mercoledì, Ottobre 20

Finisce per i britannici la missione in Afghanistan

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david cameron

Londra – Un lungo capitolo della storia militare britannica si è concluso all’inizio di questa settimana, quando l’esercito di Sua Maestà ha effettuato il simbolico passaggio di testimone alle forza afghane. La più grande base militare del Regno Unito in Afghanistan, il campo ‘Bastion’, nella provincia di Helmand  è stato costruito nel 2006, grande tanto quanto la città inglese di Reading. La campagna in Afghanistan dei britannici iniziò nell’ottobre del 2001, subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 9/11, quando l’allora Primo Ministro Tony Blair dichiarò, insieme al resto della coalizione internazionale, guerra al regime talebano e all’apparato terroristico di al-Qaeda.

In questi 13 anni sono stati 453 gli appartenenti all’esercito, alla Raf, alla Marina Britannica e alle forze speciali che hanno perso la vita combattendo in Afghanistan. «Ricorderemo per sempre il coraggio di coloro che hanno prestato servizio per noi», ha twittato l’attuale Primo Ministro David Cameron nei giorni scorsi. «Il Regno Unito ha pagato un grande prezzo nell’aiutare nell’opera di stabilizzazione di questo paese», ha dichiarato Cameron durante la sua visita in Afghanistan agli inizi di ottobre. «Ma qua è dove al-Qaeda istruiva i suoi terroristi. Qui è dove l’11 Settembre e molte altre azioni terroriste erano preparate. Un Afghanistan libero da al-Qaeda è nel nostro interesse nazionale – così come in quello dell’Afghanistan. E adesso, dopo 13 lunghi anni, l’Afghanistan può – e deve – portare avanti la propria sicurezza. Il lavoro di sconfiggere il terrorismo degli estremisti Islamici si sposta in qualche altra parte di mondo», conclude Cameron,  «e poiché questo ci minaccia a casa, dobbiamo continuare a fare la nostra parte».

«Ho accolto con gratitudine il loro ritorno finale», ha scritto nel suo editoriale sul quotidiano ‘Daily Mirror Lord John Prescott, che faceva parte del Governo che nel 2011 inviò le prime truppe in Afghanistan.  «L’Occidente ha sempre portato avanti una certa confusione nel suo interventismo nel Medio Oriente. Attacchi di ‘colpisci e terrorizza’ si trasformano in prolungate campagne sul territorio. Rispetto i valorosi uomini e donne che sono andati in Afghanistan e Iraq per salvare vite e riportare la pace – prosegue Lord Prescott – ma ci hanno anche dimostrato che essere ‘la polizia’ del mondo comporta un alto prezzo e non giustifica la grande perdita di vite».

Una giustificazione a questa lunga e dispendiosa campagna la trova invece il recentemente nominato Segretario della Difesa, Micheal Fallon, che intervistato dalla BBC, tra i vari traguardi della missione in Afghanistan «Adesso ci sono circa 6 milioni di persone nelle scuole in Afghanistan, 3 milioni dei quali sono ragazze. A Helmand c’è la possibilità di accedere ai servizi sanitari e all’istruzione in quella provincia che semplicemente non esisteva 10 anni fa ».La provincia desertica di Helmand era la roccaforte del potere Talebano, e anche una delle grandi regioni dedicate alla coltivazione dell’oppio.  Quando i soldati arrivarono nel 2006, non c’era molto e camp Bastion in breve tempo divenne un centro militare di primaria importanza. Secondo Fallon, come ha detto ai microfoni del giornalista Andrew Marr della BBC nel suo show della domenica «Errori furono fatti militarmente ed errori furono fatti dai politici», aggiungendo che all’inizio né i numeri inviati né le attrezzature erano all’altezza. Secondo il  Segretario della Difesa le truppe hanno reso l’Afghanistan un ‘posto migliore’. Fallon ha aggiunto che il paese non è più un ‘porto sicuro’ per il gruppo estremista di al-Qaeda e che non è garantito che sarà “sicuro e stabile per sempre”, ma che adesso almeno il Governo Afghano ha 300 mila nuovi soldati e ufficiali di polizia.

 Le Forza Armate britanniche hanno infatti lasciato le loro posizioni nel campo Bastion ai soldati Afghani, che adesso sono rimasti soli a combattere i gruppi talebana. L’Afghanistan che i militari si lasciano alle spalle è un paese molto diverso da quello che trovarono nel 2001, e molto diverso da quello in cui hanno vissuto in questi anni. Gli anni di Hamid Karzai, Presidente Afghano al potere dal 2002, sono terminati con delle elezioni che si sono svolte la scorsa estate. Elezioni a lungo aspettate, che hanno visto attacchi da parte dei gruppi talebani ai votanti, e soprattutto dopo il ballottaggio hanno portato ad un continuo tira e molla di reciproche accuse di brogli elettorali tra Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah. A settembre, Ghani, ex ufficiale della Banca Mondiale e Ministro delle Finanze sotto Karzai, è stato riconusciuto come Presidente.  Ma dal momento che le critiche non si arrestavano e le accuse di brogli continuavano, i due pretendenti al titolo hanno deciso di condividere il potere. E così per Abdullah, ex Ministro degli Esteri sotto Karzai e molto vicino al signore della Guerra Ahmas Shah Massoud, è stato creato un incarico ad hoc, quello di Chief Executive, una sorta di Primo Ministro, con il beneplacito degli osservatori internazionali.

È proprio dall’estero che arriva la legittimazione nazionale a questo Governo mentre molti, all’interno del Paese, si chiedono a cosa sia servito il lungo processo democratico delle elezioni che ha portato anche alla morte di alcune decine di persone, se poi entrambi i contendenti sono al potere. Guida di questo improvviso cambio costituzionale e di questo accordo è stato John Kerry, Segretario di Stato degli Stati Uniti, che ha infatti dichiarato: «Questi due uomini hanno messo al primo posto gli Afghani, e si sono assicurati che la prima transizione democratica nella storia del loro Paese inizi con l’unità nazionale». Pochi giorni dopo l’entrata in carica del nuovo Governo, lo scorso 30 settembre, il Presidente Ghani ha firmato un patto bilaterale di sicurezza con gli Stati Uniti per permettere a delle truppe internazionali di essere stanziate sul territorio, per motivi antiterroristici e per continuare l’addestramento delle forze Afghane. L’ex Presidente Karzai si era sempre rifiutato di firmare un patto simile che permettesse la permanenza delle truppe internazionali dopo il 2014.

Da un certo punto di vista questo nuova ibrida forma di un governo di coalizione rappresenta un attenuarsi delle forte tensioni etniche che esistono nel paese. Ghani, di origine Pashtun, e Abdullah, il cui supporto viene dalla popolazione Tagika, rappresentano i due maggiori gruppi etnici del paese. Nei mesi scorsi, le continue accuse vicendevoli sui brogli elettorali, hanno fatto temere delle violenze etniche che la poco stabile situazione politica del paese davvero non può permettersi.  Dopo oltre dieci anni di intensa guerra, i Talebani continuano a controllare delle campagne Afghane.

Nei giorni seguenti all’allontanamento delle truppe inglesi e americani dalle rispettive basi in Helman, come riporta Adnkronos, i Talebani cantano vittoria, e in un comunicato del sito web che si rifà a loro scrivono che «non c’è dubbio sul fatto che i sanguinosi attacchi da parte dei mujahidin durante gli ultimi 13 anni abbiano costretto il nemico invasore a lasciare” il Paese».

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