venerdì, Luglio 30

Finanziamenti più facili alle imprenditrici field_506ffb1d3dbe2

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Il mondo imprenditoriale italiano si tinge sempre più di rosa. L’imprenditoria femminile sta diventando un fenomeno diffuso nel nostro Paese: le donne, per anni rimaste nell’ombra, acquisiscono coraggio e non solo puntano a fare carriera, ma esprimono uno spirito imprenditoriale che non sembra aver niente da invidiare a quello dell’universo maschile. Secondo i dati rilevati dal Dipartimento delle pari opportunità, «l’imprenditoria femminile rappresenta una delle componenti più dinamiche del sistema produttivo: nel 2012 le imprese in rosa sono aumentate di 7.298 unità, con un incremento della base imprenditoriale dello 0,5% rispetto all’anno precedente, incremento superiore rispetto al totale delle imprese italiane che sono cresciute, nel 2012, dello 0,3%». Secondo Michele Costabile, professore di marketing management della Luiss, inoltre, «le donne fondatrici di startup in Italia sono l’11% del totale».

L’imprenditoria femminile sembra quindi essere una componente importante da inserire nel piano di rilancio economico del Paese. Il contributo economico portato dalle donne imprenditrici è da tenere in forte considerazione, ma non si possono ignorare, in questo percorso, i problemi quotidiani che le imprese rosa incontrano nel mandare avanti l’azienda. Problematiche legate in parte alla crisi economica, che non risparmia certo le donne, ma in parte anche a un sistema creditizio che ha ancora forti stereotipi e che concede prestiti e finanziamenti preferibilmente a imprenditori di sesso maschile. In realtà, come ha detto qualche tempo fa la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli «la creatività delle donne è complementare alle qualità degli uomini».

La presidente del Comitato terziario Donna Ascom Genova, Luisa Cecchi Famiglietti, spiega che “la scelta imprenditoriale per una donna spesso rappresenta l’unica possibilità di poter mettere in risalto la propria intelligenza produttiva. In Italia le imprese femminili sono una realtà estremamente diffusa, molto più che in Europa, rappresentando il 16% delle donne occupate, tuttavia si registrano anche maggiori difficoltà di accesso al credito rispetto alle imprese guidate da uomini. L’azione pubblica a sostegno dell’imprenditoria femminile potrebbe dare, quindi, oltre che un sostegno, anche un maggiore impulso alla capacità femminile di fare impresa”.

Per far sì che la macchina funzioni nel suo complesso, è quindi necessario rendere accessibili i finanziamenti anche per le donne, che essendo entrate da minor tempo nell’ambito imprenditoriale, hanno bisogno di qualche incentivo in più. A questo hanno pensato quasi un anno fa gli allora Ministri del Lavoro e politiche sociali, Elsa Fornero e dello sviluppo economico, Corrado Passera, sottoscrivendo un accordo per la costituzione di una sezione speciale del Fondo centrale di Garanzia dello Stato dedicata all’imprenditoria femminile.

Questa sezione, finanziata con 20 milioni di euro messi a disposizione in quota paritaria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Dipartimento per le pari opportunità e dal fondo stesso, è entrata in vigore qualche settimana fa con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, dando la concreta opportunità alle piccole e medie imprese in rosa di accedere con maggiore facilità e a condizioni di favore a 300 milioni di euro di fondo garantito. In pratica, si tratta di una garanzia pubblica, data dallo Stato, che sostituisce le normali garanzie necessarie per ottenere un finanziamento. Con questa in mano, la pmi in rosa può presentarsi agli istituti di credito con maggiori possibilità di ottenere il finanziamento di cui ha bisogno.

“L’obiettivo della Sezione Speciale” spiega la dottoressa Cecchi “è quello di assicurare alle donne concreti ed efficaci strumenti di sostegno: si tratta di un nuovo canale di incentivazione dell’imprenditoria femminile, che mira a facilitare l’accesso al credito delle imprese prevedendo lo stanziamento di 20 milioni di euro mediante la concessione di agevolazioni nella forma di garanzia diretta, cogaranzia e di controgaranzia, a copertura di operazioni finanziarie finalizzate all’attività d’impresa”.

Possono accedere alla Sezione speciale le micro, piccole e medie imprese costituite come società cooperative o di persone con non meno del 60% di presenza femminile; società di capitali le cui quote di partecipazione spettano in misura non inferiore ai due terzi alle donne e con un consiglio di amministrazione formato per due terzi da componenti femminili; imprese individuali gestite da donne.

L’impresa che fa richiesta di accesso al fondo dovrà essere comunque valutata sulla base delle possibilità concrete di rimborsare il finanziamento garantito. Deve quindi essere considerata economicamente e finanziariamente sana sulla base di appositi modelli di valutazione che utilizzano i dati di bilancio o delle dichiarazioni fiscali degli ultimi due esercizi. Per quanto riguarda, invece, le start-up, saranno valutate sulla base di piani previsionali. I vantaggi di accedere alla sezione speciale, come si legge nel protocollo, si rivelano nella «possibilità di prenotare direttamente la garanzia; priorità di istruttoria e delibera; esenzione dal versamento della commissione una tantum al Fondo e copertura della garanzia fino all’80% sulla maggior parte delle operazioni». La garanzia, infatti, può essere prenotata dall’impresa inviando il modulo al gestore, che valuterà la richiesta. Una volta ottenuta la delibera di approvazione del Comitato di gestione del Fondo, l’impresa può recarsi presso un intermediario finanziario che dovrà presentare richiesta di conferma della garanzia entro tre mesi dalla data di delibera del Comitato.

L’approvazione e l’entrata in vigore della Sezione Speciale giungono al termine di un percorso che ha visto il coinvolgimento dei soggetti interessati, tra cui anche i sindacati. Come spiega il segretario confederale della Cisl, Liliana Ocmin, “come Cisl abbiamo seguito con attenzione l’intero iter che ha condotto all’elaborazione delle misure sul fondo anche mediante la partecipazione ad appositi tavoli di confronto, sottolineando l’importanza strategica di promuovere l’imprenditoria femminile che, come confermato anche da recenti statistiche, nonostante il protrarsi della crisi, mostra segnali interessanti di vitalità e di sviluppo. In questo senso l’auspicio della Cisl è che dalla definizione di interventi specifici in favore dell’imprenditoria femminile, possano derivare ricadute positive sia in termini di buona impresa, sia in termini di nuova occupazione”.

Parte attiva del confronto è stata anche l’Ugl perché, come spiega la responsabile del Dipartimento della famiglia, politiche dei diritti e delle pari opportunità, Loretta Civili “quella del fondo a favore dell’imprenditoria femminile è un’iniziativa importante che può facilitare l’iter burocratico di molte donne che intendono avviare un’attività imprenditoriale e può essere utile a ridare fiato all’imprenditoria al femminile che pure, in un momento di crisi, ha dato qualche timido segnale di tenuta”. Il percorso di definizione della Sezione speciale, secondo la dottoressa Civili, ha dato modo di creare “un fondo che fornisce una garanzia al sistema creditizio sulla sostenibilità di un progetto imprenditoriale, e che permette di bypassare la banca per l’istruttoria preliminare, consentendo di guadagnare tempo nella concessione del prestito”.

Un risultato importante, dunque, per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile ma anche per l’intero sistema economico. Il percorso, però, non finisce qui. Secondo Loretta Civili, infatti, “occorre una forte azione di diffusione ad ogni livello, con il coinvolgimento delle Regioni, degli enti locali, delle parti sociali e del sistema creditizio. In particolare le Regioni dovranno attivare dei corsi di formazione a supporto delle donne che vogliono mettersi in proprio, giocando una partita decisiva per il rilancio del sistema Paese e per l’uscita da una crisi che ha lasciato sul campo centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

 

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