giovedì, Settembre 23

Fil rouge fra Figli di Papà: Bossi, Jong, Cuomo I troni ereditari non sono solo della monarchia: ma c'è erede ed erede...

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 Andrew Cuomo

 

Comincio la settimana autogratificandomi: qualche tempo fa discettai di storia d’Italia tracciata da camicie di vari colori, puntando l’attenzione su quella imperante ai giorni nostri, la camicia bianca.
Ieri mattina, su ‘Il Fatto Quotidiano, Furio Colombo ha ‘partorito’ ‘Renzi, il nuovo potere in camicia bianca’. Dunque, ormai la camicia bianca è diventata simbolo della classe dirigente. Non posso, però, dimenticare che ‘la mafia in colletto bianco’ fu un’espressione di un grande fiorentino scomparso da qualche anno, che di giustizia se ne intendeva, essendo stato anche Procuratore Nazionale Antimafia tra il 1997 e il 2005: il giudice Piero Luigi Vigna. Inquietante, vero?

Sul tema, però, lascio aperte le porte alle vostre considerazioni, in quanto il terreno di riflessione l’ho tratto scandagliando i quotidiani alla ricerca di un filo conduttore. Pur esprimendo la massima esecrazione su quanto si è replicato a Genova per l’ennesimo nubifragio, ulteriore dimostrazione che lo Statononsiamo noi, ma le solite camicie bianche nostre parassite, punto l’obiettivo su altre notizie, che collego col fil rouge fra personaggi che sono eredi di padri ‘importanti’, nel bene e nel male.

Cominciamo da casa nostra, ma solo perché il soggetto in questione è stato più volte bersaglio dei miei strali: Renzo Bossi.
Quante volte, nei suoi confronti, è stata utilizzata la frase fatta ‘Braccia rubate all’agricoltura’? Ebbene, dai giornali apprendiamo che il ‘non laureato’ in ‘non so che’ (pare ‘Gestione aziendale’… ma in che lingua?) dal ‘prestigioso’ Ateneo di Tirana (ma non era in Agraria), si è arreso alla sua vera vocazione: l’agricoltura, appunto (non l’itticoltura, pur se un allevamento di trote…).
Lo ha affermato, sempre con quel pizzico di protervia che si porta dal DNA paterno, dicendo «Meglio l’agricoltura che la politica», quando, col fratello Riccardo, si è presentato al processo, in corso presso il Tribunale di Milano: erano entrambi imputati per appropriazione indebita di ingenti somme dal finanziamento pubblico al Partito fondato da Papà (e la Lega si era costituita parte civile).
Naturalmente, ha precisato che mica zappa la terra lui: fa l’imprenditore agricolo, insomma, losciur padrun da li beli braghi bianchi’.
Avrà perso la sua passione per alimenti non esattamente biologici, come caramelle e patatine che, ai tempi della sua permanenza al Pirellone, costarono migliaia e migliaia di euro ai contribuenti?
Una cosa non l’ha persa, da allora: apre bocca e gli dà fiato. Così, rivolgendosi ai giornalisti, ha detto, «Sto bene, non faccio il vostro lavoro».
Ma perché, è andato avanti nello studio dell’abbecedario, ora che è stata anche chiusa per fallimento la ‘Scuola Bosina’ della sua matrigna?
Immagino il sollievo del Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino, a cui è stata evitata la patata bollente di una presentazione del giovane Bossi all’esame di abilitazione alla professione, qiacché son certa che, al figlio del Capo, un praticantato al giornale leghista ‘La Padania’ non glielo avrebbero certo negato!

Liquidato il Bossi iunior che, perlomeno, si è ritirato nelle sue terre (a proposito, come le ha comprate?), passiamo all’altra notizia sul potere ereditario.

Se proprio devo dirvela tutta, quel ‘polpettone’ dalla faccia di Provolino di Kim Sun Jong mi è parso un comodo parafulmine per le nefandezze avviate in Corea del Nord da suo nonno e suo padre.
Sotto certi aspetti, mi pareva un Renzo Bossi asiatico. Ora, poi, che pare sia stato ‘accoppato’ virtualmente o realmente, dalla sorella minore Kim Yo Jong, terminando così la sua parabola di potere, durata appena tre anni (altro che i ‘regni’ infiniti dei suoi parenti…), sembra un ragazzetto sperso che potrebbe anche averci rimesso le cuoia. ‘Sic transit gloria mundi’ (ai dittatori questo suggello è di routine: ricordate Gheddafi e Mr B.?). E, comunque, vincente, è una donna. Per una femminista come me, un motivo di riflessione.

Più riuscita è, invece, l’operazione ereditaria fra Mario ed Andrew Cuomo. Anche se, a sorpresa, nel suo saggio ‘All Things Possible’. ‘confezionato’ per far parlare di sé in concomitanza con le elezioni midterm del prossimo novembre alla carica di Governatore dello Stato di New York, che ricopre, appunto, da due anni, fa una rivelazione ‘difficile’. E’ lo stesso ruolo che ebbe suo padre, a cui non fu riconfermato nel ‘94  -fa il mea culpa Andrew-, perché il figlio si rifiutò di guidare la sua campagna elettorale, cosicché si diedero le chances di vittoria al repubblicano George Pataki (che fu una frana).
Nel ’92, inoltre, assai clamorosamente, lo stesso Mario Cuomo, senza dare spiegazioni, rinunciò a correre per le presidenziali. Molti furono i chiacchiericci che, all’epoca, si diffusero riguardo questo inspiegabile ‘gran rifiuto’, fra cui il pericolo che, nella lotta senza quartiere che si scatena fra i candidati, qualche antagonista col pelo sullo stomaco potesse  disseppellire qualche incolpevole parentela familiare scomoda.
C’è chi dice che, invece, Andrew, essendo più lontane genealogicamente tali parentele, possa anche essere in lizza per la Presidenza nel 2016. Dopo un Presidente di colore, dunque, un altro non WASP (White, Anglo Saxon, Protestant), ma italo-americano. Oppure una donna: Hillary Clinton. Comunque, qualcuno che esorbita dal solito identikit presidenziale Usa.

Ho una particolare simpatia per la famiglia Cuomo, e non solo per ragioni politiche: il bisnonno di Andrew partì agli inizi del ‘900 dalla mia città d’origine, Nocera Inferiore, dove sono rimasti in loco molti parenti. Matilda Cuomo, moglie di Mario, è un’attivissima filantropa in un’Associazione che sostiene e rimette in carreggiata i ragazzi di strada. L’ex Governatore senior mi omaggiò di una bella prefazione per un libro che coordinai da ghost, riguardante ricordi storici cittadini e si collegò in video, da New York, il giorno della presentazione.
Sono sempre convinta che le radici, nelle persone, siano fondamentali, indimenticabili, incancellabili. Anche se ghost. Faccio il tifo per Andrew …

 

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