martedì, 21 Marzo
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Firenze: full immersion nell’opera del ‘sovversivo’ Banksy

Nella Chiesa sconsacrata di S.Stefano al Ponte, la prima grande mostra in Italia ‘Inside Banksy, unauthorized exhibition’, dedicata al misterioso writer britannico considerato il ‘Robin Hood’ della Street Art

Inside Banksy: unauthorized exhibition, è una delle Mostre più frequentate di Firenze in questo lungo periodo festivo appena trascorso. La fila dei i visitatori  che si forma all’ingresso della Chiesa di S. Stefano al Ponte  Vecchio, è pressoché  ininterrotta, data la curiosità di ‘immergersi’ nelle immagini riproposte dagli organizzatori di questa non autorizzata esposizione dell’ormai famoso quanto misterioso artista (o artisti?) di Bristol, i cui graffiti hanno lasciato un segno nella cultura contemporanea, grazie al carattere  aggressivo, graffiante e sovversivo della sua arte grafica, tant’è che oggi,  ogni suo intervento sulle facciate, sulle pareti delle case, non viene cancellato ma  conservato gelosamente, in quanto capace di far lievitare il valore dell’immobile. Nonostante cio’ le sue opere sono introvabili. La Mostra, nuova produzione firmata Crossmedia Group, offre non solo una esperienza immersiva nelle opere di Banksy, ma molte di esse, come spiega Federico Dalgas Pandolfini di Crossmedia, sono state ricreate fedelmente sulle pareti della Chiesa, alte fino a 18 metri. La Mostra – aggiunge fornisce un’ampia narrazione  delle stesse attraverso un itinerario sensoriale, emotivo attraverso immagini, musiche e progetti del writer inglese. Dai primi graffiti al contributo al mondo della musica, il percorso tocca le tappe della vita artistica di Banksy e spiega le tematiche sociali trattate dalle sue opere. Il percorso si apre con una sezione introduttiva, dove, grazie allutilizzo di un sofisticato allestimento, nella cripta, è stato ricreato lo scenario suburbano in cui Banksy ha realizzato i suoi murales. Immerso negli spazi che hanno ispirato il writer, lo spettatore può comprendere la protesta che negli anni ha mosso l’artista contro il capitalismo, limperialismo, i fascismi e i soprusi verso i più deboli e gli emarginati. La Mostra prosegue poi all’interno della Chiesa sconsacrata, per la full immersion nell’opera grafica dell’artista. E per il pubblico, questo uno dei commenti raccolti, ”si tratta di un’esperienza visiva e sensoriale straordinaria che induce ad amare e profonde riflessioni.”

Ma chi è Banksy? A questa domanda cerca di rispondere una delle note illustrative esposte nella cripta proprio per fornire qualche elemento di conoscenza in più.  Pertanto, mettendoci nei panni del visitatore apprendiamo che colui che è stato definito il Robin Hood della street art e, in genere, dell’arte contemporanea, è oggi uno degli artisti più famosi e controversi del panorama contemporaneo, la cui strategia di voler lavorare nell’ombra e non rivelare la propria identità è una condizione irrinunciabile per sfuggire ad ogni tipo di controllo e colpire di sorpresa. Noto soprattutto per i dipinti su strada utilizza diverse modalità per sviluppare la sua concezione dell’arte come protesta  edisubbidienza al sistema. Nei soggetti dei murale, nei dipinti e nelle stampe l’artista inserisce sempre una nota apparentemente incongrua e spiazzante che induce a osservare in maniera più approfondita ciò che abbiamo di fronte.  Ciò che conta per lui non è tanto la forma quanto il messaggio. Nonostante ciò è riuscito a creare a livello formale, un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile e multiculturale grazie all’impiego della tecnica dello stencil. Tecnica che consente – spiega Chiara Martine Menchetti, storica dell’arte – di realizzare in tempi rapidi l’idea che ha in testa, attraverso l’uso di mascherine di cartone su cui ha ritagliato il negativo dell’immagine dove gettare il colore una volta poggiata la sagoma sulla parete prescelta e fuggire prima che arrivi la polizia. Di solito è un’operazione che richiede in media 15 minuti. Ma ciò che distingue Banksy la capacità di comunicazione: i suoi messaggi sono rapidi e semplici e devono poter arrivare  a tutti. Sono messaggi contro la società malata, contro le guerre, vicino a chi soffre. Si sa che recentemente è stato in Ucraina. Non vi mette la firma ma i suoi  messaggisono facilmente identificabili.

Si tratta di messaggi di protesta – sottolinea  Pandolfinimetafore sul mondo e sulla società in cui viviamo: la guerra, il conformismo, le migrazioni, il consumismo, che colpiscono al cuore, soprattutto le giovani generazioni.  Non molto si da di lui, qualcuno sostiene sia nato nel ’74. Si conoscono però i suoi riferimenti artistici e sociali. Situazionismo, le proteste del maggio del ’68, , i writers  di New York degli anni 70 e 80, con la loro forma di protesta visiva , attraverso la fusione di parole e immagini sono i  “movimenti “ a cui Banksy fa riferimento per modalità espressive e per “affinità elettive”. Il poster descrittivo della sua opera ricorda l’esperienza storica del Maggio  francese (i non più giovani come chi scrive ricordano la forza poetica  d’urto e utopica dell‘”immaginazione al potere”), i writers dei treni e del quartiere di Harlem  e poi dei Lower West Village  nella New York degli Anni ’70,   un’arte contro per perversioni del sistema. Amo i graffiti , amo questa parola, ha scritto Banksy, i graffiti per me sono sinonimo di meraviglia. Qualsiasi altro genere artistico in confronto è un passo indietro. Non c’è dubbio. Parole queste, che hanno avuto una grande risonanza, tant’è che oggi molti edifici delle nostre città sono decorate  con graffiti dedicati ai miti del presente o di un recente passato (a Firenze, in un quartiere popolare  campeggiano quelli di Jorit su Gramsci ed Astori, a Napoli celebre  quello su Maradona). Ma la differenza è che queste sono opere su commissione, ordinate e sostenute dal potere pubblico o dalle varie comunità. Quelli di Banksy, sono frutto di interventi clandestini, intendono colpire, non celebrare. Azioni di protesta. Ma l’artista  di Bristol, ci ricorda il poster, attinge dalla cultura  underground del Punk, con una forte vocazione antagonista e una connotazione anti-intellettuale, movimento che si è dato dei codici di protesta visiva con un impatto planetario , di cui l’artista di Bristol è oggi  chiara espressione. Come molte persone fantastico che tutti i piccoli perdenti possano unirsi insieme. Io fornisco a tutti questi parassiti un equipaggiamento adatto e poi il sottosuolo verrà fuori dalla terra e farà a pezzi questa città”. E’ il suo pensiero. E dalla terra vengono fuori e invadono le nostre città quei topi che nelle opere di Banksy, proiettate  sulle pareti all’interno della Chiesa,  hanno un ruolo invasivo e predominante.

Ma non ci sono solo i topi, bensì  le figure divenute ormai iconiche e  simboliche della sua produzione grafica: come la bimba con il pallone rosso a forma di cuore apparsa a Londra nel 2003, che inneggia alla speranza, il Balloon Debate (2005) disegnato sul muro  di separazione tra Israele e Palestina (anche qui una bimba portata in alto dai palloncini), o il giovane che lancia fiori ( Flower Thrower è il titolo) disegnato a Gerusalemme, simbolo di pace e di fratellanza, l’opposto di ciò che stiamo vivendo. O le tante scene di guerra con soldati che azionano le loro mitraglie e i carri armati  che avanzano minacciosi e sparano, la guerra con il suo terrore e le morti e le devastazioni, diventa in questa mostra l’elemento più ossessivo e martellante, a  sottolineare  la drammaticità del periodo che viviamo  con una guerra terribile in atto in Europa, come in Medio Oriente,  e quelle che ci sono state  e hanno ispirato la fantasia e la protesta dell’artista: come Napalm, nella quale l’immagine straziante della bimba vietnamita  (Kim Phuc) gravemente ustionata  nuda e piangente, scattata da Nick Ut, una delle più celebri del Novecento (Premio Pulitzer), viene nell’opera diBanksy, accompagnata in una agghiacciante parata dai sorridenti personaggi di Mickkey Mouse e Ronald Mc Donald, icone del consumismo moderno e della società americana.  Quella società che già in Flag (opera del 2006), l’artista denunciava, trasformando i  marines della celebre foto dell’alzabandiera a IwoJima, scattata da Joe  Rosenthal il 9 febbraio del 1945 (emblema del patriottismo americano)  in bambini sottoproletari afro-americani che alzano  la bandiera a stelle e strisce sul tetto di un’auto carbonizzata. L’artista utilizza spesso l’immagine dei bambini, simbolo del futuro e di purezza in un mondo corrotto e piagato dalla guerra. Altro tema trattato dall’artista è quello dei migranti: di grande impatto la zattera di Gèricault da lui rivisitata come una zattera alla deriva, così come il volto di quella  bimba che rappresenta Les Miserable ( opera del 2016).   L’artista è stato anche a Venezia, uno dei luoghi simbolici da lui  toccati, per disegnare la grande nave che penetra nel cuore della città  violandone la delicata bellezza . E un video mostra al visitatore come l’artista venga cacciato dalla polizia municipale. Ma alla domanda iniziale  (chi è Banksy?) il poster introduttivo della Mostra,  non risponde del tutto. Molti si sono chiesti  se l’artista è uno solo o dietro questo nome si nascondono anche altri. L’ipotesi che non si tratti di una sola persona – risponde la Menchetti – è possibile. Di certo c’è il suo legame con la musica (per alcuni si tratterebbe del musicista e graffitista Robert Del Naja del gruppo Massive Attack) e a lui si devono numerose copertine di album musicali di artisti inglesi, tra i quali Blur, Massive Attack e Portishead.
Di certo continuerà le proprie battaglie contro le sofferenze e le barbarie, le contraddizioni  della società occidentale, la manipolazione mediatica, l’omologazione, le atrocità della guerra, l’inquinamento globale, lo sfruttamento minorile, la repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali, gli abusi dei potenti. Concludendo, per Caterina Bemer, responsabile della comunicazione, Inside Banksy VR Experience offre al visitatore la possibilità di penetrare nella visione artistica del writer inglese grazie ad un’appsviluppata appositamente per gli Oculus Quest. Con questi visori – precisa è possibile prendere parte a un’avventura della durata di cinque minuti alla scoperta delle opere più iconiche dell’artista: dalle gallerie della metropolitana inglese ai vicoli francesi, dagli imponenti palazzi newyorkesi fino ad arrivare alla turbolenta Palestina. Un vero e proprio viaggio attraverso le opere più famose dell’artista inglese, molte delle quali ormai cancellate o distrutte e non più visibili. 

Infine, altra novità della mostra è Be Banksy, un’esperienza con bomboletta spray interattiva. Questa installazione consente ai visitatori di creare un vero e proprio graffito, come veri street artist… virtuali. La Mostra che chiuderà il 26 febbraio, è realizzata da Crossmedia Group con la collaborazione scientifica di Gianni Mercurio e MADEINART, mentre Opera Laboratori ha curato l’allestimento e il servizio di prenotazioni e accoglienza. Il catalogo è a cura Casa editrice Sillabe di Livorno.

L’esperienza immersiva è una creazione di Pixel Shapes, Leandro Summo e Andrea Maioli di Kanaka, con il soundtrack originale realizzato da Giovanni Raniolo aka Jitzu. Un’occasione, la prima in immersione sul rivoluzionario Banksy, da non perdere.

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