sabato, Luglio 24

Fiera del libro di Torino dedicata alle 'visioni' Intervista a Valeria Luzi, scrittrice che dalla self publishing ha spiccato il volo, a Torino tra i visionari

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Arriva puntuale come ogni anno la fiera del libro di Torino che, in questo 2016, si svolgerà dal 12 al 16 maggio,  e il tema di questa ventinovesima edizioni è ‘visioni‘.
L’appuntamento con il Salone Internazionale del Libro di Torino si rinnova ogni anno a maggio nei quattro padiglioni di Lingotto Fiere. Un capolavoro di archeologia industriale, il celebre stabilimento Fiat con la rampa elicoidale e la pista sul tetto. Disegnato fra il 1915 e il 1922 e ammirato da Le Corbusier, dal 1985 il complesso è stato trasformato da Renzo Piano in centro espositivo, congressuale e commerciale.
Dai 100.000 visitatori e 553 espositori della prima edizione nel 1988, il Salone è cresciuto fino alle 276.179 presenze del 2015 e 1.100 espositori attuali.

Il Salone è anche un vivace festival internazionale della cultura, con un palinsesto di circa 1.500 presentazioni editoriali, convegni, appuntamenti, dibattiti, spettacoli e più di 2.000 relatori e ospiti in cinque giorni. Premi Nobel, scrittori, scienziati, filosofi, storici, giornalisti, artisti, architetti e designer, blogger, personalità del mondo dello spettacolo, della politica, della spiritualità. Lucide intelligenze del mondo contemporaneo, grandi interrogativi per comprendere le sfide della società in cui viviamo.

Il tema 2016  vuole dare ospitalità alle esperienze di chi ha la capacità di guardare lontano, di darsi e vincere sfide che sembravano impossibili, di lavorare nel futuro e per il futuro attuando progetti forti, basati su una conoscenza vera.
Al centro dell’edizione 2016 saranno, dunque, i visionari che, nei rispettivi rami di attività, si sono distinti per la lungimiranza del progetto, le capacità d’innovazione, l’originalità dei metodi operativi, ma anche la sapienza divulgativa e comunicativa: fisici, biologi, neuroscienziati, filosofi, artisti, architetti, economisti capaci di affrontare in modo creativo i temi cruciali della contemporaneità e di tradurre in pratica programmi mirati sul medio-lungo periodo.
Fra i testimonial di questa concreta capacità visionaria: il fisico Roberto Cingolani, dal 2005 il brillante direttore dell’Istituto italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, centro avanzato di robotica e nanotecnologie, che costituisce un’eccellenza internazionale come punta avanzata della ricerca in un settore strategico, Guido Tonelli, responsabile dell’esperimento che al Cern ha permesso di scoprire il bosone di Higgs, Marino Golinelli,  bolognese, classe 1920, imprenditore farmaceutico di grande successo, che nel 1988 ha creato la Fondazione che porta il suo nome e in cui ha investito 80 milioni di euro per aiutare i giovani a capire come sarà il mondo di domani e a valorizzare se stessi, per trasformare i problemi in occasioni, nel segno di una nuova imprenditoria che significhi anche crescita morale e civile.

In mezzo a questi visionari, si muoveranno editori e scrittori, tra questi ultimi, vi è Valeria Luzi autrice di ‘Ti odio con tutto il cuore‘ e ‘Mi manchi troppo per dimenticarti‘ editi dalla Newton Compton.

Valeria quando hai deciso di iniziare a scrivere?

Dunque, la mia storia d’amore con la scrittura -perché è proprio di questo che si tratta: Amore con A maiuscola e a volte anche odio, con la o minuscola perché passa subito- è cominciata molto presto, da bambina, con le favole, che ricopiavo cambiando alcuni dettagli con la mia prima macchina da scrivere  -una vecchia Olivetti di mio padre. Soffrendo di balbuzie, scrivere mi veniva molto più semplice di parlare, e soprattutto capii ben presto che, grazie alla magia della scrittura, potevo trasformare la realtà e vivere altre vite rispetto a quella che spesso non mi soddisfaceva appieno. Infatti, durante l’adolescenza, ho cominciato a riportare tutto ciò che mi capitava in un diario segreto, in cui hanno preso vita i miei primi racconti d’amore, che sognavo di pubblicare su una delle mie riviste preferite all’epoca. Tanti colleghi scrittori hanno approcciato molto tardi alla scrittura, magari per caso, invece nel mio caso parlerei proprio di una vocazione che si è manifestata in tenera età e rafforzata negli anni, anche se realizzare il mio sogno di diventare scrittrice è stato davvero arduo, soprattutto perché ho dovuto scontrarmi con le mie enormi insicurezze.

Da dove è nata la tua prima storia?

Le mie prime storie hanno preso spunto proprio dalla mia vita, facevo accadere sui fogli ciò che avrei tanto voluto accadesse nella realtà. Tipo riuscire a pubblicare. Alla fine dell’Università, ho frequentato un corso di scrittura creativa alla Mondadori, sicura di voler fare la scrittrice, ma un po’ a causa delle mie paure, un po’ per colpa dei miei genitori che mi hanno scoraggiato, alla fine ho accantonato l’idea, accettando il famoso posto fisso. Solo che la voglia di scrivere era talmente forte dentro di me da farmi lasciare tutto, pur di seguire il mio sogno. Il problema era che mi ero bloccata ancora prima di cominciare, forse perché avevo così tante idee e non sapevo decidermi o magari perché avevo paura di non farcela, di deludere qualcuno e quindi non riuscivo a scrivere ciò che mi frullava nella testa. Snervata dalla lotta con me stessa, ho rinunciato nuovamente al mio sogno e sono partita prima per Londra e poi per New York, in cui ho vissuto un anno. Trascorrere così tanto tempo lontano da casa ha messo a dura prova la mia forza, facendo rinvigorire la determinazione di tornare a combattere per realizzare ciò per cui sentivo di essere nata. Avrei potuto continuare a vivere negli Stati Uniti, invece, nel 2008 ho deciso di tornare a Roma, proprio per cercare di pubblicare il mio primo romanzo breve, una favola ironica sulla ricerca dell’amore perfetto. All’epoca non era ancora arrivato il self publishing in Italia, quindi l’unico modo per trovare un editore era inviare il proprio manoscritto a tutte le case editrici e cominciare a pregare che piacesse a qualcuno. Oppure stampare dieci copie e andare personalmente al Salone del Libro di Torino per convincere qualcuno a investire sulla mia storia. E così ho fatto. Nel maggio del 2009 mi sono recata a Torino, senza conoscere nessuno e presentandomi agli stand degli editori selezionati, in cerca di fortuna. Nonostante le mie enormi insicurezze, una vocina dentro di me mi diceva che avrei immediatamente trovato un editore e così avvenne. Pensavo di essere arrivata, che con la pubblicazione del primo libro la mia carriera sarebbe stata tutta in discesa, invece la strada da percorrere era ancora lunga e piena di pericoli.

Ti sei confrontata con il mondo dell’auto-pubblicazione. Come ti sei trovata?

Dopo il mio primo romanzo breve, pubblicato da Aliberti Editore nel 2009, mi sono ritrovata di nuovo a dover fare i conti con una miriade di dubbi. Ero veramente tagliata per fare la scrittrice? Quello era veramente il mio destino o dovevo trovarmi un lavoro stabile, come dicevano i miei genitori, e scrivere nei ritagli di tempo? Sarei riuscita a scrivere nei ritagli di tempo? E se avessi rinunciato al mio sogno, sarei riuscita a sopportare il rimpianto di non averci provato fino in fondo? Io volevo fare la scrittrice perché scrivere mi faceva stare bene, mi permetteva di sfogare le mie ansie, le mie angosce e le storie a lieto fine mi rendevano ottimista, cosa che nella vita reale spesso non ero. Il mio istinto mi diceva sempre che quella era la mia strada, ma allora perché mi ero di nuovo bloccata nella scrittura? Forse ci voleva un miracolo ed è per quello che accettai di accompagnare mio padre a Medjugorjie, il paese bosniaco in cui da oltre trent’anni appare la Madonna. Infatti, dopo questo pellegrinaggio, per grazia divina, riuscii a scrivere un emozionante reportage di viaggio, che proposi agli editori senza ricevere alcuna proposta valida. Era il 2012 e qualcosa stava cambiando nel mondo dell’editoria. La rivoluzione copernicana del self publishing, già in corso negli Stati Uniti, era appena agli albori nel nostro Paese, infatti, per la prima volta, sentii parlare della possibilità di auto pubblicare il proprio libro su Amazon da mia cugina, che vivendo in Germania era più avanti rispetto all’Italia. Mi sono andata a documentare e ho scoperto che in America, alcuni libri autopubblicati avevano avuto così tanto successo da suscitare l’interesse delle grandi case editrici, quindi ho deciso di buttarmi e di provare a pubblicare da sola su Amazon il mio reportage di viaggio.

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