mercoledì, Dicembre 8

Finalmente Draghi! Whatever it takes Sergio Mattarella ha giocato la sua carta: bravo! Lo avevamo detto che il gioco lo guidava lui

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Dunque, alla fine, arriva Mario Draghi. Non sarà facile, ma ci proverà, per altro lui alle imprese impossibili ci è abituato, ed è abituato condurle a termine da vincente. «whatever it takes», se glielo permetteranno, metterà mano alla rinascita italiana.

Il Prodotto interno lordo italiano, cioè tutto ciò che guadagnano gli italiani in un intero anno, scende del 8,8%, ‘meno delle stime’ titola qualche giornale senza ironia. Si temeva peggio, ma sempre malissimo è, sbaglio?
Secondo gli ultimi dati sono stati perduti circa un milione di posti di lavoro, cioè un milione di famiglie, quasi quattro milioni di italiani.
Il debito pubblico italiano è aumentato di quasi centocinquanta miliardi, ma lo spread non fa grandi balzi, per ora, perché la BCE, nonostante la Lagarde mi viene da dire, continua a comprare a piene mani il nostro debito, cioè stampa moneta e continuerà a farlo per un po’, anche perché l’inflazione è ancora bassa.
Ci avviamo alla bella cifra di centomila morti per Covid-19: un numero spaventoso, è come se fosse d’un colpo scomparsa Udine o Novara o Piacenza o Bolzano.
La signora Angela Merkel, che con la signora Ursula von der Leyen ha deciso e organizzato, superando ostilità immense da parte di Paesi sedicenti migliori di noi, il fondo di rinascita, a fine anno lascerà la cancelleria della Germania. Sembrerà assurdo viste le vicende del passato, ma noi perdiamo una amica, interessata, ma amica, che perseguiva un obiettivo molto chiaro: fare dell’Europa uno stato federale, sia pure a maggior vantaggio della Germania stessa, ma con l’Italia dentro. A proposito, qualcuno critica la mia scelta di ‘piano di rinascita’ che fa pensare a Gelli; a me fa pensare al Rinascimento italiano, una cosa mondiale!
Il mitico reddito di cittadinanza ha fatto molto bene ai suoi ‘inventori e gestori’, un poco di bene ai Navigator, tra un po’ a spasso, molto poco bene ai circa due milioni di lavoratori ai quali non ha trovato un lavoro.

Ebbene, in questa situazione da brividi e per motivi imperscrutabili, il Governo presieduto, poco bene, dal prof. Giuseppe Conte, detto pochette, viene letteralmente abbattuto a spallate da Matteo Renzi, un transfuga del PD (come altri, Calenda ad esempio) che, prima attraverso il Partito si è fatto assegnare (cioè ha fatto assegnare ai suoi amici) due ministeri e quant’altro, e dopo è uscito sbattendo la porta dal PD, con i due ministri e una truppa di senza fede, già deputati e senatori eletti dal PD, al solo scopo di costituire una forzetta politica di molti parlamentari e pochi voti sperati, dal 2 al 4 percento. E la ha costituita al solo scopo di tenere in scacco il Governo e il PD (sorvolo sugli stellini, se lo meritano) per … già per cosa? per guadagnare spazio, visibilità, potere e specialmente il più importante dei poteri, la capacità di interdizione. Ho già detto e quindi non ripeto, che questo non è motivo sufficiente per bistrattare la Carta Costituzionale. Il tutto, di fronte ad un PD ammutolito, e in parte ambiguamente favorevole a Renzi (penso alle dichiarazioni di Bonaccini, ai sussulti di Marcucci, alle ambiguità di Lotti, ecc.), guidato da un uomo che ha un’idea politicamente e culturalmente giusta, ovvero mantenere la parola data e l’impegno assunto, ed evitare di fare saltare per aria un Governo, che ha avversato in tutti i modi e che ha accettato proprio perché Renzi si mise a fare la voce grossa e il PD non ebbe la forza di mandarlo a quel paese. Per cui, il povero Nicola Zingaretti si trova a guidare un partito che è in realtà un guazzabuglio di correnti e sottocorrenti, inaffidabili e ambigue, che tiene insieme avventurosamente, sempre ben consigliato da un certo Goffredo Bettini che si autodefinisce un sottile politico-diplomatico-pensatore. Nel bel mezzo di una crisi di Governo demenziale, non riesce mai ad assumere il controllo della situazione: molte (la gran parte) delle idee sbandierate da Renzi (non certo il ponte sullo stretto!) sono sue, del PD, che le difendeva sottovoce, troppo sottovoce e ha sperato che Renzi gli togliesse le castagne dal fuoco sparando contro Conte & co., ma poi si è trovato (come era prevedibile a chiunque salvo a Bettini, se non era amico, lui, di Renzi) un Renzi strabordante in piena mania di grandezza e che ha deciso di buttare fuori Conte (finendo per rafforzarlo … geniale) e di rientrare nel Governo con il doppio dei ministri e non so che altro. E siccome non è uno che va per il sottile (e ha più di un “orecchio” nel PD) spara anche contro il ministro dell’Economia, l’unico, in pratica, di cui in Europa ci si fidi, ma che è anche quello che ha i cordoni della borsa!

La crisi nasce da una sparataa freddo di Renzi contro pochette, del quale condanna, tra l’altro, la tendenza a fare di testa sua, a fare il capo … e detto da lui! Praticamente lo accusa di avere tentato e di stare tentando un colpo di Stato, a dir poco. E lo fa in modo anche offensivo e insultante. Ora, sia chiaro, non è che Conte sia Cavour, è un uomo cinico, privo di senso etico, privo di dirittura politica, accentratore e molto arrogante, perfino più di Renzi. Anche se, esercita le sue pessime qualità in maniera suadente e piaciona, l’opposto di Renzi. Come risultati, oggi come oggi, della sua presenza a Palazzo Chigi, pochi ne ha da mostrare con vanto. Ha però per le mani una cosa delicatissima: il piano di rinascita, per gestire il quale, specie in questa crucialissima fase iniziale, cambiare all’improvviso cavallo, anzi, ‘cavallise saltasse anche Roberto Gualtieri, significherebbe farsi guardare dagli altri Stati europei come i soliti magliari. Ma non solo, sarebbe addirittura il meno! Il meno? Il meno. Perché il piano di rinascita per la prossima generazione europea (tanto per mostrare che si può dire anche in italiano) non è gestito dagli Stati, ma dalla Commissione. È la grande novità, fondamentale, perché mette davvero le premesse per la costruzione di uno Stato federale, che, infatti, comincia ad avere un debito pubblico tutto suo. Ma proprio per questo, la Commissione, dove non ci sono rappresentanti degli Stati, può essere indotta a gestire il piano in maniera non solo e non tanto oculata, quanto ‘regolare’, per così dire. Insomma, stavolta si scherza meno del solito: se non si fanno bene i compiti (che ci siamo assegnati noi, come parti della Unione) i soldi è facile che non arrivino: la Commissione decide a maggioranza, a prescindere dagli Stati membri, e le condizioni sono stringenti.

Ed eccolo lì, il toscanaccio ‘rinascente’ (che orrore quel salamelecco a … bin Salman) che cerca senza riuscirci di imitare quel venditore di pesce surgelato spesso in TV come lui, alla fine di incontri defatiganti in cui si discuteva di programmi, cioè di nomi, se ne esce con “Zero assoluto per ora nessun accordo. Stupiti dalle chiusure, non ci sono segnali da M5S e PD” ( ci vuole una faccia tosta!) e quindi, tutto fermo, anche se Renzi è pronto ad una ‘mediazione’, con chi non si sa. Intanto Marattin, lascia intravedere documenti (o verbali e ci si domanda cosa sia un verbale!) con numerose ‘spuntature’, cosa siano non saprei si dovrebbe chiederlo alla signora Panella. Ma alla fine, Renzi fa saltare il tavolo, naturalmente dicendo che è colpa degli altri. Anche se gli stellini con il loro infantilismo ci mettono del loro. Bettini riposa e quindi il PD tace, Bonaccini anche. Conte, cosparge il cammino di mine: pare che voglia un incarico di mezza giornata per risolvere tutto, con una bottiglia di Salice Salentino!
Ma la notizia bomba è un’altra: con molta sofferenza interiore e grandi stracciamenti di anima, dopo un lungo colloquio con Giggino a Palazzo Chigi (e che ci fa lì Giggino?) l’on. Emilio Carelli, lascia gli stellini per fondare, non ho capito bene, una sorta di casa comune o non comune, una casa, insomma qualcosa.
Ah, dimenticavo. Il ‘decreto ristori’ (espressione da rosticciere!) è rinviato al prossimo Governo, per ora mangiatevi le unghie.

Poi Sergio Mattarella ha giocato la sua carta: bravo! Quante volte lo ho detto che il gioco lo guidava lui? Però, ora scommettiamo? Domani Renzi dirà che è merito suo e poi, più sommessamente, lo dirà anche Giggino!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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