lunedì, Luglio 26

Firenze e il “ritorno” del Buonarroti image

0

Michelangelo cinque

La notte del 18 febbraio del 1564, si spengeva a Roma, quasi novantenne, il più grande scultore di tutti i tempi: Michelangelo Buonarroti. “Quando Michelangelo avvertì la febbriciattola che lo stava indebolendo, fece scrivere da Daniele al nipote Leonardo che poteva raggiungerlo a Roma. E malgrado le attenzioni del fisico Federigo Donati e di altri, la sua malattia si aggravò e, pienamente cosciente, lasciò la sua anima a Dio, il suo corpo alla terra, le sue cose materiali ai parenti stretti.” Così il Vasari descrisse nelle Vite, le ultime ore dell’artista forse da lui più amato. Poi, come talvolta accade per i grandi, la vicenda delle sue spoglie fu circondata dal mistero e da una suggestiva leggenda: quella del trafugamento delle sue corpo a Firenze nottetempo da parte di un gruppo di nobili fiorentini guidati dal nipote del Genio di Caprese, che avrebbero fatto un grosso scherzo all’allora pontefice Pio IV che avrebbe voluto costruire a Roma una grande tomba per l’artista.

Le cose non sarebbero andate proprio così, secondo le ricerche condotte da Renzo Ristori, ex sovrintendente artistico della Toscana: dalle carte custodite presso la Casa Buonarroti a Firenze, risulterebbe che il giorno dopo la sua morte, il corpo dell’artista venne trasferito dalla sua casa romana di via Macel de’ Corvi nella Chiesa dei Santi Apostoli, ove Pio IV avrebbe voluto seppellirlo. Il 24 febbraio, il nipote Leonardo arrivò a Roma, si presentò al governatore della città e il 27 ritirò una cassa con il denaro e le carte dell’artista – in quanto erede – poi si occupò del trasporto della salma a Firenze, rimasta fino al 2 marzo nella celebre chiesa. A Firenze il corpo dell’artista arrivò il 10 marzo e fu depositato nella cappella dell’Assunta, ove vi rimase fino al 12, giorno in cui ebbe sepoltura in S.Croce, ove tuttora riposa. Come avvenne il trasporto non è detto. E la voce che ciò sia avvenuto a bordo di un carro “ad uso di mercanzia” e non di un carro-funebre, trova ancora credito: se non del tutto per convinzione, per gioco, convenienza, gusto del mistero e dello spettacolo.

Ed uno spettacolo è stato organizzato proprio per celebrare il “ritorno” di Michelangelo a Firenze, ma soprattutto per rievocare le solenni onoranze organizzate il 14 luglio del 1564 dall’Accademia delle Arti e del Disegno, di cui il Buonarroti era primo accademico, “principe” e insuperabile punto di riferimento artistico. E così, la città ha vissuto tra cultura, gioco e folklore, con interesse, curiosità e allegria la “Notte di Michelangelo” nel 450 anniversario della sua scomparsa. Secondo un progetto curato da Sergio Risaliti e Umberto Montano, dal titolo Ad uso di mercanzia Michelangelo trafugato, attraverso il quale passato e presente s’intrecciano, dove la storia e la biografia, l’architettura e l’arte, la vita quotidiana e la metafisica sono “pane quotidiano”. Diverse le iniziative promosse, che hanno suscitato la meraviglia dei turisti, divertiti nel trovarsi in mezzo ai figuranti del calcio storico con il loro ossessivo rullo di tamburi, le danze eseguiti dalle fanciulle in costumi rinascimentali nella piazza del Mercato Centrale, l’esibizione degli sbandieratori e nel vedere un rudimentale carro di campagna trainato dai buoi percorrere, da piazza S.Croce, le vie del centro, con a bordo un signore in costume d’epoca, leggere cose incomprensibili. Quello strano signore era l’attore e regista dei Krypton, noto teatro di Scandicci, Giancarlo Cauteruccio. Peccato che le sue parole fossero sovrastate dal rumore delle grandi macchine spazzatrici che stavano ripulendo una via dell’Ariento ancora carica dei residui di una intensa giornata di commercio abbandonati per strada. Ma siamo al Mercato! Ora anche cuore notturno di una città che sta cambiando e rinnova se stessa, come è avvenuto all’interno dell’ottocentesco Mercato di Centrale, realizzato nel 1874 dall’ingegnere Giuseppe Mengoni, progettista anche della Galleria dedicata a Milano a Vittorio Emanuele II, ove si possono gustare cibi di qualità e bevande d’ogni tipo anche di notte, in una struttura architettonica che non ha niente da invidiare ai centri più In di New York, Londra o Parigi.

Ma il clou culturale della notte dedicata a Michelangelo, si è avuto in piazza S.Lorenzo, davanti alla disadorna facciata della celebre Chiesa cara alla famiglia Medici, opera del Brunelleschi, nella quale il letterato Benedetto Varchi ebbe l’incarico dall’Accademia del Disegno di tenere l’orazione funerale in memoria di Michelagnolo Buonarroto, homo grandissimo, delle cui lodi l’illustre studioso caricò le sue gagliarde, anzi debolissime spalle, consapevole, come dichiarò rivolgendosi al padre priore don Vincenzio Borghini, di svolgerla confusamente e senza alcuna eloquenza, poiché troppo maggiore e più grave peso che quello di Atlante era il compito che si era accollato. L’orazione è stata letta dall’attore Maurizio Lombardi, cui sono seguite da parte di altri letture di rime e lettere di Michelangelo. Del Buonarroto il Varchi decantava le virtù in tutti i campi: un huomo solo nel quale albergavano oltra la poesia, oltra la Filosofia, così morale come contemplativa, oltra la Teologia così gentile come christiana, le doti straordinarie di Scultore, Architettore, Pittore unico, cosa tanto inaudita in tutti i secoli, in tutti i paesi, in tutte le storie. Ciò detto, rivolgendosi agli ascoltatori il Varchi ricordava come fosse stato eletto in cielo e mandato in terra da Dio per dare l’ultimo compimento e l’estrema perfezione alle tre arti più belle. L’oratore rivolgeva anche un devoto pensiero ai genitori di Michelangelo, al padre Ludovico d’antichissima e nobilissima famiglia dei Conti di Canossa e alla madre, donna del Casentino, che gli dette i natali la domenica notte del 6 marzo del 1474 . Loro, i genitori, non ebbero vita facile con un ragazzo insofferente delle regole e geniale fin da piccolo, che fuggiva spesso dalla scuola per correre a vedere dipingere, e che praticava più volentieri quelli che disegnavano che quelli che studiavano. Loro pensavano che il dipingere non fosse altro che schichirillare le mura, ma dopo averlo inutilmente sgridato e battuto, finalmente per mezzo di Francesco Granacci l’acconciarono, a salario con Domenico Tommaso Ghirlandaio, che aveva fama d’essere il più eccellente dipintore di Firenze. Insomma, ne assecondarono le innate aspirazioni favorendo il suo inserimento nel mondo dell’arte.

Il resto è storia ben nota. Ma il suo Genio si avvertì anche in letteratura. Delle sue rime è stata data lettura, così come delle sue lettere nella notte michelangiolesca. Toccante quella dedicata al nipote Leonardo:

Giunto è già ‘l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
al comune porto, ov’a render si varca
conto e ragion d’ogni opra triste e pia.
Onde l’affettuosa fantasia
Che l’arte mi fece idol e monarca.
Conosco or ben com’era d’errar carca,
e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia.
Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
che fien or, s’a duo morte m’avvicino?
D’una so’l certo, e l’altra mi minaccia.
Né pinger né scolpir fie più che quieti
l’anima, volta a quell’amor divino
c’aperse, a prender noi, ‘n croce le braccia.

Al nipote Leonardo Michelangelo lasciò i suoi beni ( altre opere invece lasciò agli amici di Roma a lui più vicini) compresa quella casa di via Ghibellina nella quale lo stesso nipote andò a vivere e il cui figlio, chiamato Michelangelo e divenuto scultore, come lo zio, conserverà amorevolmente, consentendo, con alcune opere del Genio, la realizzazione di quel museo che è la casa Buonarroti.

Ma uno dei momenti più spettacoli e suggestivi si è avuto con le video proiezioni sulla nuda facciata della Chiesa di S.Lorenzo, di alcune delle opere più importanti lasciateci dal Genio, alcune delle quali si trovano anche all’interno della Chiesa di Lorenzo: sia nella Sagrestia Nuova che nella stanza segreta, un un bugigattolo stretto stretto nella cui pareti l’artista disegnò col carboncino alcune figure di straordinaria forza , nei tre mesi in cui vi restò rinchiuso durante l’assedio di Firenze. Oltre alle opere sue più famose, è stata proiettato anche il modello della facciata che Michelangelo aveva realizzato per la stessa Chiesa di S.Lorenzo e che avrebbe dovuto essere in marmo. Il dibattito a Firenze se realizzarla o mantenere la facciata così com’è stata lasciata è tutt’altro che chiuso. Nel corso della giornata il pubblico ha potuto ammirare sul sagrato della Chiesa, una riproduzione in marmo di Carrara di una delle pietà di Michelangelo, mentre due giovani scalpellini della Cava che porta il nome dell’artista, hanno dato dimostrazione della loro abilità professionale. Così Firenze ha celebrato, oltre alle varie iniziative che hanno interessato i vari luoghi michelangioleschi ( almeno otto in città), tra cultura e folklore, il “ritorno” a casa dell’artista, ma sopratutto ha inteso rievocare le onoranze funerali che gli furono solennemente tributate il 14 luglio del 1564. Probabilmente quest’evento ha chiuso l’anno michelangiolesco, ma il suo Genio non ha certo bisogno delle doverose celebrazioni per rifulgere. Basta osservare le lunghe code verso la Galleria dell’Accademia, ove tra i Prigioni, giganteggia, ineguagliabile, la statua del giovine più bello al mondo, icona non solo del nostro tempo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->