giovedì, Luglio 29

Filippo Drago: missione sindaco “Sono presidenzialista a condizione che non si facciano liste bloccate di nominati”

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È conosciuta come la Costa dei Ciclopi, sovrastata dall’Etna e resa famosa dai Malavoglia di Giovanni Verga. È quella parte della Sicilia orientale dove il mito parla dell’amore tra la ninfa Galatea e il bellissimo Aci che scatenò l’ira di Polifemo. Una terra che gravita intorno a Catania. Al governo di uno dei comuni dell’hinterland, Aci Castello, che conta oggi oltre 18mila abitanti, c’è il sindaco Filippo Drago. Dottore commercialista, è stato deputato ma anche senatore dal 21 dicembre 2012 al 14 marzo 2013 con il MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud. Ha ricoperto anche l’incarico di assessore a Catania. È stato condannato in 2° grado per falso i bilancio in relazione a presunti illeciti nella redazione dei bilanci comunali nella giunta Scapagnini. Ha iniziato a fare politica nella Democrazia Cristiana – suo padre Antonino era un potente esponente dello Scudo Crociato – è stato poi esponente del Cdu, dell’Udc, del Pdl. Oggi fa il sindaco, una “missione” commenta.

Sindaco, oggi i sindaci sembrano essere diventati improvvisamente di ‘moda’, è un ruolo che sta assumendo una connotazione particolarmente positiva nell’opinione pubblica nazionale. Nella sua realtà è così? E cosa significa fare il sindaco per lei?

Secondo me non siamo di moda ma al contrario siamo avvertiti nell’opinione pubblica come coloro che tassano i cittadini e non come coloro che invece applicando la legge tassano i cittadini. Purtroppo la politica nazionale ci ha dimenticato. L’autonomia locale, le comunità, le tradizioni, la cultura sono il fondamento della nazione. E dimenticandosi di tutelare,  coltivare e rafforzare le comunità locali si perderà il senso di appartenenza. Fare il sindaco in queste condizioni non soltanto è una passione, ma io aggiungerei una missione per le difficoltà alle quali andiamo incontro giorno dopo giorno.

Lei è ricandidato alle amministrative di maggio?

Sì, certo.

Nel dibattito tra semipresidenzialismo e presidenzialismo, lei da che parte sta?

Io sono presidenzialista a condizione che non si facciano liste bloccate di nominati. La verità è che questo sistema che stanno mettendo in atto piuttosto che agevolare la partecipazione e ridare fiducia nelle istituzioni allontanerà di più il cittadino. Quindi sarei per il sindaco d’Italia accompagnato e supportato da parlamentari, da consiglieri, chiamiamoli come lei vuole, eletti da popolo e non nominati.

Liste civiche o partiti tradizionali?

Nella fattispecie le nostre liste sono miste, da un lato abbiamo i partiti tradizionali nazionali ed anche parecchie liste civiche espressione fortissima del nostro territorio. È una coalizione composita.

Ma quale il limite della lista civica a livello locale?

A livello locale la lista civica oggi piuttosto che essere un limite è una risorsa. I limiti semmai possono essere a livello di prospettive, mancando di un collegamento di un partito nazionale. Un movimento di cittadini che spontaneamente partecipa senza un partito io lo vedo un elemento positivo di partecipazione alla vita politica.

Destra, sinistra sono categorie che hanno ancora senso?

Quando si amministra da sindaco il territorio si perde la connotazione politica. Si amministra in favore di qualsiasi cittadino, uomo, donna, giovane o anziano, poco importa. Sulla base invece delle idee si organizzano gli atti amministrativi. Per quanto ci riguarda, per esempio ad Aci Castello, abbiamo evitato che il cittadino pagasse l’Imu prima casa, perché riteniamo la tassa sulla casa una tassa ingiusta e quindi rispetto alla sinistra abbiamo la differenza.

In Sicilia sono state istituite le Città metropolitane tra le quali Catania, lei come vede questo nuovo ente territoriale?

Stiamo politicamente valutando cosa fare e cosa dire. Se la città metropolitana è un’occasione e non è al contrario la perdita delle identità e della cultura, di una tradizione secolare è una grande possibilità. Viceversa se la città metropolitana immagina di annettere cultura e tradizioni Aci Castello sarà contro.

I Comuni e l’Europa, come vede questa istituzione?

Io credo nell’Europa dei popoli e non all’Europa solo finanziaria. Il problema, per esempio, dello sviluppo della Sicilia e dei Comuni della Sicilia nel rapporto con l’Europa è un problema di una eccessiva mediazione burocratica da parte della Regione che non riesce ad utilizzare bene e tutti i fondi strutturali. Quindi sarebbe una grande occasione che l’Europa potesse, ad esempio, rivolgersi direttamente ai Comuni o a delle strutture strettamente collegate con i Comuni. In Sicilia abbiamo perso straordinarie occasioni.

Riguardo l’attuazione del federalismo demaniale c’è qualche bene che potete prendere dallo Stato?

Noi purtroppo non ne abbiamo. Ma per di più in Sicilia non è stata applicata la norma sulla sdemanializzazione. Immagini che tutta l’aria costiera che è la nostra ricchezza, non la governa il Comune ma la governa la Regione e quindi quanta confusione ci crea questa situazione nel governo…

L’emergenza sociale come la state affrontando?

Con molte difficoltà perché purtroppo tutti vincoli che vengono messi dal governo nazionale, per esempio in ordine al patto di stabilità o più ancora in ordine al rispetto della cassa e quindi della liquidità ci sta impedendo di erogare sostegno al disagio della comunità in quanto sforando i vincoli da un lato o aumentando l’indebitamento di cassa si pagherebbero gli interessi. Ma purtroppo, al contrario di ciò, c’è una distruzione sociale che aumenta.

Lei come lo vede il riconoscimento della cittadinanza ius soli?

Io sono favorevole per tutti quei figli nati in Italia, nati ad esempio ad Aci Castello. Naturalmente anche per gli altri sono favorevole a condizione che abbiano un posto di lavoro e dimostrino come portano avanti la famiglia.

 

 

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