Agronomico d’Oltremare, fondato nel  1904 da un gruppo di agronomi e tropicalisti italiani, un’eccellenza al mondo per la conservazione e lo  studio dell’ambiente  e dell’agricoltura tropicale e per la formazione in campo agricolo? “  

“Con l’allontanamento di Agraria – scrive Ilaria Agostini – in città si apre un altro «buco nero», come il primo cittadino definisce le aree svuotate di funzioni.”   Come riempirli si chiede l’Agostini questi “buchi neri” ?  Con centri di “alta formazione” che sarebbero poi istituti culturali e università straniere, da Usa, Singapore, Cina.  Questo significherebbe aprire le porte a facoltosi studenti – “utenti” per poche settimane del prestigioso quadro urbano – e, viceversa, chiuderle a quelli italiani, magari poveri in canna, che potrebbero investire nella città le loro migliori energie.Contro questa prospettiva vengono citati esempi di buona urbanistica, scelte di qualche decennio passato, sempre da parte di amministrazioni di sinistra.  “L’esempio dei complessi di Santa Verdiana e di Santa Teresa, ex conventi ed ex carceri – scrive l’Agostini – reimpiegati qualche decennio fa per accogliervi le aule e i dipartimenti di Architettura, dal punto di vista urbanistico è encomiabile e andrebbe riproposto. Il quartiere ne trae giovamento e la frequentazione della città storica è una quotidiana lezione per gli studenti. “Ma si avrà il coraggio  di  percorrere la strada battuta in un non lontano passato, facendo muro alle pressioni dei grandi gruppi privati? Questo è uno dei principali nodi che riguardano il futuro di una città come Firenze.  Solo di Firenze? Fino a qualche tempo fa” – risponde Bencivenni – “Venezia era la più colpita da questo fenomeno di espulsione dei cittadini dal centro, ma da oltre un decennio questo fenomeno di gentrificazione si è notevolmente accentuato e ora appare come il caso più vistoso.”

E’ chiaro tuttavia che la pandemia e la crisi ecologica che abbracciano l’intero pianeta   pongano anche un problema di riorganizzazione e conversione della vita delle città.  E’ dunque il momento di estendere il dibattito appena avviato a Firenze, su urbanistica e futuro.  Perché – sottolinea il Presidente dell’Ordine degli Architetti, sezione fiorentina Pier  Matteo Fagnoni il principale problema è quello di “mettere in atto la transizione ecologica. Tra le varie proposte del Fagnoni vi è quella di riportare  i residenti nel centro storico, dando  loro la  possibilità di vivere, muoversi, avere servizi adeguati alla residenza, di contenere il consumo di suolo ricorrendo al riuso, qualificando lo spazio pubblico, affidarsi all’energia creativa di ogni generazione, ipotizzando nuovi criteri dell’abitare, ripensando gli spazi comuni siano essi pubblici o privati. Insomma, diventando gli artefici di una nuova rinascita”.

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