lunedì, Ottobre 25

Fiera degli esibizionisti: in scena Renzi e i millennial che lo salveranno Oggi 3 Maggio i millennial salveranno Renzi, loro, la generazione più ignorante nella storia delle generazioni

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La televisione ha un rapporto malato con l’esibizionismo; nel mostrare l’esibizionista di turno ottiene i suoi ascolti, forse perché va ad attingere a un meccanismo psicologico che unisce la vittima  -l’esibizionista- al carnefice  -lo spettatore- che, nel mentre assiste all’esibizione della vittima compie riti di purificazione osservando la malattia della vittima che assomiglia alla propria, ma scongiurandola nel mentre l’osserva e proprio perché l’osserva, osservando pure  -si spera- la fondamentale stupidità che distingue l’esibizionista. Poi, ovviamente, ci sono quelli stupidi quanto l’esibizionista, quelli che lo guardano e vorrebbero trovarsi loro in quel momento in quel luogo. E sembra che molti dei programmi televisivi si nutrano di quel genere di spettatori

Tutti gli esibizionisti cadono nella trappola della televisione e non c’è lavoro o professione che si salvi da quella malattia dell’io. Capisci, però, quanto sia gravemente colpito da quella malattia chi, in televisione, non riesce proprio a gestirla e controllarla e si fa invece trasportare dal conduttore di turno, che incalza il malcapitato esibizionista con domande che ancora di più lo fanno esibire, e questo anche per soddisfare, il conduttore, il proprio narcisismo.

A scanso di sbagliate generalizzazioni, è evidente che la televisione svolga una attività di informazione, ma quando questo accade i programmi hanno tutta un’altra presentazione e chi ci va ha tutta un’altra storia, psicologica soprattutto. Non è la storia che troviamo nel programma di Fabio Fazio e in molti dei suoi ospiti. In molte delle sue puntate, Fazio ospita chi è al culmine dell’esibizionismo che lui invita dimostrando il doppio legame tra lui, Fazio, e l’esibizionista di turno.

Ce ne siamo tutti resi conto quando Fazio, nell’ultima sua puntata, ha invitato un senatore qualsiasi della Repubblica, Matteo Renzi, dandogli uno spazio che si riserva a chi è un po’ più di un qualsiasi.

Non c’era nessun motivo particolare che obbligasse l’Italia a sentire l’esibizionista Renzi, non c’è nulla che lo faccia al centro di una qualsiasi versione politica che non valga quella di un altro senatore, ma Fazio lo invita e gli dedica tutto lo spazio del caso. Perché lo ha fatto? È uno dei 315 senatori della Repubblica, è uno dei consiglieri del PD, e perché Fazio lo intervista? Ci aspettiamo che nelle prossime puntate Fazio inviti gli altri 314 senatori e tutti gli altri membri del consiglio del PD, perché se non fa questo la sua scelta di portare Renzi suona francamente incomprensibile. E per gli spettatori suona incomprensibile sentire uno che disegna scenari ma non ha nessun ruolo chiave per realizzarli, né, francamente, per presentarli alla vasta platea degli ascoltatori. Era lì per far cosa, Renzi? Dice lui che in quanto senatore ha diritto di esprimere il suo pensiero: perché la TV di Stato considera che il suo pensiero da senatore sia più importante del pensiero di un altro senatore della Repubblica? tanto da invitarlo in un programma? Allora, Renzi deve mettersi d’accordo: non può denunciare i caminetti e i salotti, quando va nel primo salotto di Italia a fare i suoi proclami, senza neanche un contraddittorio visto che Fazio è talmente pallido nei contradditori da risultare addirittura servile nelle domande che pone.

Tutto ciò per dire che lo squilibrio di certe situazioni che ogni giorno vediamo in Italia ha come complice proprio la televisione, che è il megafono dello squilibrio. E i cittadini non hanno nessun mezzo per contrastare questo abuso di potere, se non spegnendo la TV. La televisione, nei programmi come quello di Fazio, è il contrario dell’informazione; sceglie di fare il gioco di qualcuno non chiedendosi se quel gioco lo può davvero fare e se è normale che uno vada in televisione senza contraddittori per fare il suo gioco.

Poi c’è la figura dell’esibizionista Renzi: qualche ora dopo la sua esibizione, il PD cadeva ancora di più nella credibilità degli italiani, i quali tutti si son fatti la stessa domanda: ma cosa parla a fare di linee politiche del PD uno che non ha l’incarico per farlo? Così, ecco chi è l’esibizionista: uno che pur di farsi vedere non gliene frega niente dei problemi che crea là dove gli danno da lavorare; uno che sgomita scorrettamente per voler essere al centro ma che, quando doveva dimostrare di essere davvero al centro, è stato messo all’angolo. Uno che per i suoi problemi ha portato un partito, l’unico in Italia a chiamarsi ancora così, all’estinzione.
Ma questo succede perché anche il PD ha il suo Fazio, ossia ha chi non è capace di far valere una ragione più alta rispetto alla fiera delle vanità di qualche suo esibizionista. Un partito, il PD, che ogni volta che prende una batosta non sa interrogarsi sulla ragione ma continua con la linea di chi ha portato il partito alle legnate, come è stato per il Friuli: due illustri rappresentanti del PD nazionale sono del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e Ettore Rosato, e cosa è successo? La prima friuliana non si è presentata per la fisiologica rielezione,  il secondo friulano non è stato capace di contenere la figuraccia in vista. Così, il Paese ha scoperto che non perde solo Renzi, ma pure i renziani che governavano qualcosa, ora non governano più niente. E il PD continua a mettere in prima fila il Rosato pensiero e il Serracchiani pensiero, i due renziani doc.

Ma il peggio sta per venire: oggi 3 Maggio la direzione del PD va alla conta. E chi sono quelli che salveranno Renzi? I millennial, ossia la generazione più ignorante nella storia delle generazioni e la più suggestionata dall’esibizionismo, quei millennial che Renzi ha voluto nella sua squadra, ai quali non dà niente se non la promessa di essere immortalati in qualche ripresa televisiva della Leopolda, la prima fiera delle vanità renziana. E quelli, pur di apparire, si accontentano di starnazzare nel pollaio della fiera.

Questo è il PD, un partito ostaggio dell’esibizionista di provincia. Forse è ora che sparisca davvero, l’ultimo partito italiano.

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