giovedì, Agosto 5

Finanziamenti chavisti a M5S, pressioni indebite in corso? “Trasformare la questione venezuelana in una questione interna italiana per costringere l'MS5 ad abbandonare la sua opposizione alle politiche più allineate con gli Stati Uniti riguardo al Venezuela”

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El chavismo financió el Movimiento 5 Estrellas que hoy gobierna en Italia’, il chavismo ha finanziato il Movimento 5 Stelle che oggi governa in Italia, sostiene, in una esclusiva pubblicata ieri, il terzo quotidiano spagnolo, ‘ABC’, testata nota per le sue posizioni di destra e l’avversione per il regime di Nicolas Maduro.
Nel 2010, l
‘allora Presidente venezuelano Hugo Chavez, avrebbe fatto inviare, in accordo con il suo Ministro degli Esteri Nicolas Maduro -oggi Presidente- una valigia contenente 3,5 milioni di euro al consolato venezuelano a Milano con lo scopo di finanziare in nero il Movimento 5 Stelle. Il console della legazione diplomatica venezuelana a Milano, Gian Carlo di Martino, sostiene ‘ABC’, avrebbe svolto un ruolo da intermediario, prima che il destinatario finale, Gianroberto Casaleggio, ricevesse il denaro in contanti.
Fin qui i fatti, secondo l’inchiesta del quotidiano spagnolo.
Fondi neri dal Venezuela avrebbero finanziato l’esordio di M5S. Perchè? Secondo il documento pubblicato da ‘
ABC’, per appoggiare un«movimiento anticapitalista e izquierdista en la República Italiana». Perchè appoggiarlo? Forse, e qui entriamo nel terreno minato delle ipotesi, destabilizzare lo Stivale in funzione di interessi venezuelani, o, forse, delle potenze al tempo sostenitrici di Chavez. O forse dietro l’operazioneABCci sono interessi legati all’oggi? che il finanziamento illecito ci sia stato o no.

Come ovvio, il Movimento -con il figlio di Gianroberto Casaleggio, Davide, in testa- ha negato tutto. Così come ha negato il Consolato venezuelano a Milano, guidato dallo stesso di Martino protagonista della ipotetica intermediazione.
Una fake news, insomma, tutto falso, a partire dai documenti. Il resto delle forze politiche italiane, di opposizione e di maggioranza, non sono sembrate particolarmente interessate all’argomento, salvo richiamare e sottolineare come la posizione del Movimento in riferimento al regime Maduro effettivamente sia sempre stata fondamentalmente di difesa ad oltranza. «Perché il Movimento ha scelto di non condannare il regime di Maduro? Perché non ha chiesto la scarcerazione dei detenuti politici, l’indizione di elezioni libere e democratiche, l’autorizzazione da parte del regime delle tranche di aiuti umanitari? Perché, quando al Governo con Salvini, non ha riconosciuto Juan Guaido come leader legittimo del Paese? Perché, insomma, il Movimento 5S ha scelto di non schierarsi a fianco del popolo venezuelano?», sintetizza Nicola Danti, europarlamentare di Italia Viva.

La situazione ad oggi è questa, possibile che ci siano sviluppi, anche sul fronte giudiziario con inchieste volte a far luce sull’accusa, piuttosto che commissioni di inchiesta parlamentari.

La posizione del Movimento nei confronti del chavismo nel corso degli anni è ben sintetizzata negli interrogativi di Danti.

L’altro elemento importante per inquadrare la vicenda, non certo per stabilire verità, discende dalla domanda di fondo: perché Chavez avrebbe dovuto finanziare M5S?
In primo luogo
serve inquadrare quel 2010.

Il documento pubblicato da ‘ABC, che proverebbe questo finanziamento illecito, è datato 5 luglio 2010. In Italia allora vi era il Governo Berlusconi IV. Il Paese era alla viglia di quella che sarebbe poi stata definita la ‘drammatica estate’ del 2011.
Poi c’è l’altro fronte, quello latinoamericano.
Chavez finanziava parecchi Paesi e movimenti socialisti in quegli anni, da Cuba all’Argentina, Bolivia, Ecuador, e in Europa si sostiene abbia finanziato Podemos. L’obiettivo era portare avanti la sua dottrinadel socialismo del XXI secolo. Erano anche gli anni in cui, grazie al petrolio, i vertici del regime accumulavano ricchezze nascoste nei paradisi fiscali di mezzo mondo; ed erano gli anni in cui, con la compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela (PDVSA), Caracas costruiva le sue alleanze politiche internazionali, l’anno dell’ingresso della compagnia petrolifera russa Rosneft nel Paese, stipulando un contratto con PDVSA per l’estrazione di riserve di petrolio nel bacino del fiume Orinoco. Erano anni ricchi di prospettive per il Paese, e che con il petrolio si attuavano interventi in svariati Paesi.

Bruno Sgarzini, analista politico e giornalista argentino da anni in Venezuela, ci spiega: “Il Venezuela a quel tempo stava emergendo dal calo dei prezzi del petrolio, causato dal crollo finanziario del 2008. Stava vivendo un buon momento economico, con la comparsa dei primi indicatori che si sarebbe potuta verificare una crisi economica”. Ma il buon andamento del petrolioha permesso a Chávez di influenzare i Paesi vicini attraverso, ad esempio, programmi come Petrocaribe per la vendita di petrolio in cambio di cibo o beni prodotti dai Paesi dei Caraibi. In quegli anni ha anche firmato alleanze strategiche con la Bielorussia, la Russia, la Cina, l’Iran, l’Argentina, il Brasile e numerosi altri Paesi”.

E il petrolio potrebbe essere il filo rosso da seguire per inquadrare la vicenda. Lo potrebbe essere secondo Valter Vecellio, raffinato analista politico, ottimo conoscitore di quanto accade nei palazzi della politica italiana, e lo spiega bene.
Dal punto di vista geopolitico, l
a strategia di Hugo Chávez era quella di includere il maggior numero di compagnie petrolifere nella Cintura di Orinoco, prosegue Sgarzini “il più grande giacimento di petrolio del mondo. In questo modo, ha cercato di fare da contrappeso alle compagnie petrolifere statunitensi, che per gran parte del XX secolo hanno guidato l’industria petrolifera venezuelana fino al suo arrivo. Per questo motivo, l’arrivo di aziende come Total, Repsol, Eni, e molti altri per investire nell’estrazione di greggio extra pesante da quell’area, che richiedono ingenti investimenti, è stato strategico per Chavez”.

Nel 2004 furono siglati accordi tra Eni e PDVSA per sfruttare il greggio extra pesante proveniente dalla Cintura Orinoco, che in quegli anni era redditizio con alti prezzi al barile. “Quando il petrolio è crollato, e con le sanzioni contro PDVSA e Venezuela, questo tipo di operazioni sono diventate complicate perché la società statale venezuelana gestisce le joint venture e, senza la licenza degli Stati Uniti, la vendita di greggio è complicata. Non sono a conoscenza della realtà delle joint venture con Eni, ma PDVSA sta attualmente vendendo il suo greggio attraverso terzi, come la russa Rosneft recentemente sanzionata per averlo fatto. Eni ha anche con Repsol, uno dei più importanti giacimenti di gas in America Latina nel Golfo del Venezuela”.

E’ possibile che un movimento politico appena nato come il movimento a 5 stelle sia stato finanziato da Chávez?

Secondo Sgarzini, in quel primo decennio, Hugo Chávez ha promosso la figura di alleati politici in Europa come Pablo Iglesias in Spagna (che era il suo consigliere politico nel palazzo presidenziale di Miraflores con Juan Carlos Monedero e Iñigo Érrejon) e di Syriza di Alexis Tsipras. Ha anche ricevuto spesso il sostegno dell’allora sindaco di Londra, Ken Livingstone, e dell’attuale leader del Partito laburista del Regno Unito, Jeremy Corbyn. Sebbene media come l’‘ABC’ abbiano denunciato anche un legame finanziario tra Podemos, il partito fondato da Monedero, Errejon e Iglesias, la giustizia spagnola ha archiviato il caso. Ora la strategia di Hugo Chávez fino alla sua morte, avvenuta nel 2012, era quella di promuovere le forze alleate nei Paesi dell’America Latina e dell’Europa. Una modalità denunciata era quella di inviare denaro o sostenere direttamente i Paesi alleati attraverso accordi strategici. Tuttavia, nel 2010 non si registra la vicinanza dei fondatori del Movimento a 5 stelle a Hugo Chávez, come accaduto ad esempio con Iglesias, Corbyn, Errejon, Monedero. Anche la piattaforma politica del partito alla sua fondazione non è molto d’accordo con l’ascesa del progressismo promosso da Chávez. In questo contesto, il documento presentato da ‘ABC’ è abbastanza in contrasto con i segnali politici di quel tempo, in cui il movimento a 5 stelle non appariva come una forza alleata al chavismo in Europa. Né le altre forze hanno messo il Venezuela come modello per la sovranità e la giustizia sociale”.

Più o meno della stessa opinione è Florencia Benson, sociologa e professore di Scienze economiche e politiche della Facoltà di Design e Comunicazione dell’Università di Palermo (Buenos Aires), analista politico per molte testate in Argentina e Europa. Onestamente, ci dicela credibilità di questa notizia è bassa, poiché si cita un misterioso documento che, opportunamente, è stato dichiarato classificato e segreto, cioè che nessuno può vedere, certificare, confermare. Inoltre, se è in corso un’indagine sul finanziamento dei partiti, perché gli altri non vengono indagati? Quali valigie escono dall’ambasciata americana, israeliana e russa?

Disegno politico a parte, in termini concreti, quali interessi aveva al tempo Chavez per influenzare la politica italiana? “Nessuno”, dice perentoria Benson. “Tutti i governi e i progetti politici cercano alleanze internazionali con coloro che condividono determinati interessi, opinioni o oppositori. È perfettamente normale che si possano incontrare, parlarsi. Ciò non significa supporto o approvazione.
L’interesse di Hugo Chávez era quello di formare una lega di Paesi poveri del mondo per opporsi alla concentrazione dei capitali privati, spiega Sgarzini. Ecco perché in America Latina ha fondato istituzioni come l’Unione delle nazioni sudamericane, l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America, la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi. E anche il vertice del Sud America-Africa. “In base a questa strategia, i movimenti politici progressisti nei Paesi indebitati d’Europa erano considerati alleati di un mondo geopolitico più equilibrato rispetto agli Stati Uniti, all’Unione Europea, al Giappone, al Regno Unito e all’Australia. Nell’ambito di uno schema di alleanze strategiche con l’Iran, la Libia, la Russia e la Cina per cercare cambiamenti nelle organizzazioni multilaterali e maggiori concessioni ai Paesi poveri e periferici. È spiegato in modo chiaro e semplice: Chávez riteneva che se avesse avuto una coalizione di alleati, il Venezuela sarebbe stato più protetto e più rispettato nel mondo”.

Nel documento di ‘ABC’ si legge che la motivazione era appoggiare «un movimento anticapitalista e di sinistra nella Repubblica italiana». Davvero Chavez poteva credere che M5S fosse questo?
Non ci sono foto di Chavez con i leader dell’M5S o sue dichiarazioni in riferimento a M5S. “
Può darsi che oggi vi sia più affinità nelle questioni politiche ed economiche nei rapporti tra Italia e Venezuela”, dice Sgarzini, magari semplicemente perché MS5 mette in discussione l’allineamento dell’Unione Europea con gli Stati Uniti. “A quel tempo, la retorica di Hugo Chávez sul socialismo del 21 ° secolo non era vicina alla piattaforma politica del MS5. Sebbene Chávez abbia cavalcato una ondata anti-politica in Venezuela per arrivare al potere come outsider, nel 1998, durante la sua presidenza ha sempre difeso il ruolo dei politici nella vita pubblica. In Venezuela, inoltre, a quel tempo non si parlava molto di MS5, si è parlato del movimento solo di recente, dopo il suo rifiuto a sostenere l’autoproclamazione di Juan Guaidó. In nessuno modo è stato mostrato come un alleato strategico o circostanziale”, una situazione molto diversa rispetto a quella di Chávez con Pablo Iglesias e il resto dei leader progressisti in Europa.

Per Benson, “un documento immaginario può contenere qualsiasi frase inventata dal suo inventore. Quello che penso è che cercare di dipingere il Governo venezuelano alla luce dello stereotipoArabo con i petrodollari che finanzia le organizzazioni malvagie’ è un doppio uomo di paglia che mette in gioco la xenofobia interiorizzata di cittadini europei, presentando ‘l’altro’ sempre pronto a invadere il continente. Inoltre, questa ‘notizia’ cerca di sporcare sia M5S, con il fantasma chavista, che il Venezuela chavista, delegittimandoli entrambi davanti a un elettorato morbido nelle proprie regioni”.

Tra il populismo del Movimento 5 Stelle e la sinistra populista di Chavez, poi, poche similitudini e molte distanze. “Le differenze sono spaventosesecondo Benson. “Il chavismo è costituito da quadri politici di vecchia data, è stato formato con l’obiettivo di alfabetizzazione, alimentazione e cura dei contadini, che era, e continua ad essere, la maggioranza della struttura socioeconomica del Venezuela, e per questo sono state proposte una serie di riforme nel profondo della ridistribuzione della ricchezza. L’M5S è un partito europeo composto da estranei alla politica e le sue proposte centrali affrontano l’ambientalismo e lo Stato minimo, l’opposto del Venezuela, che vive principalmente di petrolio.
Per Sgarzini, invece punti di contatto ci sono. La similitudine più importante è “nel ripudio della tradizionale classe politica in chiave antisistemica.Entrambi hanno la loro origine proprio nella scomposizione e nella delegittimazione dei politici che hanno effettuato tagli sociali e la privatizzazione (o il tentativo) di settori come la sanità, l’istruzione e le pensioni”.

A questo punto, c’è qualche interesse, in questo momento, a sostenere una relazione che sarebbe così ampiamente inspiegabile? Secondo Sgarzini, si potrebbe trattare di qualcosa “parte di una campagna di pressione e delegittimazione contro il Venezuela. In altre parole, trasformare la questione venezuelana in una questione interna italiana per costringere l’MS5 ad abbandonare la sua opposizione alle politiche più allineate con gli Stati Uniti riguardo al Venezuela. Usando la demonizzazione di chavismo, cerca precisamente di isolare ulteriormente il governo di Nicolás Maduro in un contesto in cui gli Stati Uniti inaspriscono le sanzioni e inviano soldati delle forze speciali in Colombia con lo scopo di armare un’altra spedizione per assassinare o catturare Nicolás Maduro, come ha provato l’appaltatore militare Jordan Goudreau qualche mese fa. Questa stessa manovra fu usata da ‘ABC’ con Podemos per separarla completamente da chavismo e demonizzarla nella politica interna della Spagna. È altrettanto frequente nei Paesi dell’America Latina che i governi di destra usino un nemico esterno per demonizzare l’opposizione e distogliere l’attenzione dai problemi interni dei Paesi”.

L’Italia ha fatto l’errore di non riconoscere Guaidó e qualcuno la sta facendo pagare al governo italiano? “In America Latina, i Paesi che si sono opposti all’applicazione della Carta democratica contro il Venezuela sono stati spinti dagli Stati Uniti ad abbandonare il Governo di Nicolás Maduro e a allearsi con le posizioni più difficili contro di lui. Questo è il caso della Repubblica Dominicana, di Haiti, dell’Argentina e di altri Paesi. Da questo punto di vista, l’opposizione dell’Italia a Guaidó è una spina nel fianco di Washington che vuole un’Unione europea più forte con il Venezuela. Oggi in termini reali, gli Stati Uniti sanno anche che l’opzione migliore per il Venezuela per alleviare il blocco è l’alleanza con Paesi europei come l’Italia e la Spagna, sia per operare finanziariamente, nel mezzo di un blocco, sia per comprare cibo. Un modello di questo è considerato ciò che Cuba ha fatto negli anni ’90 per allentare il blocco attraverso un riavvicinamento con l’Europa e anche il recente meccanismo di pagamento proposto con l’Iran”.

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