lunedì, Giugno 27

Finlandia e Svezia nella NATO: le ambizioni della ‘Great Britannia’ Non esistono indicazioni precise sul contenuto degli accordi firmati anche se Johnson ha tenuto a rimarcare come quello fra Londra, Stoccolma e Helsinki ambisca a essere un rapporto strutturale (‘una garanzia duratura’), non un semplice ‘tappabuchi’ in attesa dell’ingresso dei due paesi nella NATO

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La possibile ammissione di Svezia e Finlandia all’Alleanza atlantica rappresenta, al momento, lo sviluppo forse più importante della crisi in corso in Ucraina. Anche se il percorso dei due Paesi scandinavi verso la membership a pieno titolo è ancora lungo, gli esiti del vertice dei ministri degli Esteri degli stati dell’Alleanza è più che indicativo del sostanziale favore che esiste intorno al loro ingresso. La reazione di Mosca è stata prevedibile nella sostanza se non nei toni e adombra l’eventualità di un ulteriore aumento della tensioneinternazionale. Ad aumentare i timori contribuiscono gli ormai frequenti richiami del Cremlino alla possibilità di una nuclearizzazione della crisi, con l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO esplicitamente legata alla fine delle trattative per la creazione di una ‘nuclear free zone’ nell’area del Baltico. La presenza nella regione della exclave russa di Kaliningrad attribuisce alla minaccia un valore particolare, soprattutto se dovesse essere confermato il dispiegamento da parte di Mosca, nella base sul Mar Baltico, di missili in grado di essere equipaggiati con testate nucleari.

L’eventuale entrata di Svezia e Finlandia nell’Alleanza atlantica apre, quindi, questioni complesse. Su questo sfondo, la firma da parte del governo britannico di due accordi di mutua assistenza con i due stati scandinavi rappresenta uno ‘scatto in avanti’ importante. Esso sembra segnalare, da una parte, la volontà di Boris Johnson di continuare sulla strada della costruzione della ‘Great Britannia’ che ha ripetutamente indicato come uno dei suoi obiettivi; dall’altra, la sua intenzione di rilanciare una ‘relazione speciale’ con gli Stati Uniti che, nel corso degli anni, pare essersi un po’ appannata. Sebbene l’accordo firmato da Londra sia formalmente un impegno reciproco, il suo disequilibrio appare chiaro, sia alla luce dell’attuale scenario internazionale, sia dello status di potenza nucleare della Gran Bretagna. Al momento, non esistono indicazioni precise sul contenuto degli accordi anche se Johnson ha tenuto a rimarcare come quello fra Londra, Stoccolma e Helsinki ambisca a essere un rapporto strutturale (‘una garanzia duratura’), non un semplice ‘tappabuchi’ in attesa dell’ingresso dei due paesi nella NATO.

In effetti, rapporti di collaborazione militare fra Gran Bretagna, Svezia e Finlandia esistono da tempo nel quadro della più ampia Joint Expeditionary Force, che comprende anche Danimarca, Estonia, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia e Paesi Bassi. Da questo punto di vista, gli accordi degli ultimi giorni si inseriscono – rafforzandolo – dentro un quadro già consolidato, Da un altro punto di vista, tuttavia, essi sembrano anche confermare una sorta di ‘ruolo guida’ che Londra si sarebbe ‘autoassegnata’ nella risposta alle ambizioni di Mosca e che si è già espresso nell’assistenza prestata all’Ucraina a partire dal 2015, quando Londra ha avviato i primi programmi di addestramento per le forze armate di Kiev (operazione Orbital). Anche in questo caso, la Gran Bretagna sembra, quindi, avere agito come una sorta di ‘avanguardia’ dell’Alleanza atlantica. Significativamente, anche se i termini esatti degli accordi non sono ancora noti, tutti gli osservatori sono concordi nel rilevarne la portata e a considerali come qualcosa che va più in là delle garanzie bilaterali sinora offerte da altri membri dell’Alleanza.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte al sovrapporsi di più piani. Senza contare che l’eventuale partecipazione dei due Stati nordici a una pluralità di organizzazioni latusenso ‘di sicurezza’, aventi membership e obiettivi non completamente sovrapponibili (NATO, JEF, UE, nella misura in cui quest’ultima appare intenzionata a sviluppare una credibile capacità militare propria), permetterebbe loro di giocare ruoli diversi a seconda dal contesto, valorizzando anche sia una lunga tradizione in materia di pace e di disarmo nel caso della Svezia, sia, in quello della Finlandia, il particolare rapporto con la Russia (e, prima, con l’Unione Sovietica) maturato negli anni della guerra fredda. Gli scenari che si aprono si confermano, quindi, sfaccettati. Ciò che appare chiaro è, anche in questa occasione, la volontà di Londra di ‘tornare a contare’ sulla scena internazionale e di tornare a farlo in forme che – come l’accordo AUKUS sulla sicurezza del Pacifico del settembre 2021 – da un lato evidenziano le sue ambizioni ‘da potenza globale’, dall’altro esprimono una forte convergenza con le posizioni dell’amministrazione statunitense.

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