lunedì, Settembre 20

Filippine-Islam, un rapporto mai cresciuto field_506ffbaa4a8d4

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BangkokLa società filippina e tutta la cultura dell’Arcipelago sono fondamentalmente permeate dalla religione cattolica, questo lo si constata non solo in occasione delle visite papali, affollate da milioni di fedeli che accorrono da ogni parte del Paese ma anche da piccole cose di vita quotidiana, come i canali dei predicatori religiosi operativi 24 ore su 24, oppure dall’intero sistema di vita filippino dove – alla fin fine – coloro che praticano la religione cristiano-cattolica si sento a casa, poiché manca loro forse il parametro del vivere in una Cultura multietnica e più democraticamente aperta verso altre etnie e forme di credo religioso o ideologico. Tutto questo si condensa, quindi, in un corpus legislativo che non concede parecchio spazio a considerazioni di tipo multietnico e che procede per forme di consuetudine per le quali – almeno finora – non ci si è poi posto nemmeno tanto il problema di rilevare se vi siano disfasìe o differenti valutazioni nel tessuto sociale verso altri modi di pensare o verso altre forme di credo religioso.

In epoca di fondamentalismi, visto che nel Paese vi è una componente islamica – nel Sud del Paese – e che esistono anche frange terroristiche affiliate volta per volta ad al Qaeda piuttosto che all’IS, la questione assume una rilevanza ed una luce parecchio differente. Una logica di “due pesi e due misure” nella società filippina, insomma, potrebbe dare acqua a forme fondamentaliste di pensiero e consentir loro di veleggiare verso incidenze e misure oggi almeno apparentemente contenute. Ecco perché la questione della implementazione delle forme inclusive verso altre religioni diviene importante oggi più che mai, al di là della necessità di incrementare anche i margini di una cultura locale al fine di renderla più vicina al melting pot che si riscontra in culture più avanzate.

Il tema è tornato di prepotenza alla ribalta negli ultimi tempi, dopo la pubblicazione degli esiti di una ricerca realizzata da un importante Istituto di sondaggi e di ricerche sociali, ovvero Stazioni Meteo Sociali SWS dove appare chiaramente che la Comunità musulmana del Paese – tra gli intervistati – ha sconsolatamente mostrato zero o quasi segni di miglioramento sociale nel contesto filippino. Un punto di vista che accomuna due filippini su cinque ovvero il 43 della popolazione totale.

Allo stesso tempo, il 24 per cento dei 1.200 intervistati tra il 5 e l’8 giugno scorsi, si è detto in disaccordo, mentre un 30 per cento è risultato indeciso, con un finale risultato del +18 di moderato accordo. Un numero lievemente più grande, intorno al 47 per cento, ha affermato che la posizione dei musulmani nella società filippina potrebbe essere migliorata, anche attraverso una forma di trattamento preferenziale oppure concedendo vie preferenziali verso persone che –in genere- abbiano particolari caratteristiche come razza o religione. Solo il 28 per cento si è detto in disaccordo con il trattamento preferenziale mentre il 24 per cento si è dichiarato indeciso.

Per quanto riguarda la voce Negli anni più recenti non vi è stato alcun reale miglioramento nella posizione dei musulmani in questa Nazione, essa è stata quella che ha ottenuto il punteggio più alto a Luzon (+20,43 per cento in accordo, 23 per cento in disaccordo) e nell’area Metropolitana di Manila (+20,45 per cento, 25 per cento in disaccordo). A seguire Visayas con il + 17 per cento (43 per cento in accordo e 26 per cento in disaccordo) e Mindanao con il +14 per cento (44 per cento d’accordo, 29 per cento in disaccordo).

L’accordo verso il trattamento preferenziale si è anch’esso mostrato con più alti valori nell’area di Balance Luzon (+23,48 per cento in accordo, 25 per cento in disaccordo) e nell’area Metropolitana di Manila (+19,46 per cento in accordo, 27 per cento in disaccordo). Da vicino, in terza posizione vi è Mindanao (+17,48 per cento in accordo, 31 per cento in disaccordo) e Visayas (+8,43 in accordo e 35 per cento in disaccordo).

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