martedì, Maggio 11

Filippine e sfide economiche field_506ffb1d3dbe2

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President Aquino delivers speech on Mindanao region


Bangkok
– Non c’è modo di scampare alle sfide che si stagliano all’orizzonte per i manager delle Filippine nei prossimi mesi. L’ostacolo maggiore da superare per gli uomini del Presidente Benigno Aquino è l’inadeguatezza della spesa governativa determinata dal collo di bottiglia burocratico che rallenta  l’implementazione di vari progetti.

Il gigante finanziario olandese ING Bank ha fatto sapere che numerosi indicatori confermano le stime al ribasso della crescita economica del Paese, ribasso superiore a quello già previsto e dichiarato dalla stessa Amministrazione Aquino. Gli esperti del Gruppo finanziario operativi su Manila, guardano a tutto ciò con una certa preoccupazione, in special modo per l’impossibilità del Governo di spendere quanto lo scenario economico richiederebbe.
Gli esperti sottolineano la ridotta capacità di spesa mostrata nel mese di Maggio,  secondo picco negativo negli esborsi governativi in meno di un anno. Il primo si era verificato a Novembre, quando si era avuto il blocco ai sostegni economici a Visayas,  per il Super Tifone ‘Yolanda’,  e gli scandali legati alla corruzione che hanno reso il Governo estremamente cauto nel maneggiare la liquidità.

La crescita del Prodotto Interno Lordo nel 2014 si stima possa rallentare fino a raggiungere il livello di 5.9 per cento partendo dal 7.2 per cento dell’anno scorso. Nel primo quarto dell’anno, la crescita è stata più lenta delle stime -già non del tutto rosee- assestandosi al 5.7 per cento, un risultato dovuto principalmente al collo di bottiglia burocratico nelle infrastrutture dovuto al super tifone.

L’obbiettivo della crescita economica quest’anno era stato stabilito fosse ad un livello più alto del 6.5-7.5 per cento contro il tasso di crescita dello scorso anno che era stato fissato tra il 6 ed il 7 per cento. La crescita reale nel 2013 ha raggiunto il 7.2 per cento, il secondo più veloce tra i maggiori mercati economici e finanziari asiatici.

Nel periodo da Aprile a Giugno, la crescita ha continuato a ristagnare in parte causa i ritardi nella implementazione del piano di ricostruzione di Visayas.

Il Governo ha concluso i suoi primi cinque mesi dell’anno con un  surplus nel budget di 8.5 miliardi di Pesos (circa 195 milioni di Dollari USA) causa una contrazione nella spesa del 4 per cento ed una crescita del 12 per cento derivante dalle rendite accantonate l’anno precedente.

Gli esperti e gli analisti continuano ad essere ottimisti sul fatto che la spesa statale possa riprendere a ritmi accelerati nei mesi a venire  -i manager starebbero  lavorando per risolvere la questione del collo di bottiglia burocratico. Ottimisti al punto di ritenere che tutto ciò potrà davvero accadere a breve e questo potrebbe significare la revisione delle stime della crescita economica facendo volgere l’indicatore del barometro economico verso migliori prospettive nell’immediato.

ING Bank ha fiducia nel fatto che le Filippine  -come altri mercati emergenti-  sono un Paese capace di sfidare differenti questioni che si pongono con una certa urgenza sul tavolo. Tra queste anche le tensioni in Medio Oriente, che potrebbero innescare una spirale al rialzo del prezzo del petrolio, così come i vari aggiustamenti nella politica monetaria complessiva della Federal Reserve (Fed).

La Fed ha rivisto abbastanza intensamente i programmi di facilitazione d’accesso  al denaro nel corso dell’ultimo anno, il che è stato spesso visto come fattore precursore di un più vasto aumento dei tassi nel prossimo futuro. E ciò è la più grande preoccupazione dei mercati, affermano gli esperti di economia dell’area.  L’incrementare le condizioni economiche negli Sati Uniti potrebbe trainare positivamente anche le esportazioni dai mercati emergenti come quello delle Filippine, il che sarebbe molto positivo per la crescita dell’area.

Secondo gli osservatori economici le Filippine hanno dalla propria parte svariati fattori, uno di questi è la crescita demografica: ad esempio, se si ragiona in prospettiva, Filippine e Indonesia sommate si stima avranno una popolazione di 35 milioni di abitanti in età da lavoro per il 2025, cioé la metà della intera popolazione thailandese oggi. Altresì, gli esperti sottolineano che quel che sta accadendo ultimamente in termini di contrazione dell’economia è da considerarsi un fattore globale e non d’area, quel che sta accadendo dal 2008 ad oggi è un fenomeno esteso, profondo e, appunto, globale, non specifico delle Filippine o comunque del Sud est asiativo. Per quanto sia incontrovertibile che l’Asia -a partire dalle Filippine- ha bisogno di varie riforme radicali che snelliscano e ri-vivifichino i mercati locali, troppo spesso resi farraginosi da sistemi burocratici locali cristallizzati e poco propensi ad attuare un vero e proprio rinascimento riformatore e normativo al proprio interno, come peraltro confermato dal più recente report del Chartered Global Research, il quale sottolinea che la crisi nell’area è determinata anche da  fattori ciclici specifici che si aggiungono a quelli generali della crisi sviluppatasi dal 2008 fino ad oggi.

 

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