domenica, Aprile 18

Filippine e un male antico chiamato corruzione field_506ffb1d3dbe2

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Aquino III

Bangkok – Benigno Aquino III, nella campagna politica del 2010 che lo portò a raggiungere il soglio della Presidenza nelle Filippine, aveva posto la lotta alla corruzione come fattore tra i fondamentali del suo mandato. Oggi, a metà e qualcosa in più del suo mandato della durata di sei anni, giunge il tempo dei bilanci e delle valutazioni. E –dati alla mano- nella Nazione la percezione della corruzione permane sempre allo stesso livello.

Una ricerca condotta da Stazioni di Clima Sociale ha rilevato che più della metà degli intervistati tra mille imprese comprese nell’area metropolitana di Manila ed altre sei aree distribuite sul territorio nazionale hanno indicato la voce “molto” circa il livello di corruzione nel governo e nelle attività nell’ultimo anno. Il 56 per cento degli uomini d’affari ha indicato un livello “molto” alto della corruzione nel settore pubblico, un 30 per cento circa di crescita in più rispetto al 43 per cento del 2012. Se si considera questi dati nel contesto più ampio, la ricerca condotta da Stazioni di Clima Sociale mostra che il 56 per cento è il secondo livello più basso dal 2000. In ogni caso, con tutta evidenza, resta ancora troppo alto.

Ad essere al centro delle valutazioni negative vi sono sempre le stesse agenzie governative ritenute ancor oggi la principale sede di corruzione in ambito pubblico. Delle 26 istituzioni sottoposte a valutazione nella loro trasparenza nella lotta alla corruzione il Bureau delle Dogane raggiunge il vertice con una valutazione “molto negativa”. Tutte le altre agenzie governative sono state declassate come il Congresso, il Dipartimento dell’Educazione, dei Governi degli Interni e Locale, l’Agenzia del Bilancio e del Management, l’Ufficio dei Trasporti Pubblici e le Corti Processuali. Tra le Agenzie governative con lo stesso (basso) livello di valutazione nella lotta alla corruzione vi sono  i Dipartimenti delle Risorse Ambientali e Naturali, quello dei Lavori Pubblici e Autostrade, l’Ufficio Interno dei Redditi e la Polizia Nazionale Filippina.

Secondo la ricerca statistica delle Stazioni di Clima Sociale, il 42 per cento degli intervistati ritiene che “la maggior parte/tutte” le società variamente interessate al loro campo professionale d’operatività hanno dato bustarelle per aggiudicarsi i contratti e gli appalti nel 2013. Il 44 per cento ha affermato che erano stati sottoposti a pressioni nel dare bustarelle, per ottenere licenze o permessi nazionali per “aggiustare” la contribuzione fiscale, aggirare le leggi sulle importazioni e gli sdoganamenti, fornendo al Governo beni e servizi, mediando sui crediti e per accedere a incentivi fiscali. Sebbene restino alte, anche queste rilevazioni nel 2013 erano più basse che nel 2000, ha aggiunto la stessa società rilevatrice.

Si ritiene che siano diverse le motivazioni alla base di questa valutazione livellata ancor oggi al ribasso nei confronti dell’immagine data dal Governo e dalle sue principali Agenzie nella lotta alla corruzione. Tra tutti coloro che sono impegnati nell’imprenditoria nazionale, quindi, i principali attori della scena economica nazionale, ovvero l’elemento caratterizzante del campione statistico sottoposto a ricerca e indagine statistica, uno dei tratti più importanti è che tutti affermano come –nonostante Benigno Aquino III affermi di vole contrastare tutto questo- quand’anche il Governo nella sua attuale configurazione parlamentare e nella Presidenza abbia mai realmente intrapreso la lotta contro la corruzione- nessuno dei pesci veramente grandi della corruzione nazionale e che avevano di fatto governato in maniera macroscopicamente più evidente nei due mandati presidenziali che hanno preceduto quello di Benigno Aquino III sia stato processato, condannato e sia finito in carcere.

Le campagne presidenziali contro la corruzione dilagante nel settore pubblico, burocratico ed amministrativo, finora hanno partorito un topolino. Anche i resoconti derivanti dalle indagini condotte nel campo della corruzione alle dogane contribuiscono a deprimere l’ambiente ed i sentimenti nazionali su questi temi. Dal 2002 al 2011, il Governo ha perso più di 1.33 trilioni di pesos filippini (un controvalore all’incirca di 29 miliardi di Dollari USA) in capitali legati al contrabbando, secondo la Federazione delle Industrie Filippine alla quale sono associate circa 800 Società. Oltretutto, sembra proprio che tutti coloro che operano nel contrabbando e nel commercio illegale utilizzino sempre il vecchio stile (più o meno incontrollato dalle autorità preposte) di minimizzare, travisare i dati, falsificare tutti i numeri relativi alle spedizioni via mare delle attività commerciali finalizzate a import/export di beni e servizi.

E ora veniamo al punto: che fare? L’88 per cento del campione sottoposto a indagine statistica ritiene che l’apporto di una forte libertà d’informazione soprattutto nel settore della conoscenza delle leggi vigenti avrebbe potuto dare un importante contributo alla riduzione della corruzione. Uno dei punti cardine della campagna presidenziale di Benigno Aquino III era appunto la lotta alla corruzione, allora, ci si chiede tra gli addetti al settore ma soprattutto nel corpo stesso del tessuto sociale, vista l’influenza del Presidente sul Congresso, perché non sono stati fatti reali passi in avanti in questo settore della vita civile nazionale? Perché il Presidente non pressa ulteriormente sul Congresso perché siano finalmente introdotte delle leggi ad hoc, mirate per il contrasto alla corruzione? Sta di fatto che il testo di legge apposito per la lotta alla corruzione e lo spirito di riforme che vi è contenuto sono ancora in attesa di discussione in Parlamento e di essere trasformato in legge, il che è peculiare, visto che alla sua base vi è il concetto stesso di proteggere lo Stato, i suoi fondi e tutto ciò che è pertinente la materia pubblica, ovvero, proprio il settore di competenza delle maggiori agenzie governative ritenute essere le principali responsabili del clima di corruzione diffusa nel Paese.

La scorsa settimana il Governo ha annunciato delle riforme in questo campo, comprese le transazioni governative e tutte le operazioni di cassa, il che –nelle parole del Presidente- dovrebbe limitare e rendere molto più difficile poter accedere e gestire fondi pubblici con la incontrollata spensieratezza che ancor oggi regna in quel settore. Per gli osservatori -ma anche per l’opinione pubblica- sarebbe davvero un bel passo in avanti in termini d’immagine da parte della macchina amministrativa pubblica. Il Governo, finora, ha avuto tre anni di tempo per agire e lo ha fatto in modo incerto, balbettante e timido. Gli osservatori esperti in materia affermano che i Governi e le Amministrazioni passano mentre le leggi restano. E il tempo perl’Amministrazione di Benigno Aquino III passa sempre più in fretta perché possa lasciare di sé un segno distinguibile e positivo nel Tempo nella specifica materia della lotta alla corruzione nelle Filippine.

 

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