lunedì, Novembre 29

Firenze: come sarà il nascente Museo della lingua italiana A dicembre l’inaugurazione. La Presidente onoraria dell’Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio ne illustra le caratteristiche di “Museo in movimento come la lingua stessa”. Multilinguismo e continuità il filo conduttore, oltre al ruolo fondativo di Dante

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Molte iniziative, alcune eccellenti, quelle di Firenze per Dante. La più importante, che si proietta anche nel futuro, è senz’altro la Istituzione del Museo della Lingua italiana, che è già in via di allestimento nell’ex convento di S.M.Novella, in piazza della Stazione, occupato fino a qualche anno fa dalla scuola marescialli dei Carabinieri. Già nelle sue sale che si affacciano sul chiostro, si sono svolte importanti  mostre come quella sul Leonardo studioso di botanica, o eventi musicali ed espositivi.  

Il costituendo Museo (per il quale lo Stato ha predisposto un investimento di 4,5 milioni di euro)  troverà collocazione nelle sale del primo piano del grande complesso. L’inaugurazione è prevista per il prossimo mese di dicembre. Sarà una dura lotta contro il tempo per rispettare l’anno dantesco. Ma non è questo ciò che conta, conta invece sapere come  sarà organizzato questo Museo, che vede impegnati il Ministero dei Beni culturali, il Comune di Firenze, l’Accademia della Crusca e altre istituzioni . E  quali le sue finalità. “L’idea” – spiega Nicoletta Maraschio, uno dei Presidenti onorari insieme con il prof. Francesco Sabatini– “è quella di dar vita ad un museo in movimento, come la lingua stessa, un luogo dove la lingua diventa vita. L’ attuale Presidente Claudio Marazzini aveva rafforzato il concetto affermando che “la lingua è delle persone che la parlano”. Il contrario dunque di  un museo statico, fatto solo di oggetti e reperti, sia pure importantissimi, ma senza adeguata relazione con il percorso della storia e un rapporto con la contemporaneità.

Una più dettagliata descrizione di quello che sarà il Museo l’ha fornita la stessa Maraschio, intervenendo ad uno dei vari incontri tenutosi alla Biblioteca Lazzerini di Prato, in occasione dei ‘700 anni della morte di Dante. La studiosa, che è stata  la prima Presidente donna ( 2008-2014) della celebre Accademia della Crusca, è tutt’ora impegnata nel Comitato Scientifico Nazionale per la realizzazione del Museo. La Crusca, infatti, è  la prima e più importante istituzione sorta a difesa e valorizzazione della lingua italiana. E da tempo si è attivata per dare un rilevante contributo alla realizzazione di questo Museo, che il nostro Paese ancora non si è dato rispetto a molti altri ( nel mondo ne esistono 75, tra cui uno a Washington e l’altro, sulla lingua portoghese, a S.Paolo in Brasile, che possono costituire per il Comitato scientifico interdisciplinare interessanti punti di riferimento).

Quello italiano avrà sede in uno dei complessi monumentali più prestigiosi della città, quello di S.M.Novella, fondato dall’ordine dei domenicani, comprendente la Basilica, il Museo, il Chiostro grande visibile dal 2016, ed altri ambienti, situato proprio di fronte alla stazione centrale di Firenze,  importante esempio del razionalismo architettonico italiano (1932).

Il Museo ripercorrerà la storia della nostra lingua” precisa la Presidente Onoraria Maraschio – “la cui matrice  è prevalentemente letteraria, sottolineando un aspetto fondamentale:  multilinguismo e continuità. Una specificità tutta  nostra, in quanto il multilinguismo non esiste nelle altre lingue. Il  Museo avrà un percorso cronologico, dalla nascita alla sua codificazione avvenuta  dall’alto nel ‘500”.

Sì, la nostra lingua ha una matrice letteraria, cui concorsero Dante, Petrarca e Boccaccio, che fu codificata razionalmente senza però schiacciare le altre. E questa lingua ben lo sappiamo si cominciò a parlare e scrivere ben prima dell’Unità d’Italia.

Dante, val la pena ricordare, agì attraverso un rigoroso metodo: classificando i volgari incontrati durante il suo doloroso vagabondaggio che lo vide pellegrino, quasi mendicando, per quasi tutte le parti a le quali questa lingua si stende. Tale metodo è ben descritto nel ‘De vulgari eloquentia’. Il suo, dunque, è un volgare erudito, che si discosta da quello dei dialetti. La sua consacrazione definitiva avvenne ad opera del veneziano Pietro Bembo, autore della prima grammatica italiana, segretario di papa Leone X, a rivolvere la competizione a favore del ‘fiorentino’ con le altre lingue (il senese ma soprattutto il veneziano), secondo il quale quella di Dante, Petrarca e Boccaccio era da considerarsi la lingua letteraria per eccellenza e la più ricca di futuro, tale da poter dare unità linguistica all’Italia.

Tornando ai contenuti del Museo,  oltre alla cronologia del processo di sviluppo della lingua italiana fino all’italiano contemporaneo, troveremo – anticipa la dott.ssa Maraschio – varie sezioni dedicate alle relazioni della  lingua con l’arte, la musica, la scienza, il diritto,  la religione, l’architettura ed altre forme espressive comprese l’italiano popolare e quello che si parla oggi,  segnato da un eccesso di contaminazioni e di anglicismi attraverso il web, che tanto fanno discutere. Una sezione sarà dedicata anche  agli italianismi  e al ruolo che la nostra cultura ( attraverso la  lingua e le varie  espressioni  artistiche, lirica, cinema, teatro, letteratura, arte, moda, italian style )  ha esercitato ed esercita  nel mondo, per sottolinearne la vitalità.

Se è vero come è stato scritto che ‘la lingua è come un Oceano in perenne movimento’, è altrettanto vero che nel suo processo evolutivo vi sono elementi di continuità. Quanto a Dante, ed al suo fondamentale contributo fondativo, avrà uno spazio  importante, cui da tempo l’Accademia della Crusca, la Società Dantesca ed altri organismi lavorano da tempo.  

Sorta a Firenze tra il 1582 e il 1583, per iniziativa di cinque letterati fiorentini (Giovan Battista Deti, Anton Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini, Bastiano de’ Rossi) a loro si aggiunse subito Lionardo Salviati, ideatore di un vero programma culturale e di codificazione della lingua., l’Accademia della Crusca merita una sottolineatura particolare. Dalle loro animate riunioni, chiamate scherzosamente ‘cruscate’, derivò il nome di ‘Accademia della Crusca’, in riferimento alla separazione tra crusca e farina, metafora per significare il lavoro di ripulitura della lingua. L’istituzione assunse come proprio motto un verso del Petrarca – ‘il più bel fior ne coglie’ – e adottò una ricca simbologia tutta riferita al grano e al pane. Fin dall’inizio l’Accademia ha accolto studiosi ed esponenti, italiani ed esteri, di diversi campi: oltre a grammatici e filologi, scrittori e poeti (Tassoni, Maffei, Maggi, Monti, Leopardi, Manzoni, Carducci, ecc.), scienziati (Galilei, Redi, Torricelli, Malpighi), storici (Muratori, Botta, Capponi), filosofi (Voltaire, Rosmini), giuristi e statisti (Witte, Gladstone), dando vita ad una prassi che continuamente si rinnova.  La sua sede è nella ex villa Medicea di Castello, nei dintorni di Firenze, ove si svolgono le iniziative culturali ed artistiche  più significative dal punto di vista linguistico ed espressivo. Una delle ultime è lo spettacolo teatrale ‘Sao ko kelleterre’, messo in scena dalla Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti ( testo di chi scrive, con la preziosa consulenza di Antonia Ida Fontana, Presidente della sezione fiorentina della Società Dante  Alighieri, già direttrice della Biblioteca Nazionale), dedicato alla storia della lingua e della letteratura italiana: dal Placito Capuano ai giorni nostri. L’opera principale dell’Accademia è il Vocabolario  (1612; ampliato e ripubblicato più volte fino al 1923), che ha dato un contributo decisivo all’identificazione e alla diffusione della lingua italiana e ha fornito l’esempio ai grandi lessici delle lingue francese, spagnola, tedesca e inglese. Dal 1992 è in corso di rielaborazione  un nuovo vocabolario sulla base di quello elaborato tra il 1955-1985, realizzato dall’Opera  del Vocabolario Italiano, istituito dal CNR, alla cui direzione si sono avvicendati Pietro Beltrami e Lino Leonardi e,  dallo scorso anno,  Paolo Squillacioti. Già ora è attivo il progetto del Vocabolario dantesco, il cui gruppo di ricerca, presieduto da Paola Manni, lavora da anni alla realizzazione di uno strumento che, avvalendosi delle metodologie della lessicografia informatica, accoglie l’intero patrimonio lessicale depositato nelle opere di Dante. Il progetto è già aperto alla libera consultazione in rete. Al Sommo poeta è dedicato il libro elettronico, curato da Giovanna Frosini e Giuseppe Polimeni, che si intitola Dante, l’italiano , e un progetto destinato agli studenti  sui ‘proverbi danteschi ;  un altro è su Le parole di Dante”  una al giorno d’intesa con Rai 5.  In attesa dell’apertura del Museo della lingua italiana, prevista per il prossimo dicembre, sarà inoltre allestita nel chiostro di Santa Maria Novella una Mostra ideata dalla presidente onoraria dell’Accademia, Nicoletta Maraschio, sull’importanza dell’opera e della figura di Dante per la storia della lingua italiana, configurandosi  come una simbolica anticipazione dei temi attraverso i quali si snoderà il percorso del futuro museoInsomma, Dante farà la parte del leone , per farlo  meglio conoscere  ( che è un esercizio abbastanza faticoso), ed apprezzarne l’attualità. Una parola di Dante fresca di giornata, è una iniziativa che si svolge giorno per giorno, lungo tutto l’anno dantesco, pensata per gli appassionati “digitali” di lingua e di Dante. In che cosa consiste?  Nel presentare e commentare nel sito dell’Accademia e poi condividere sui suoi social,  massime ed espressioni dantesche ancora in uso. Una  massima  di questi ultimi giorni è: “Le persone non si conoscono per le vestimenta ma per le opere.

Infine, da segnalare che  si sono da poco concluse le riprese de ‘La Fabbrica dell’Italiano’, il primo docufilm sull’Accademia della Crusca, un vero e proprio viaggio alla scoperta della nostra lingua. Il film, in uscita a novembre, della durata di circa 55 minuti, ripercorre la storia della Crusca dalle sue origini nel Cinquecento a oggi, grazie anche a scene di fiction ad opera della  già citata Compagnia delle Seggiole, con approfondimenti e interviste a personaggi illustri del nostro panorama culturale, artistico e accademico: lo storico Alessandro Barbero, l’attrice Monica Guerritore, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, il presidente della Crusca Claudio Marazzini, i presidenti onorari Francesco Sabatini e Nicoletta Maraschio, e Marco Biffi dell’Università degli Studi di Firenze. Il docu-film, parteciperà in anteprima fuori concorso, alla 62° Festival dei Popoli, il più importante festival internazionale di cinema documentario che si tiene in Italia in programma a Firenze dal 20 al 28 novembre 2021, e andrà in onda in tv in una delle maggiori emittenti nazionali. Il film verrà distribuito a tutti gli Istituti Italiani di Cultura.

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