domenica, Giugno 20

Fiat Chrysler colloca in Borsa il 10% della Ferrari Fed - quantitative easing: tutto dipende da disoccupazione e inflazione

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marchionne

Dopo tanta attesa ecco l’annuncio: Fiat Chrysler scorpora Ferrari e colloca in Borsa il 10% della società di Maranello oltre a 100 milioni di azioni Fca. Inoltre, viene varato un prestito convertendo fino a 2,5 miliardi di dollari. Le mosse che tutti si aspettavano sono state finalmente fatte e ufficializzate dopo il cda tenutosi a Londra. L’annuncio delle suddette operazioni,  che dovrebbero portare nelle casse Fca oltre 3 miliardi di euro, ha spinto il titolo al rialzo fino al 5% a Piazza Affari.

L’operazione annunciata dalla Fca sarà così composta: del 90% che la Fiat Chrysler detiene della Ferrari verrà scorporata in un 10% che verrà quotato in borsa mentre il restante 80% verrà diviso tra i soci della Fca. Il ricavato dell’offerta andrà alla stessa Fca. Le azioni di Ferrari saranno quotate negli Stati Uniti e in un altro mercato europeo. E’ quanto si attende Fca dopo lo scorporo.

«Abbiamo una stima interna del valore di Ferrari ma sarà il mercato a darne una valutazione. Credo ne saremo positivamente sorpresi». Così l’ad di Fca Sergio Marchionne ha risposto alla domanda di un analista sul valore della casa di Maranello. Intanto l’azienda italo- americana ha confermato che nel 2014 ha ottenuto ricavi per ben 93 miliardi,  che l’ ebit è fra 3,6 e 4 miliardi, con un utile netto di 600-800 milioni,  e con un indebitamento netto industriale tra 9,8 e 10,3 miliardi di euro.  Inoltre, Fca ha chiuso il terzo trimestre con ricavi in crescita del 14% a 23,6 miliardi di euro, ed infine ha chiuso il terzo trimestre 2014 con un utile netto pari a 188 milioni di euro, in linea con quello del terzo trimestre 2013.

Se la Ferrari sembra aver intrapreso un nuovo corso, lo stesso non si può dire del leader di centro destra bulgaro Boyko Boriso che ha l’arduo compito di cercar di creare una nuova colazione di governo sventando, almeno per il momento, le elezioni. Negli ultimi due anni la Bulgaria ha visto cambiare due governi, entrambi accusati dai propri connazionali di non essersi minimamente adoperati per risolvere problemi rilevanti come corruzione, povertà e aumento dei costi dell’energia. Serve unità d’intenti e stabilità governativa e questo Boyko Boriso lo sa fin troppo bene ed è proprio per questo motivo che si cercherà di creare una colazione di governo con la minoranza politica.

Intanto in Europa tiene banco la questione delle leggi di stabilità presentate dai vari governi e che finora, almeno da una prima analisi, la Commissione Europea non ha riscontrato gravi inadempienze. Sotto la lente d’ingrandimento della commissione c’è soprattutto l’Italia sulla quale Katainen ha detto: “sta adottando riforme radicali. Bisogna però vedere se tutte saranno attuate. L’Italia si è impegnata in una discussione costruttiva e ha deciso nuove misure di bilancio che ora saranno valutate dai servizi, che ne analizzeranno la qualità, dopo la pubblicazione delle stime autunnali potremo fare una valutazione finale”.

Intanto negli Stati Uniti si aspettano una decisione della Fed in merito quantitative easing (qe). Nell’ultimo mese con le qe sono stati acquistati 5 miliardi di bond e 10 miliardi di Mbs (i titoli garantiti da mutui), e in base a quanto dichiarò  il presidente Janet Yellen a settembre, la Fed “terminerà il programma nella prossima riunione”.

Certezze in merito a tale decisione non ci sono in quanto tutto dipenderà dai dati relativi al mercato del lavoro e a quelli inerenti l’inflazione. Se per quanto concerne il tasso di disoccupazione si sono registrati dei miglioramenti con una percentuale scesa al 5,9%, lo stesso non si può dire dell’inflazione (1,66%), che resta ancora lontana dagli obiettivi prefissati dalla Fed.

Notizie non positive giungono invece dall’Italia. Secondo l’ultima analisi effettuata dall’Istat, l’occupazione nelle grandi imprese ad agosto ha fatto registrare un calo dello 0,8% al lordo dei dipendenti  in cassa integrazione  e del 0,5% netto su base annua. Lo studio, effettuato sulle aziende con almeno 500 dipendenti, dimostra che il calo coincide con quanto è avvenuto già a giungo e a luglio 2014 e che i dati restano fermi al calo registrato ad agosto e settembre 2012.

La crisi economica ha avuto modo di colpire in Italia anche un’industria come quella della Birra. Proprio durante il convegno “La filiera italiana della birra. Ridurre la pressione fiscale per continuare a creare valore e occupazione”, alla presenza di Assobirra, Confagricoltura, Confimprese e Fipe-Confcommercio, tenutosi oggi a Roma, sono emersi dati poco incoraggianti.

Secondo uno studio effettuato da  Ref Ricerche per Assobirr, il calo del 26% di vendite di birre registrate la scorsa estate, è dipeso dall’aumento delle accise volute dal governo Letta. Al momento il settore vale 3,2 miliardi, garantisce 136mila posti di lavoro e conta oltre 200mila imprese. Sempre secondo lo studio sopra citato, se le accise italiane a gennaio anziché aumentare si attestassero a livello di Germania e Spagna, il settore sarebbe in grado di generare 20 posti di lavoro al giorno, per un totale di 7000 a fine anno. 

Grandi movimenti invece in casa Fininvest che, su ordine di Bankitalia è pronta è cedere la quota eccedente del 9,9% del capitale di Mediolanum. Da una nota della suddetta azienda, si evince che il cda ha dato mandato all’amministratore  delegato Pasquale Cannatelli “di concordare con FinProg Italia Sapa di Ennio Doris & C la formalizzazione dello scioglimento anticipato e consensuale del patto di sindacato Mediolanum”. Servirà quindi del tempo per capire con precisione come verrà gestita questa transizione e quali saranno i suoi effetti in termini economici sia per Fininvest che per Mediolanum. 

 

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