venerdì, Giugno 18

Firenze: i mille anni della Badia a Settimo

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Alle porte di Firenze, nel comune di Scandicci, c’è un’Abbazia tra le più importanti d’Europa: quella di San Salvatore e Lorenzo a Settimo. E’ un patrimonio da salvare. “Un patrimonio culturale unico perché racchiude mille anni di storia, un documento completo della civiltà monastica europea dall’Anno Mille ad oggi”, mi dice Don Carlo Maurizi. priore della parrocchia di Badia a Settimo.

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Don Carlo  da venti anni si batte per il suo pieno recupero a funzioni religiose e culturali, lui è l’anima del movimento che si è andato sviluppando per la salvezza di questa preziosa testimonianza. Ne parla con passione, amore e competenza di studioso. La sua azione, negli anni, è riuscita a smuovere le coscienze, a  sensibilizzare illustri studiosi, primo fra tutti Antonio Paolucci, attuale direttore dei Musei Vaticani poi illustri docenti come Claudio Leonardi, l’archeologo Guido Vannini, il compianto padre Goffredo Viti, e recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale don Carlo ha scritto per richiamare la sua attenzione su un problema che si trascina da tempo. Lo incontro nel suo studio poco prima della celebrazione della Santa Messa. Alle pareti, fra i tanti libri, anche un piccolo poster di cui, incuriosito dal titolo, chiedo spiegazioni: “Il Vangelo del figlio. E’ un lavoro teatrale che ho scritto io stesso” mi dice “e che è stato messo in scena nel 2010 al Teatro Le Laudi di Firenze, teatro al quale sono particolarmente legato avendo contribuito molti anni fa alla sua realizzazione. E’ un lavoro dedicato alle tante domande che ho sentito e che ognuno di noi vorrebbe porre a Gesù, tanti sono i problemi che affliggono l’umanità”. Dalle sue parole mi rendo conto di trovarmi di fronte ad un sacerdote che è anche un esperto di teatro e di cinema, avendo collaborato in passato con quel grande animatore delle sale cinematografiche parrocchiali che è stato Don Danilo Cubattoli (per tutti don Cuba), il sacerdote anticonformista coetaneo di Don Milani (frequentava lo stesso seminario) che collaborò anche con Pasolini e Fellini, per lunghi anni cappellano nel vicino carcere di Sollicciano e strenuo difensore dei diritti dei detenuti. Dunque un uomo di grande cultura. Mi colpisce il fatto che nell’appassionata perorazione della causa della Badia, don Carlo ponga l’accento sulla necessità di difendere un “immenso patrimonio culturale” .

Don Carlo in che cosa consiste questo patrimonio culturale da salvaguardare?

Consiste nel fatto che la Badia è un unicum di cui si hanno pochi altri esempi, non solo racchiude mille anni di storia religiosa e civile, ma testimonia di quella civiltà manuale e di pensiero che è stata determinante nella bonifica del territorio, nello sviluppo dell ’agricoltura, nel rifornire di derrate alimentari la città di Firenze dal Mille in poi. Tanta storia religiosa è passata fra queste mura: dai monaci benedettini, ai vallombrosani, ai cistercensi e anche tanta storia civile, dai fondatori cadolingi (periodo longobardo) alla Repubblica fiorentina, fino ai Medici e ai Lorena, cui si deve lo smembramento del monastero (1993), di cui avvertiamo ancora le conseguenze. Qui abbiamo l’esempio visivo di ciò che Ken Follet ha descritto nel suo libro ‘I pilastri della terra‘. L’Abbazia divenne nel ‘300, la Porta di Firenze.

 Le conseguenze furono lo smembramento e la privatizzazione di buona parte del monastero, vero?

Sì, più della metà è privato e sottoposto ad uno stato di estremo degrado: il Chiostro Maggiore, la Tinaia, la Sala Capitolare, si trovano in uno stato tale che rischia di far degradare anche la parte da noi recuperata e restaurata con i fondi ottenuti direttamente dalla Comunità Europea, dalla Cassa di Risparmio di Firenze e anche con le mie personali risorse. Non un euro è stato investito dalle Istituzioni locali che pure hanno manifestato interesse: Regione, Comune di Firenze e di Scandicci, Provincia. La Regione ha preferito investire 9 milioni di euro per spostare la strada che conduce alla villa di Cafaggiolo, residenza medicea ora acquistata da un privato, piuttosto che in un bene di utilità pubblica come questo. Noi siamo riusciti a ricostituire un patrimonio librario di 40 mila volumi, che devono trovare adeguata collocazione e visibilità.

Se non sbaglio, dei finanziamenti erano stati promessi, perché non sono arrivati?

 Erano già stati stanziati al tempo del Giubileo, 14 miliardi di lire, 7 per l’acquisto della parte privatizzata e 7 per il restauro. Poi, per ragioni misteriose ( ma non tanto…) furono dirottati altrove. Tre anni fa, la Commissione Cultura del Senato impegnava il Governo a farsi carico del problema. Non è seguito ancora niente. C’è davvero da scoraggiarsi.

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