martedì, Maggio 11

Firenze: Maggio Musicale, il primo segno della rinascita della cultura Inaugurata con un concerto dedicato a Stravinskij a 50 anni dalla morte, l’83° edizione di uno dei Festival più importanti al mondo. Ora va in scena l’Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, allestita per l’occasione. Pereira: “Quello del Maggio è il primo teatro italiano ad aver aperto le porte al pubblico“. Il Sindaco: “La cultura è il nostro ossigeno, ora torniamo a far rumore”

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 “Signore e Signori, il momento è venuto, finalmente abbiamo superato questo delirio e  il 26  aprile apriamo il Maggio con il Maestro Daniele Gatti e  con Stravinskije il 27 con l’Adriana Lecouvreur. Viva il Maggio, venite tutti!” Risuona ancora nelle nostre orecchie quel grido  liberatorio e di gioia che il  Sovrintendente Alexander Pereira aveva lanciato pochi giorni fa dal palco del teatro dell’Opera di Firenze, seguito dal fragoroso e insistito applauso di tutto il cast  – orchestrali, interpreti, coro e maestranze – del  Maggio Musicale Fiorentino, uno degli eventi di cultura musicale più importanti al mondo, giunto all’83sima edizione.  

E il grande momento è stato salutato con altrettanto entusiasmo dal pubblico  che ieri sera ha potuto  rimetter piede – erano in 500  gli spettatori – nella grande sala del  teatro per assistere al concerto dedicato al compositore russo Igor Stravinskija 50 anni dalla scomparsa, cui seguirà, dal 27 la prima de l’Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, che interamente composta a Firenze, nel 1902, vi è stata rappresentata  poche volte, l’ultima nel 2010.  Una inaugurazione questa, diversa da tutte le altre,  in quanto percepita come “ simbolo di una grande vittoria”  ( Pereira)  non solo per il Maggio ma anche per l’intero mondo della lirica,  del teatro, del cinema, dello spettacolo che, sia pur lentamente e timidamente,  sta muovendo i primi passi ( come  a Milano col cinema e un po’ in mezza Italia)  dopo i lunghi mesi  di pandemia ( ancora  in atto) durante i quali  l’attività si è svolta solo in  streaming e fra mille difficoltà.

Questa diversità del Maggio,  è anche un  primato  rivendicato con legittimo orgoglio da Paolo Klun, responsabile della comunicazione  dell’ente lirico fiorentino. Anzi Klun parla di più primati. Quali?  “Primo a testare da agosto tutti i colleghi (da allora più di 15mila test effettuati), primo a riaprire in settembre col pubblico, primo e unico (forse) a non essersi dunque mai fermato, primo e unico ad aver tenuto il passo con la programmazione della stagione realizzando praticamente tutto il cartellone annunciato.  E  primo ad essere in grado di aprire non con un concerto – e che concerto con Daniele Gatti!-  annunciato mesi fa e riprogrammato come data inaugurale.  

Non saremo solo noi a Firenze, questo è un podio che va entusiasticamente condiviso con gioia con Venezia, così come con Roma, aggiungendo via via altre postazioni e sperando che i concerti e la musica risuonino dappertutto.

Ma uno spetta solo a Firenze: quello incontestabile di essere il primo in grado di aprire le porte al pubblico – conclamata la zona gialla- con una nuova (nuova! ) produzione di un’opera lirica.

Per tener fede al calendario,  sono state applicate tutte le procedure di sicurezza, testati tutti i collaboratori del Teatro ogni settimana, registrati gli spettacoli sì da   farsi trovare pronti all’appuntamento  inaugurale, che ha coinciso con le misure governative  che fissavano la ‘ripartenza’ al 26 aprile, sia pure  con una presenza limitata degli spettatori, ma sempre con  presenze vive e non virtuali!

Quanto a Stravinskij, del quale sono stati eseguiti nel corso degli anni al Teatro Comunale e al Maggio le sue più famose  composizioni come La sagra della primavera, ‘L’uccello di fuoco’, Petruška (composte nei primi decenni del ‘900 per i balletti del coreografo Sergei Diaghilev, che dominava le scene parigine) il maestro Daniele Gatti,  ha  scelto due rare composizioni – la Symphonie de Psaumes e la Sinfonia in do –  poiché  ritiene  questo programma sofisticato  particolarmente adatto per inaugurare un Festival così importante.” Il grande compositore russo, nel corso della sua lunga  e straordinaria esistenza ha scritto tantissima musica passando dalla maniera russo-impressionista al neoclassicismo alla dodecafonia,  una sperimentazione continua con incursioni nel barocco e nel jazz.

Il suo percorso artistico è stato associato a quello di Picasso, del quale divenne amico. Le due composizioni – spiega Gatti – hanno in comune anche l’impostazione della dedica che, in francese nel 1930, e in inglese nel 1940, il musicista le dichiara ‘composte per la gloria di Dio’ e si collocano nella fase della produzione di Stravinskij che si suole chiamare ‘neoclassica’. 

La prima, un lavoro di sacrale monumentalità,  è dedicata alla Boston Symphony Orchestra, la seconda cominciata a Parigi nell’autunno del 1938 fu  composta e commissionata per il cinquantenario della Chicago Symphony Orchestra, ‘nell’anno più tragico della mia vita’, così scrisse Stravinskij  aggiungendo  di essere riuscito a sopravvivere solo lavorando alla composizione. Allo scoppio della seconda guerra mondiale  il grande compositore si trovava negli Usa dove nel ’45 prese la cittadinanza americana.  

Nato a Pietroburgo nel 1882 e morto a N.Y. nel 1971, volle essere seppellito a Venezia  vicino a Diaghilev. Era molto legato al nostro Paese, alla sua cultura ed è più che doveroso rendergli, non solo con il Maggio,  il più ampio tributo possibile.

Adriana Lecouvreur è il primo titolo operistico in programma,  il 27 aprile 2021, dopo l’appuntamento sinfonico inaugurale,  la direzione dell’opera di Francesco Cilea è affidata a Daniel Harding, regia di  Frederic Wake-Walker, Maria José Siri è Adriana. Adriana Lecouvreur, quarta e tra le più celebri delle cinque opere composte da Francesco Cilea, nonostante fosse stata scritta quasi integralmente a Firenze, fu presentata la prima volta a Milano dove Cilea la completò, nel 1902 al Teatro Lirico con grandi nomi come Angelica Pandolfini ed Enrico Caruso ottenendo immediatamente un successo enorme. L’opera arrivò a Firenze nel 1903 alla Pergola e fu diretta da un giovane Tullio Serafin, replicando il trionfo milanese,   restò in cartellone per molte repliche. Successivamente fu eseguita al Teatro Pagliano  ( l’attuale teatro Verdi) nel 1906 e lentamente fu quasi dimenticata dai teatri italiani e stranieri. Rientrò nel repertorio negli anni ’30 ma prima di rivederla sulle scene, i fiorentini hanno dovuto attendere il 1940 quando riallestita al Teatro Comunale, fu interpretata da Magda Olivero, che ancora molti  melomani considerano la più grande in questo ruolo.

Da allora si contano altre tre edizioni, nel 1966, nel 1981 e l’ultima nel 2010Adriana Lecouvreur  è un’opera composta da Cilea, su libretto di  Arturo Colauttti, ambientata nella Parigi del XVIII secolo e tratta da un’opera teatrale di  Eugène Scrive. E’ la vicenda  vera vissuta in epoca illuministica da Adriana, una grande tragicienne della Comédie Française (celebrata da Voltaire), all’interno di una variante del classico triangolo amoroso con Maurizio, conte di Sassonia conteso fra la principessa di Bouillon e la protagonista, e Michonnet, compagno di teatro segretamente innamorato di Adriana.

Per il compositore calabrese, c’erano tutti gli elementi di sicura efficacia drammatica da poter sviluppare in musica: intensi colpi di scena, scontri notturni tra rivali in amore, omaggi al Grand opéra, l’ambientazione nel Settecento galante,  un intrigo noir e l’espediente del teatro nel teatro che consente alla protagonista di passare dalla finzione di una commedia recitata alla passione della vita reale. Il fatto curioso, come racconta  in un suo saggio Giovanni Vitali,  è che Cilea  la compose interamente a Firenze, tra il 1900 e il 1902,  essendo in quel periodo titolare della cattedra di armonia al Regio Istituto Musicale di Firenze.  Il saggista ricorda che nell’autunno 1897, quando  decise di partecipare al concorso per l’insegnamento, il trentunenne Cilea era in un momento difficile della propria carriera: la sua ultima opera, ‘L’Arlesiana’ (la terza del catalogo dopo Gina e La Tilda)  non aveva ottenuto il successo sperato;  inoltre, i rapporti con l’editore, Edoardo Sonzogno, erano tesi e difficili. Ma in quell’ambiente tranquillo, in quel villino di via Garibaldi, abitato da inquilini tolleranti il suono del pianoforte anche nelle ore notturne, il compositore calabrese, assistito dalla sorella Filomena, diplomata in pianoforte, ritrovò lo slancio creativo  che lo aveva abbandonato, riuscendo  magistralmente e pazientemente a districare il complicato  intreccio  che aveva  tra le mani. Operazione che si concluse  in un villino di Fiesole, ospite di una signora inglese,  Elisa Illingworth,  proprietaria di Villa Belvedere,  della quale il villino era una dépendance.

Tuttavia, nonostante  l’opera avesse visto la luce proprio a Firenze, nel capoluogo toscano è stata rappresentata poche volte. Perché? La spiegazione l’ha data in una conversazione tenuta in questi giorni alla Biblioteca Canova dell’Isolotto a Firenze, il noto musicologo Silvano Sanesi. Secondo il quale, il Maggio  – ma non solo – ha riservato ai compositori veristi – eccezion fatta per Puccini – minore attenzione che ad altri.  Nessun opera  di Leoncavallo, Giordano, Ponchielli, Catalani, tanto per citarne qualcuno, ha mai inaugurato  il Festival Musicale Fiorentino. Quella di oggi, dunque, ribadisce Sanesi, è una scelta non solo coraggiosa e antitradizionale, ma giusta e doverosa, per più motivi, tra cui il debito di riconoscenza che il mondo lirico italiano dovrebbe avere nei confronti di quei compositori  che, dopo la grande stagione ottocentesca (Rossini, Verdi, Bellini, Donizetti), tennero viva nel ‘900  la produzione operistica italiana.  

Dunque, da stasera va in scena al Maggio Musicale Fiorentino, Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea. Sul podio il maestro Daniel Harding a dirigere il Coro e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e, alla regia, il debutto fiorentino di Frederic Wake-Walker. Sul palco un grande cast capeggiato da María José Siri nel ruolo di Adriana, Martin Muehle, Ksenia Dudnikova, Nicola Alaimo, Paolo Antognetti, Alessandro Spina, Chiara Mogini, Valentina Corò, Davide Piva, Antonio Garés e Michele Gianquinto. Maestro del Coro è Lorenzo Fratini. Coreografie Anna Olkhovaya, scene  Polina Liefers,  costumi di Julia Katharina Berndt, luci di Marco Faustini.

Quanto al Manifesto del Maggio, anche quest’anno il Festival  ha deciso di affidarsi ad un artista contemporaneo. La scelta, dice Sergio Risaliti, Direttore  del Museo del Novecento che ha collaborato con il Maggio, è caduta su una giovane artista  italiana – Ra”di Martino – riconosciuta a livello  internazionale,  la quale ha esposto nelle più importanti  istituzioni artistiche del mondo ( dal Moma di NY  alla Tate Modern di  Londra, a Venezia, Roma, Torino, Chicago e in molte altre sedi). Secondo Risaliti “ La bella, gioiosa immagine proposta da Rä di Martino, risolta con le figure di due danzatori sospesi in aria, in uno spazio dai colori vivaci, ci fa assaporare il piacere dei sensi, la condivisione delle emozioni che arrecano felicità, l’estasi e quel po’ di spensieratezza che ci serve per alleggerire il nostro stare al mondo, quando il peso drammatico degli eventi ci vorrebbe depressi e scoraggiati. Un messaggio positivo dunque in cui vi si può leggere anche una sofisticata interpretazione del mito rinascimentale della Primavera “ o  miti cinematografici.

Concludendo, la legittima soddisfazione per quest’evento, del Sindaco Dario Nardella, è data dal fatto  che  dopo mesi di chiusuraè il suo  commento  – “è giunto il tempo nel quale la cultura  torna ad essere come l’ossigeno. Dopo l’annuncio della riapertura tanti volti del mondo dello spettacolo stanno tornando a Firenze per riprendere la loro attività, da Stefano Accorsi a Pierfrancesco Favino, da Zubin Metha a Daniel Harding, da Giovanni Caccamo a Diodato a Manuel Agnelli a tutti gli amici che, dopo il vuoto dei sipari calati, dei concerti rinviati, tornano a far rumore.”

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