giovedì, Agosto 5

Finirà mai l'amore dell'Egitto per i suoi militari? field_506ffb1d3dbe2

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Abdel Fattah al-Sisi Egitto

Non si è fatta attendere la reazione dell’organizzazione Fratellanza Musulmana riguardo la candidatura alle presidenziali egiziane di  Abdel Fattah al-Sisi. Questa mattina, in una dichiarazione riportata da Afp, in collegamento telefonico dalla sede londinese dell’organizzazione, ha parlato Munir Ibrahim. Membro dell’Ufficio politico della Fratellanza, in sede distaccata in Europa per ragioni di sicurezza dovute all’iscrizione dell’organizzazione alle liste nere dei registri terroristi, il leader ha dichiarato che «non ci potrà essere stabilità o sicurezza, in Egitto, sotto la guida di Abdel Fattah al-Sisi alla Presidenza».

Questo perché, l’ormai ex-generale dell’esercito egiziano, non potrà mai essere un candidato politico genuino. La ragione è il ruolo di primo piano svolto dal militare nello stabilire l’attuale governo di transizione, conseguenza di un colpo di stato che, anche se richiesto, è stato da lui pianificato e perpetrato. Il leader sunnita aggiunge, inoltre, che ogni giorno dall’avvento del regime marziale, in Egitto si sono avuti arresti, processi, condanne e, spesso, esecuzioni, di cittadini e stranieri sostenitori dell’ ex Presidente, democraticamente eletto, Muhamad Morsi, collegato in maniera diretta all’organizzazione islamista bandita.

La candidatura di al-Sisi, è stata annunciata ieri, a seguito delle dimissioni dal ruolo di primo livello svolto nell’esercito. Il generale ha dichiarato la sua intenzione a proporsi come guida riformista per il più popoloso Paese arabo, che necessità di promuovere a risorsa e non, a tallone d’achille, la sua forza lavoro, che al momento basa la sua struttura su un sistema di welfare e benefits garantiti dallo stato. Nel discorso di annuncio della candidatura, secondo quanto riportato questa mattina daThe Guardian, al-Sisi avrebbe inoltre anticipato lo scontro con la Fratellanza: «Per la maggior parte degli egiziani che stavano aspettando con ansia questo momento, essi saranno soddisfatti, ma penso che i Fratelli Musulmani saranno molto turbati ed arrabbiati».

Nonostante, dal momento dell’annuncio, il generale sia entrato diritto nel novero dei possibili eletti, il sostegno alla sua presidenza non è affatto certo. Gli elettori religiosamente motivati, nel Paese, sono ancora estremamente diffusi, specialmente fuori dai grandi centri come Il Cairo ed Alessandria, dove comunque risiede buona parte dei votanti. Durante l’attuale transizione politica, che si concluderà con le elezioni di aprile, oltre 16 mila persone sono state incarcerate e circa un migliaio sono state uccise. Anche un numero crescente di liberali laici, residenti nel Paese, hanno espresso il desiderio di vedere conclusa a breve la scissione del movimento politico da quello militare e , durante la giornata di mercoledì, all’Università di Il Cairo, gruppi studenteschi hanno intonato slogan contro l’ingerenza dell’esercito nella vita politica dell’Egitto.

Sradicare lo stato di emergenza dal Paese sarà, quindi, molto più semplice che sradicarlo dalla routine della popolazione, abituata alle restrizioni dalla lunga ed estenuante guida dell’ultimo faraone Hozni Mubarak e, tolta la breve parentesi di Morsi, comunque caratterizzata da instabilità,  proseguita dalla legge marziale imposta dall’attuale governo di transizione.

 

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