mercoledì, Aprile 14

Firenze: ciak, si gira l’Inferno

0

Piazza Signoria transennata, Palazzo Vecchio off limits per tutti, cittadini e visitatori, enormi gru e mega riflettori per l’illuminazione delle sale interne, furgoni dei carabinieri fermi davanti al David, droni sull’Arno, comparse sdraiate nella piazza sulla lapide che ricorda il martirio di Savonarola e, al di là delle transenne, turisti ammassati, incuriositi e lanciati in frenetici selfie: è la scena che da un paio di giorni osserva sornione dalla Loggia dei Lanzi anche il Marzocco, il leone simbolo della città. Certo, lui ne ha viste tante e scene come questa non ne mutano l’umore. Forse tanta confusione, in cui la realtà e la fiction si confondono, lo diverte anche. Del resto, erano 14 anni che il salotto buono di Firenze non veniva invaso per un colossal hollywoodiano, allora si girava ‘Hannibal‘ di Ridley Scott. Stavolta, invece, come aveva preannunciato lo stesso Dan Brown l’ anno scorso in occasione della presentazione, nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, le riprese riguardano il film di Ron Haward, tratto dal suo libro ‘Inferno‘.
Allora Dan Brown aveva ipotizzato un ruolo anche per il nostro Roberto Benigni, che invece non ci sarà: è alle prese, come sappiamo, con Dante, di cui ricorre quest’anno il 750 anniversario della nascita. Del resto, il libro già nel titolo si richiama al sommo poeta e si apre proprio con una parafrasi dell’epigrafe dantesca posta sulla porta dell’Inferno che suona così: «Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente». Il prologo del libro inizia così: «Io sono l’Ombra, Attraverso la città dolente, io fuggo. Attraverso l’eterno dolore, il prendo il volo».

10353564_10205951406080958_537921432702917544_n.jpg tom Hanks
Firenze, adesso accoglie con il consueto entusiasmo sia i protagonisti del film, cioè Tom Hanks nei panni del professor Robert Langdon e Felicity Jones, in quelli del medico Sienna Brooks che tutti gli altri, gli uomini dei servizi segreti, le forze dell’ordine e la security di Palazzo Vecchio, oltre, naturalmente, al regista ed al suo staff, alla troupe composta di 300 persone, e le 3 mila comparse reclutate proprio qui ( per 89 euro al giorno). Questa non solo è una città ospitale ma è anche un set ‘naturale’. In questo caso, sono i suoi edifici più prestigiosi ad essere i protagonisti del film. Da un paio di giorni, quello ‘occupato’ è Palazzo Vecchio, epicentro della terza saga delle vicende del professor Langdon, di Harward, studioso di simbologia. I camerini degli attori sono sistemati nella Sala degli Elementi, altre sale occupate dal buffet e dai tecnici di ripresa.

070
Per le disavventure del prof esperto di Dante lo sceneggiatore David Koepp ha previsto una spettacolare caduta sul pavimento dall’alto del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, con tanto di sfondamento di una delle capriate, e poi macerie e sangue (fintissimi, naturalmente). Quindi, una rocambolesca fuga sul Ponte Vecchio filmata da droni che volano sull’Arno e inseguimenti vari nelle strade del centro, anche in via Tornabuoni, con vere auto e moto dei carabinieri fornite dal comando fiorentino e guidate da stuntman. Ma le immancabili limitazioni, per cittadini e turisti, saranno in parte ripagate in moneta dalla produzione: 253 mila euro per l’affitto di Palazzo Vecchio, altri 250 mila tra pulizie e tassa di soggiorno, oltre ad una polizza antidanni da 7 milioni.

069
Altri luoghi trasformati in set sono il Corridoio Vasariano, cui si accede dalla Galleria degli Uffizi, attraverso il quale i fuggitivi raggiungono la grotta del Buontalenti in Boboli, e dal giardino arrivano a porta Romana, per confondersi con gli studenti dell’Istituto d’Arte.
Attualmente si gira anche nella Galleria degli Uffizi e nel Corridoio Vasariano. Qui, le riprese si svolgono in aree delimitate consentendo il normale accesso ai visitatori. I mezzi di produzione sostano nelle ex scuderie reali. All’ex Soprintendenza per il Polo Museale sono andate 230 mila euro, oltre ai compensi per il numeroso personale di vigilanza e i diritti di immagine e di ripresa a fini pubblicitari. Inoltre, saranno teatro di ripresa sia il Ponte Vecchio che il Duomo. Le riprese si concluderanno il 12 maggio.
Dunque, importanti parti della città sono trasformate in un set a cielo aperto. Con strade chiuse e transennate divieti di sosta su 50 strade e disagi vari. Ma in Palazzo Vecchio si fa osservare che i disagi temporali saranno ampiamente ripagati dal valore promozionale del film, che avrà ovviamente una diffusione mondiale. Insomma, l’’Inferno‘ di Dan Brown sarà -dicono- un grande spot per la città del Fiore. Del resto, il celebre scrittore di best seller considera ‘normale’ che il protagonista qui sia di casa, che il David e piazza Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo ‘naturale”, «una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori». In fondo, si tratta di un thriller, carico di simboli e visioni non estranei all’universo poetico dantesco. L’auspicio è che l’immagine di Firenze non appaia così cupa e tenebrosa come nel precedente ‘Hannibal‘. Altrimenti, avrebbe un effetto controproducente. Anzi, c’è da sperare che il film porti alla luce, non solo il mistero ma anche la bellezza e l’armonia della città, dei suoi edifici storici, delle sue opere d’arte a lungo indagate anche nel libro. Quella bellezza che il regista Ton Howard e il protagonista Tom Hanks hanno pubblicamente apprezzato rivolgendo un saluto ai cittadini, al Sindaco Nardella e a quanti hanno contribuito a rendere agevole la delicata e complessa impresa.

068

Ma questa operazione, prevalentemente d’immagine, s’intreccia, proprio in questi giorni, con altre due importanti iniziative che vedono protagoniste due istituzioni artistico culturali come la Galleria dell’Accademia e la Galleria degli Uffizi. Le quali, pur nel limbo di una riforma i cui esiti sono ancora oscuri, propongono iniziative che vanno nel solco di una linea artistica e culturale ben precisa, del resto ampiamente tracciata: quella di proporre mostre ed eventi che aggiungano un significato conoscitivo, divulgativo e di confronto con la cultura contemporanea. E’ il senso che il Direttore della Galleria dell’Accademia Angelo Tartuferi, attribuisce alla scelta di collocare all’interno del Cortile, a pochi metri dal David autentico (quelli sull’arengario di Palazzo Vecchio e al Piazzale Michelangelo sono copie), unaltro‘ David, Hero, opera dell’architetto e designer Antonio Pio Saracino, un giovane di origine pugliese (di San Giovanni Rotondo) che da oltre un decennio vive e lavora a New York. Il suo David è soprattutto un’opera architettonica: una scomposizione dei volumi in 33 piani paralleli di vario spessore.
Un’interpretazione, la sua, in chiave contemporanea e originale del capolavoro michelangiolesco, alle cui dimensioni si avvicina: altezza ( 5,17 metri) identica, e peso appena inferiore ( 5 tonnellate rispetto alle 5,56 dell’originale). Secondo Tartuferi, «l’identificazione con la scultura risulta assai agevole e pressoché immediata, soprattutto per la sagoma e la posa inconfondibili, nonostante la clamorosa frammentazione della forma rispetto all’immutabile equilibrio classico che rende sublime la visione dell’originale di Michelangelo. Una frammentazione che rinvia subito all’incessante mutevolezza e instabilità di questi tempi». Ma al di là dell’interpretazione, ciò che conta e gli sta a cuore è il continuo confronto della grande arte del passato con la contemporaneità, i suoi linguaggi, le sue varie forme espressive. La prima versione di Hero, si trova esposta dal 2013 nel Three Bryant Park di New York a simboleggiare l’amicizia tra Italia e Stati Uniti. Quest’operazione fiorentina è stata resa possibile dalla collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Washington D.C., da Pmg Italia, e da Gem Group che ha sponsorizzato l’opera a Saracino. Anna Santucci, direttore responsabile di PMG Italia, ricorda: «L’idea di ‘Hero a Firenze’ è nata davanti ad un caffè in Bryant Park insieme all’artista e una comune amica. Ho percepito un’autentica emozione di fronte a quella evocativa reinterpretazione del nostro grande capolavoro di Michelangelo». Per Matteo Innocenti, curatore scientifico dell’organizzazione: «La relazione tra la scultura contemporanea e il grande modello della tradizione, assumendo qui un significato ‘filologico’, diviene anche segnale di fiducia verso il futuro». Secondo l’Ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Claudio Bisogniero, «il David è un forte simbolo del patrimonio italiano, e ora un Guardiano dell’amicizia tra i nostri due paesi. L’anno della cultura italiana negli Stati Uniti non poteva lasciare un’eredità migliore».

058

L’autore, Antonio Pio Saracino è un designer e architetto italiano che vive a New York. Nel 2003, Saracino si è laureato cum laude con un Master in Architettura all’Università La Sa¬pienza di Roma, dove ha lavorato come assistente professore di design architettonico. Ha progettato edifici, monumenti e prodotti e le sue opere fanno parte di collezioni internazionali, come quelle del Brooklyn Museum, del Museum of Art and Design di New York e del PowerHouse Museum di Sydney. Ha partecipato alla 54a edizione della Biennale di Venezia e ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui due American Architecture Award dal Museum of Architectu¬re di Chicago e un Best of the Year Award per l’Interior Design Magazine. È stato riconosciuto tra i 25 trendsetter più interessanti del mondo dalla rivista ‘ARTnews‘ e nominato tra i dieci migliori architetti italiani under 36 dal Premio New Italian Blood. Ebbene, questo giovane talento non si sarebbe «mai aspettato, due anni dopo la scultura di New York, di ricevere il grande onore di vedere una nuova edizione di Hero alla Galleria dell’Accademia di Firenze, nello stesso luogo dov’è custodito il David di Michelangelo. Con la realizzazione del primo Hero ho voluto creare un protettore simbolico di New York City, così come il David lo è per Firenze. La statua e le costruzioni architettoniche stratificate antropomorfe visualizzano la capacità del genere umano di cementare la propria presenza nel mondo con la sua perenne abilità di costruzione». Questo singolare omaggio al David resterà nel cortile della Galleria fino al 20 settembre. Dalla fine di settembre sarà poi visibile negli spazi dell’Expo 2015 di Milano-Rho.

060

Per quanto riguarda invece le iniziative degli Uffizi verso l’esterno, il Direttore, Antonio Natali, oltre ad aver aderito alla richiesta dell’ Expo di Milano-Rho di inviare varie d’arte, ha preannunciato una significativa iniziativa anche dal punto di vista sociale: portare nella Terra dei fuochi, la mostra dei caravaggeschi dal titolo ‘La luce vince l’ombra‘. La mostra si inaugurerà il 21 giugno e sarà allestita a Casal di Principe, nella villa confiscata ad un boss della camorra, Egidio Coppola, detto Brutus, luogotenente di uno dei capi del clan dei casalesi. Otto le opere che saranno esposte tra cui la S.Caterina da Siena di Artemisia Gentileschi e un ritratto di Luca Giordano. Assume un valore simbolico anche il Concerto musicale di Bartolomeo Manfredi, colpito durante l’attentato mafioso ai Georgofili del ’93. Per l’occasione sono stati scelti quadri d’artisti del Seicento, napoletani o legati a Napoli. Questa non sarà solo una mostra etica -hanno sottolineato sia Antonio Natali, direttore della Galleria fiorentina che l’ex soprintendente di Napoli, Fabrizio Vona- ma riveste anche un valore scientifico. Portare un po’ di Uffizi nella Terra dei fuochi, «significa portare bellezza e contribuire alla volontà di rinascita di quelle popolazioni». In attesa di questa difficile sfida, dagli otto musei dell’ex polo museale fiorentino, Uffizi in testa, sono giunte nelle sedi espositive di Expo (Milano, Monza e Verona), ben 56 delle 78 opere richieste in prestito per la durata della manifestazione. Tra queste due dipinti del Botticelli (La Fortezza e Pallade e il Centauro), due di Antonello da Messina (Madonna col Bambino e San Giovanni), il Polittico di Badia di Giotto, l’Adorazione dei Magi del Ghirlandaio, l’Eva di Cranach il Vecchio e il Bacco di Rubens. Dal Gabinetto di stampa e disegni degli Uffizi, su 16, quattro saranno di Leonardo, uno di Paolo Uccello, uno del Verrocchio e due di Giorgio Morandi e uno di Plinio Nomellini. Quello fiorentino, dunque, è un patrimonio immenso e prezioso, unico, un nutrimento dell’anima di cui il mondo ha sempre più bisogno.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->