venerdì, Maggio 20

Finlandia 1939, Cecenia 1994, Ucraina 2022: perché le guerre russe sono simili? Cosa hanno in comune questi tre conflitti? L’analisi di Eric Martel-Porchier, Conservatoire national des arts et métiers (CNAM)

0

Se confrontiamo l’attuale guerra in Ucraina con due precedenti conflitti che hanno coinvolto l’esercito sovietico e quello russo – la guerra sovietico-finlandese del 1939 e la prima guerra in Cecenia nel 1994-1996 – possiamo solo essere sorpresi dalle loro somiglianze. Tuttavia, i contesti storici e sociali sono totalmente diversi. Che somiglianza può esserci tra l’URSS del 1939, segnata dalle terribili epurazioni staliniane e il cui governo vive nel timore di una futura invasione tedesca, la Russia del 1994, una società in pieno collasso dove prevale la logica mafiosa e dove i militari devono ricorrere a ogni sorta di losco piano per farsi pagare, e la Russia del 2022, che, in una frase cara a Vladimir Putin, si è ‘risollevata’ negli ultimi due decenni?

Quando si esaminano questi tre conflitti appare una costante: la combinazione di una paura provata dal Cremlino (l’eccessiva paranoia nell’URSS di Stalin, la paura dello smembramento della Russia all’inizio degli anni ’90, il terrore per l’estensione della NATO nel 2022) e la sproporzionata fiducia di Potenza russa nel suo stesso esercito, nonostante una profonda ignoranza del suo modo di operare. Allo stesso modo, nel 1939 e nel 1994 come nel 2022, la forza del nemico non è sufficientemente presa in considerazione. Questo si può capire: sulla carta, lo squilibrio delle forze è assoluto. Tuttavia, ogni volta, non sono gli elementi quantitativi a definire realmente la forza dell’esercito sovietico o russo, ma la sua organizzazione, che è direttamente correlata a un elemento essenziale: il livello di motivazione dei suoi uomini, che resta fragile.

Autorità non significa controllo

Perché se l’esercito sovietico o russo è una struttura autoritaria, l’obbedienza dei suoi uomini è tutt’altro che certa. Così il 31 dicembre 1994, quando lo stato maggiore russo ordinò a quattro colonne di entrare a Grozny, la capitale della Cecenia, solo due obbedirono, i comandanti delle altre due unità si rifiutarono di obbedire.

In questa guerra, la capacità di comando del ministro della Difesa, Pavel Grachev, “dipendeva direttamente dalla sua presenza a terra“. Perché quando le truppe russe sono scarsamente motivate, gli ordini tendono a perdersi nelle difficoltà di trasmissione. Durante la prima guerra in Cecenia si stabilisce un sistema di autorità carismatica: il leader deve essere ‘ammirevole’ per essere obbedito e deve impartire personalmente i suoi ordini ai suoi subordinati. Questa presenza obbligatoria sul terreno potrebbe anche spiegare il gran numero di generali russi uccisi nell’attuale guerra in Ucraina.

In questo contesto, il comando è costretto a lasciare che le truppe si organizzino, anche a costo di perdere il controllo. Possiamo comprendere meglio i numerosissimi abusi commessi dalle truppe russe in questa prima guerra in Cecenia, essendo lo stato maggiore più preoccupato per l’incerta resistenza delle sue truppe contro un nemico formidabile che per la provata esistenza di comportamenti criminali.

Durante la prima guerra in Cecenia, lungi dal sembrare truppe intrise di propaganda e pronte a morire per la madrepatria, i soldati russi hanno esitato e non hanno capito perché fosse necessario attaccare questa regione a cui si sentivano così vicini e la cui capitale Grozny ha quasi il 29% russi. Gli ordini non vengono seguiti o non raggiungono i destinatari. L’artiglieria russa arriverà addirittura, nel 1996, a bombardare, nella Pervomaiskaya, un’unità Spetnaz, dipendente dall’FSB, che odiano, invocando malintesi o sparando errori.

Perché l’esercito russo degli anni ’90 era ben lungi dall’essere una struttura monolitica: all’esercito, che dipendeva dal Ministero della Difesa, si aggiungevano i reparti del Ministero dell’Interno (l’MVD), ma anche le forze di sicurezza di cui l’FSB fa parte e, sotto la denominazione di “cosacchi”, delle forze irregolari. Le forze dell’MVD, rinomate per la loro crudeltà, il loro alto livello di corruzione e la loro efficienza, sono particolarmente odiate dai coscritti che costituiscono il grosso delle truppe. Quindi, se il Cremlino esercita un’autorità assoluta sulle sue forze armate, non le controlla davvero, come accadrà anche durante la seconda guerra in Cecenia, questa volta vittoriosa, condotta sotto l’impulso di Vladimir Putin.

Il fenomeno si verificò anche durante la guerra sovietico-finlandeseI soldati si erano presto resi conto della discrepanza tra la propaganda sovietica del regime stalinista e la realtà sul campo: i finlandesi erano ben lungi dall’essere i barbari che aspettavano con impazienza di essere liberati dal truppe sovietiche che la propaganda aveva loro descritto. Così, alle tante lettere di soldati sovietici meravigliati dall’abbondanza di abitanti dei villaggi finlandesi si aggiungeranno episodi di insubordinazione, come canti contro la guerra dopo giri di vodka e alcune diserzioni. L’NKVD sarà rapidamente in grado di reprimere queste manifestazioni ostili sparando a disertori e fuggitivi.

Il nemico sa sempre come comunicare

In questi due conflitti precedenti, le truppe russe sono state sottoposte a un trattamento formidabile di fronte a una forza di guerriglia terribilmente efficace. Se l’esercito finlandese si è concentrato sulle colonne di retroguardia che hanno sistematicamente distrutto, i ceceni hanno compiuto azioni molto più estenuanti con l’uso di cecchini, distruzione sistematica delle colonne di rifornimento, sparando alle ambulanze, persino sparatorie occasionali dagli ospedali per incitare i soldati russi reagire e poter mettere in luce la brutalità di questi ultimi.

Se i ceceni furono particolarmente violenti nei confronti dei soldati russi, questo non fu il caso dei finlandesi che commisero alcuni abusi all’inizio della guerra, ma furono subito richiamati all’ordine dal proprio governo, perché queste azioni isolate non potevano solo indebolire il lavoro di comunicazione attuato davanti al mondo.

In queste due guerre, finlandesi e ceceni si dimostrano formidabili comunicatori, dove l’URSS e la Russia brillano per il loro silenzio o per la propaganda fuori luogo. Se la comunicazione di ceceni e finlandesi mira a mobilitare la comunità internazionale, quella di Mosca mira soprattutto a nascondere alla propria popolazione la realtà della guerra e la difficile situazione che sta attraversando l’esercito, anche della scala dei numeri di soldati uccisi.

I ceceni sono desiderosi di mostrare al mondo molti carri armati russi distrutti, attacchi a edifici civili e molti abusi commessi dalle truppe russe. I finlandesi, più di cinquant’anni prima, avevano diffuso foto di soldati sovietici morti congelati, rivelando la debolezza logistica dell’esercito nemico.

Avevano anche descritto i soldati sovietici come esseri incontrollabili “incapaci di vedere e reagire all’autoritarismo dei loro padroni“, ai quali Helsinki contrapponeva “la dignità, il coraggio, la virilità, la tenacia e la moderazione” dell’esercito finlandese. Così facendo, erano riusciti a sprigionare un vero movimento di simpatia dei Paesi occidentali nei loro confronti e ad ottenere addirittura un risultato che avrebbe fatto verde d’invidia l’attuale governo ucraino: la promessa di un intervento armato da parte della Francia, che alla fine non accetterà posto. Édouard Daladier, presidente del Consiglio, particolarmente sensibile allo spirito di resistenza dei finlandesi, si era infatti spinto a proporre un intervento militare, che ebbe l’effetto di infastidire il Quai d’Orsay, che non capiva come avrebbe fatto entrare in conflitto con l’URSS quando Francia e Regno Unito erano già in guerra con la Germania nazista.

Guerre in due fasi

In entrambi i casi, la guerra si è svolta in due fasi.

Se la prima è stata solo un susseguirsi di fallimenti militari, la seconda è l’occasione di una riorganizzazione dell’apparato militare sovietico poi russo, che dà risultati più convincenti. Per la guerra cecena, la seconda fase ha permesso la presa della capitale Grozny, a costo di molte vittime civili e di massicce distruzioni. Per la Guerra d’Inverno, i sovietici decisero di abbandonare il loro piano iniziale di conquista della Finlandia e si rifocalizzarono sull’acquisizione di territori di alto valore strategico.

In entrambi i casi la tecnica militare utilizzata era la stessa: massicci bombardamenti per sfruttare un’artiglieria infinitamente superiore e un’avanzata lenta e metodica ben contro la tradizione dottrinaria dell’esercito sovietico. Se nel caso della Guerra d’Inverno si poteva concludere un armistizio, che suscitò reazioni piuttosto ostili da parte della popolazione finlandese, in Cecenia, dopo una prima vittoria, le truppe russe furono espulse a sorpresa da Grozny pochi mesi dopo e dovettero concludere un armistizio riconoscendo di fatto l’indipendenza della Cecenia.

È ancora possibile un armistizio?

Seguendo le lezioni di queste due guerre, si può solo dubitare della possibilità di un armistizio per l’attuale guerra in Ucraina.

Durante la guerra con la Finlandia, i sovietici volevano liberare le loro forze armate per consentire loro di prepararsi per un successivo confronto con la Germania poiché l’esercito finlandese era sull’orlo del collasso. Per quanto riguarda la prima guerra cecena, il livello di frammentazione della società russa era tale che il Cremlino si sentì in dovere di firmare un armistizio. Non così nell’attuale guerra in Ucraina, dove nessuno dei due belligeranti si sentirà obbligato ad accettare un cessate il fuoco.

Se la Russia ha subito perdite significative, non è soggetta a una minaccia vitale che la costringe a porre fine alla guerra rinunciando alle sue conquiste; quanto all’Ucraina, beneficia di un sostegno esterno, che mancava alla Finlandia nel 1940, che le consente di resistere e rifiutare concessioni territoriali eccessive. Questa situazione sembra destinata a portare a una guerra congelata con conseguenze internazionali molto più gravi di quelle legate alla guerra del Donbass del 2014…

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->