giovedì, Agosto 5

Fiducia a parte, Conte ha chiuso, non è più tempo di venditori di enciclopedie Tenere in piedi un Conte bis, ter o quater non ha senso. Ora basta. E la scusa dell’epidemia è una scusa. Conte si può cambiare in un baleno. Ma bisogna volerlo fare, e trovare le persone, i competenti per farlo. Se no, elezioni

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A discussione sulla ‘fiducia’ conclusa, colpisce la pochezza di questa ‘classe politica’ ormai allo sbando, attenta solo ai propri interessi immediati, alle sue piccole beghe, ai suoi rancori, alle sue minacce, alla sua presunzione. E alla parlantina insopportabile e noiosa dei suoi ‘protagonisti’ da quattro soldi, buffoncelli, sgrammaticati, infingardi, traditori, pavidi, volgari. Non mi soffermo nemmeno su Matteo Renzi, che dice che lui non ha nulla contro il Governo e Giuseppe Conte in particolare, Ettore Rosato che discetta di soluzione in due ore e che fa un discorso di sostegno al Governo per votargli contro, di Meb che fa lo stesso, così come (va detto, eh!) su un Giuseppe Provenzano senza giacca che mantiene la rotta sicuro come American Magic, su Clemente Mastella che parla di Carlo Calenda e sul pariolino che telefona per insultarlo e non lo trova più. Una marmellata maleodorante e mal fatta. Basta!

Mi ha colpito positivamente, invece -devo dirlo, una volta tanto (assente forse Goffredo Bettini)-, Nicola Zingaretti, sempre molle, ‘paziente’, pronto a cedere, a dare, a trattare a dimenticare, mi sorprende uscirsene con una dichiarazione a muso duro, finalmente, durissimo e non solo per Renzi, al quale (pare … magari si sveglia Bettini!) non le manda a dire. Chiaro, chiaro: ‘presuntuoso, impossibile collaborarci’. E subito cerca (per favore date un altro po’ di Tavor a Bettini, vedete che gli farà bene, e comunque ne farà a noi!) di tagliarsi i ponti alle spalle. Che vorrebbe dire, chiusura definitiva ai pasticci e … vuoi vedere il ‘gambetto’? lo scrivevo nei giorni scorsi. Non importa il risultato, ha ragione Zingaretti, importa il fine l’obiettivo. Se fosse vero, sarebbe un salto di epoca: significherebbe fare finalmente politica, mettere sul piatto i problemi, proporre soluzioni, non chiacchiere di bell’aspetto, significherebbe anche, attenzione, dire agli stellini ‘ora basta, la ricreazione è finita, o ci state, e tutti, o via, fatevi spazzare via dalle elezioni’, significa dire anche al bel Conte ‘ora basta anche tu, basta pochette, basta corse nei corridoi di Palazzo Chigi, basta bagnetti di folle, vai a casa, non sei all’altezza, grazie, ora basta abbiamo bisogno di persone serie; vuoi fare un partito tuo? Accomodati, fai magari prima una telefonata a Monti, a Dini, ecc., sapranno come consigliarti’.

Fiducia o non fiducia, secondo me, Conte ha chiuso. Pare che abbia cercato i voti ‘porta a porta’, non da Vespa ma da cardinali e, si dice, generali. Li cerchi, se li trova bene, ma poi via, non è più tempo di venditori di enciclopedie. Sia come sia, basta con questa politichetta da cortile, basta con queste mezzecalzette, basta con le servette del cortile della servitù. E quindi, basta Conte, basta Renzi e basta anche Giggino, Bonafede, De Stefano, e quant’altri.
Si fa sul serio, si mette a Palazzo Chigi una persona seria, fosse pure Dario Franceschini (!), e gli altri aiutano e remano, tutti, a cominciare da Giggino e i suoi. E se non ci stanno vediamo se veramente alle elezioni prendono voti e se veramente vince la destra, mettendo anche fine alla castroneria degli stellini di sinistra … ma chi, quelli delle marchette di Macron, quelli del reddito di cittadinanza? Ora, o ciascuno fa la sua parte sul serio o decidano gli elettori e ci mandino tutti in orbace nei lager di ‘Melini’ (ricordate? Meloni-Salvini intendo) se gli italiani li votano.

Non vince la destra, se il PD fa il PD: chiaro, duro e puro. La gente in Italia ha le palle piene e strapiene di questi guitti da operetta, ma anche del Papeete, dei nostalgici del duce, dei fidanzati di Verdini come delle fidanzate con frangetta. Vuole politica vera, chiara e dura. Sì, dura: ci scommetto. Sono perfino pronti a fare sacrifici, perfino a pagare le tasse, ma vogliono vedere persone serie, non pagliacci dalle cento verità.
Sarà un caso, ma anche Pier Luigi Bersani, la vede così. Ribadisco che è uno dei pochi nomi per il quale farei i salti sulla sedia. Non andrà a Palazzo Chigi, figuriamoci, è troppo una persona seria, ma tant’è: è bravo, è serio, è perbene, e ha il senso della vita, proprio così il senso della vita, credo che sia l’unico politico italiano che ha il senso pieno della vita (non come l’amaro), che se uno glielo chiede sa quanto costa il pane. E ha un pregio unico: ha il Paese tra le dita, lo sente, lo tocca, lo capisce, lo legge. Non ce ne è molti come lui. Non a caso fu Renzi a cercare di rottamarlo e a buttarlo fuori; ora è fuori Renzi, deve restarci.
Mi dispiace per le graziosissime Boschi, Bellanova, Bonetti (ma le sceglie solo con la ‘B’?) ma ora basta anche con loro. Il PD ce la fa benissimo senza di loro, Conte forse no, ma Conte, abbiamo detto, torna a Firenze … con Renzi.

Lo ripeto: è l’ultima occasione, non solo per il PD, ma per il nostro Paese. Siamo allo stremo, in mutande, e il signor Armin Laschet non è la signora Angela Merkel, non illudetevi, non illudiamoci. Abbiamo pochi mesi e l’epidemia, ormai, è diventato l’ultimo dei nostri problemi.
Il PD deve scrivere un programma serio e vero, usando le forze e le competenze che ha (enormi se fa sul serio, enormi; se schiocca le dita, ma fa sul serio, le persone competenti e perbene arrivano a frotte!). Mettendo a tacere i vari giovani turchi e Marcucci a spasso nei suoi alberghetti e possibilmente anche la Serracchiani bendata.
Deve scrivere un programma vero, chiaro, comprensibile a tutti. Non scrivere metteremo soldi nella scuola e nella sanità così ‘a cavolo’, ma scrivere faremo centonove scuole qua, là e lì, entro due anni; scrivere che rimetterà in piedi Amatrice o Cumuli ecc. fottendosene degli intralci burocratici, e dire quando e con quali e quanti soldi, a partire da domani; scrivere che inizia dopodomani la linea veloce di treni Messina Palermo e Salerno Reggio Calabria e Napoli Bari e quella della Liguria e il maledetto TAV e la linea del Brennero, quella vera non quella di Toninelli e dire con quali soldi; scrivere che le prebende a pioggia sono finite e si investe fitto nel turismo e quindi nella cultura che lo tira, e dare un nome serio e attendibile per quel ministero; scrivere che mette soldi, e dire quanti e quando, per contenere le frane, riparare gli alvei e abbattere le case abusive costruite dentro i fiumi; scrivere che la scuola e la ricerca sono fondamentali e non si fanno né con i banchi da corsa, né con gli imbuti, ma nemmeno con i finanziamenti a pioggia, perché è la ricerca di fonti di energia, di medicine, di capacità di convivenza, di ingegneria sociale che contano e lì si deve investire, e bisogna dire come e quanto e specialmente chi.
Insomma, un programma.
E proporre tutto bello chiaro e limpido agli italiani. Non si riuscirà a fare il Governo? Tanto peggio, si vada a votare e si presenti alla gente questo, e si insegni alla gente che politica non è girare a dire ‘faccio tutto io’ e ‘quelli hanno sbagliato tutto’, ma indicare cosa come e quando. Gli italiani sono disperati, non sono stupidi, ma bisogna spiegare loro tutto, bene e subito, perché non ci credono più.
Certo, Zingaretti, se lo facesse, dovrà spendere parecchio in Tavor per tenere Bettini a dormire e non solo lui, ma lo sforzo vale la pena.

Tenere in piedi un Conte ter o quater non ha senso. Ora basta. E la scusa dell’epidemia è una scusa. Conte si può cambiare in un baleno, massimo una settimana. Ma bisogna volerlo fare, e trovare le persone, i competenti per farlo. Gli stellini si oppongono? Bene, andiamo a votare: non i bluff di Renzi, sul serio … e vedete come tornano buoni buoni con la coda fra le gambe a piatire un posticino qua o là.
Poi, se si vuole continuare così facciano pure. Scivoleremo tristemente nel dimenticatoio della storia o nell’orinatoio, tanto a scivolare ci siamo abituati.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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