giovedì, Settembre 16

Firenze celebra l’arte dei Guggenheim

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“Benvenuti a New York”: è questo il saluto che Arturo Galantino, direttore  generale della Fondazione Palazzo  Strozzi  di Firenze,  ritiene di rivolgere a quanti  visitano la Mostra Da Kandinsky a Pollock, la grande arte dei Guggenheim, che propone dal 19 marzo al 24 luglio 2016 oltre 100 capolavori dell’arte europea e americana tra gli anni venti e gli anni sessanta del Novecento, in un percorso che ricostruisce rapporti e relazioni tra le due sponde dell’Oceano, nel segno delle figure dei collezionisti americani Peggy e Solomon Guggenheim. In effetti, sia l’allestimento scenico che le opere esposte,  evocano il clima, lo spirito, le emozioni che il visitatore prova nei celebri musei, in particolare quello newyorkese, fatti edificare da questi straordinari collezionisti in onore all’arte moderna. Sembra davvero di respirare qui, nelle antiche Sale  di Palazzo Strozzi, un‘aria  diversa,  di vivere in un altrove, che con il suo bianco diffuso ricorda quel capolavoro dell’architettura che è il Guggenheim di N.Y., sulla Quinta strada,  opera innovativa di Frank Llyod Wright.

La Mostra non è soltanto questo, è assai di più: innanzitutto consente un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna come Vasily Kandinsky, Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray e dei cosiddetti informali europei come Alberto Burri, Emilio Vedova, Jean Dubuffet, Lucio Fontana, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta come Jackson Pollock, Marc Rothko, Wilhelm de Kooning, Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Cy Twombly.  Ma al di là del valore specifico delle collezioni esposte che raccontano la  nascita delle neoavanguardie del secondo dopoguerra in un fitto e costante dialogo tra artisti europei e americani, questa  eccezionale rassegna  aiuta a comprendere  meglio di qualsiasi discorso quanto Solomon Robert Guggenheim prima e poi sua nipote Peggy  abbiano contribuito all’affermazione ed alla conoscenza dell’arte contemporanea nel mondo.

La Mostra fiorentina testimonia l’importanza delle loro collezioni che si trovano ora riunite in un unico spazio espositivo, in un Palazzo storico che connota e definisce la Firenze Rinascimentale. Ciò che fa dire a Cristina Acidini, Presidente del Consiglio di indirizzo della Fondazione Strozzi ed ex responsabile del Polo Museale fiorentino, “No, non siamo a New York, siamo a  Firenze”. Anche se qui, dentro  Palazzo Strozzi, non sembra. “Siamo a Firenze e viviamo un’esperienza diversa di chi va a New York o a Venezia, siamo nella culla del Rinascimento che ha  certamente delle analogie con quanto viene qui proposto alla nostra  vista e sottoposto alle nostre riflessioni. Quali?  Intanto, quella di un mecenatismo  lungimirante  e coraggioso – quello dei Guggenheim  – che con le loro scelte richiamarono artisti in fuga dall’Europa devastata dalla guerra e dalle persecuzioni del nazismo, ponendoli  in dialogo e a confronto con le correnti dell’arte contemporanea americana”. Un’ altra riflessione cui ci sollecita Cristina Acidini  ci conduce a cogliere un certo parallelismo tra il mecenatismo dei Guggenheim e quello della Firenze dei secoli passati,  nei quali gli artisti erano chiamati dalla Chiesa, dalla Repubblica prima e dalla Corte Medicea poi o dalle grandi famiglie patrizie,  a celebrare  e rappresentare  con  le loro opere, la grandezza della città e dell’alta civiltà che avevano consapevolezza di esprimere. “Ma oggi – si chiede la stessa studiosa – chi sono i nuovi mecenati che possono raccogliere sia l’eredità del passato che di Solomon e Peggy? Ci sono?”. Domanda retorica, forse, poiché figure del genere oggi scarseggiano o non ve ne sono. E allora ripercorriamo rapidamente  la loro storia, che ad un certo momento, s’intreccia anche con Firenze.

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Solomon R.Guggenheim nasce nel 1861 a Philadelphia da una famiglia di origine svizzera che opera nell’industria mineraria. Insieme alla moglie, Irene Rothschild, si fa la reputazione di mecenate e filantropo, rivolgendo la sua attenzione all’arte americana, fino a quando, nel ’27 l’incontro con la baronessa Hilla Rebay, artista e futura  direttrice del Guggenheim di N.Y. non gli fa conoscere e amare le avanguardie europee legate all’astrazione, al razionalismo al neoplasticismo e al modernismo.

E’ lei che promuove l’incontro nel ’30, con Vasily Kandinsky, le cui opere diverranno parte importante della sua collezione, esposta, in quegli anni, nel suo appartamento privato all’Hotel Plaza di New York. Alle pareti sono esposte opere di Bauer, Chagall, Léger, poi nel ’39 apre  sulla 54° Strada il Museo  di arte non figurativa e, nel ’47 inaugura  un altro spazio espositivo sulla 5° Avenue. E’ del ’43 l’incontro ed il sodalizio con Frank Llyod Wright al quale propone di progettare un nuovo e originale museo, che sarà completato  nel’59. Quel singolare edificio è considerato uno dei più importanti esempi architettonici del XX secolo. Purtroppo il grande  mecenate e collezionista non lo vedrà realizzato. Muore infatti nel ’49, all’età di 88 anni. Alla Fondazione è affidata la responsabile di proseguire l’opera iniziata da Solomon.

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