martedì, Ottobre 19

Filosofia e fisica, un dibattito aperto Intervista con il professor Enrico Berti, filosofo e teologo

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L’affermazione di Krauss che : ‘…coloro che sostengono una visione platonista della realtà,…. li rende anch’essi filosofi’. Cosa c’è di vero in questa affermazione?

Con platonismo Krauss intende una concezione realistica, secondo la quale le teorie scientifiche fanno conoscere la realtà. Questa è certamente una filosofia, quindi Krauss dice il vero, ma è la filosofia che sta alla base di tutte le scienze, senza la quale nessuno farebbe ricerca.

 

La metafisica cosmologica è la più discussa anche per le posizioni religiose che ne derivano. Perché le posizioni diventano così rigide secondo lei, divergendo in due posizioni che vedono la scienza da una parte e la religione dall’altra?

Sul rapporto tra scienza, quindi cosmologia, e religione ho già risposto a proposito della seconda domanda. La distinzione tra scienza e fede (che non coincide con quella tra scienza e filosofia, perché la fede non è un sapere) permette allo scienziato di decidere se credere o non credere, mediante un atto di libertà. Coloro che credono che lo scienziato non possa avere una fede religiosa, professano una concezione illiberale della scienza, che nega la libertà, cioè una concezione filosofica, ma si tratta di cattiva filosofia.

 

Secondo lei, la riduzione del cosmo a modelli matematici e fisici, se da una parte spiegano o presuppongono dispiegare le cose fino alla conferma da parte dei dati delle osservazioni, può d’altra parte nel semplificare il tutto unicamente a dei numeri, togliere all’essere umano la meraviglia e lo stupore di guardare ancora le stelle?

La meraviglia non è un’emozione di carattere estetico, come credono quanti parlano di stupore, ma è un desiderio di sapere. Questo desiderio non viene mai meno, poiché tutti gli scienziati onesti non cessano di cercare, di farsi domande, come testimonia il recente libro di un noto fisico, Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi, 2014), il quale a pagina 42 presenta tutti i ‘perché?’, cioè tutte le domande lasciate aperte dalla fisica odierna.

 

I progressi della scienza ed il sapere sul cosmo, portano l’uomo a sentirsi ancor di più una piccolissima parte dell’universo, sentendosi smarrito per questo?
In questo la filosofia può essere d’aiuto? In caso positivo, può questo essere considerato lo sviluppo ultimo della filosofia, cioè quello di supportare l’uomo nell’accettare quello che si sta scoprendo scientificamente? Come si inserisce invece la religione, in questo caso?

L’uomo, grazie alla scienza, scopre certamente di essere una piccolissima parte dell’universo, ma per lui, che vive questa piccolissima parte, essa è come un tutto, cioè è tutto ciò che gli sta a cuore. La religione si può inserire in questa visione dell’universo, se la scienza non si trasforma, rinnegando se stessa, in cattiva metafisica, cioè in una metafisica che esclude qualunque spazio al di là di quello conosciuto da essa, qualunque meraviglia. Una vera scienza non esclude tale spazio, la cui esistenza è espressa dalla filosofia, da una buona filosofia, ovvero da una buona metafisica. Tale spazio rende possibile la fede. Attenzione! La rende possibile, non necessaria. Starà poi al singolo uomo decidere se compiere o non compiere un atto di fede. Una buona scienza, e una buona filosofia, gli garantiscono questa libertà (non necessità). Una cattiva scienza e una cattiva filosofia gliela tolgono.

 

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