mercoledì, Agosto 4

Feste religiose diventate tradizioni popolari field_506ffb1d3dbe2

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Facchini Santa Rosa

Nel corso della storia umana fin dai Greci era già praticato il fercolo cioè il trasporto dei simulacri sacri attraverso un carro sul quale veniva posta la statua della divinità omaggiata. A seconda del periodo venivano omaggiate le divinità che soprintendevano ora alla raccolta del grano con Proserpina ora ad altre fasi del lavoro nei campi o solo per ingraziarsi gli dei. Gli Egizi avevano la barca sacra neshmet sulla quale veniva portato in processione il dio Osiride sulle acque del Nilo. A Roma di importazione egiziana era praticato il rito di Iside con il corteo del Carro Navale consistente nel trasporto di una barca adornata di fiori, portata in processione sopra un carro con ruote fino al mare in quanto Iside era anche la Regina Maris cioè la protettrice dei naviganti ed il varo della navicella segnava l’inizio della stagione  marittima.

Il cristianesimo aveva soppiantato le divinità pagane sostituendo sul fercolo i simboli della religione che si andava diffondendo. In Italia già dai primi secoli in occasione della nascita del calendario liturgico si praticavano riti per l’Annunciazione  a Maria o alla sua Assunzione ecc. Nascono così le devozioni, quelle pratiche che acconsentono al popolo di partecipare alla sacralità della cerimonia.

Il fercolo in generale può essere compiuto a spalla da portatori, tirato con corde dai tiratori, spinto dagli spingitori o trasportato da una carro motorizzato in epoche più moderne.

Una delle testimonianze più note di fercolo risale all’epoca medievale con il Carroccio della Lega lombarda risalente al 1176, con sopra una croce ed un altare che accompagnava i soldati nella battaglia contro Federico Barbarossa, mentre è del 1376 quello per la Festa di Sant’Agata a Catania, la cui forma variava ogni cinque anni. Nel Medioevo divenne usanza l’associazione delle festività liturgiche con altre ricorrenze in modo da dare l’occasione per un giubilo popolare.

Nel corso dei secoli i carri hanno subito quelle trasformazioni derivanti dall’epoca architettonica e dall’evoluzione dei materiali, divenendo più decorati e trasportabili.

In Italia le festività ancora vive che si svolgono attraverso il trasporto a spalla sono ancora tante delle quali alcune come la Festa dei Ceri, (Gubbio), Festa di Santa Maria di mezz’agosto ad Iglesias, Festa dei Gigli a Nola (NA), Uscita dei Candelieri a Nulvi (SS), Varia di Palmi a Palmi (RC), Candelieri di Ploaghe a Ploaghe (SS), Macchina di Santa Rosa a Viterbo, Discesa dei candelieri a Sassari.

Alcune di esse si sono riunite in un’associazione chiamata Rete delle grandi macchine a spalla italiane nata nel 2006 che include quattro feste religiose cattoliche italiane il Trasporto di Santa Rosa, Festa dei Gigli, Discesa dei Candelieri, Varia di Plami.. Il progetto era nato con lo scopo di interscambio culturale tra le cinque comunità (all’epoca era inserito anche la festa dei ceri di Gubbio uscita poi dal progetto nel 2010). Nel dicembre 2013 la rete con le quattro festività  è stata inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO.

Ognuno di questi grandi trasporti avviene grazie ai portatori dal nome e dal numero variabile a seconda del luogo,  per il trasporto di Santa Rosa a Viterbo  sono cento si chiamano facchini, per i Gigli di Nola sono circa centoventi  e si chiamano cullator, appartenenti ad un unico gruppo detto paranza, per la Varia di Palmi sono duecento e si chiamano Mbuttaturi.

Che sia un’unica macchina o che siano obelischi che danzano ciò che li fa procedere e li accomuna è la fede, che ringrazia o festeggia il proprio santo raccogliendo tutta la cittadinanza in questo afflato spirituale sottolineato dai canti o dagli slogan urlati a gran voce per incitare i portatori. Particolare quello di Santa Rosa che dice: ‘Siete tutti de ‘n sentimento?’. Questo sentirsi tutti parte di una sola voce, l’essere uguali di fronte al santo celebrato, rende l’esperienza unica sia per il pubblico che per coloro che sono i protagonisti per un giorno dell’evento. Spesso lo sforzo della prova fisica non lascia il corpo indenne da traumi, come quello ad esempio che deriva dal trasporto dei Gigli che con il passare degli anni lascia un bozzo sulla spalla, ovvero un callo dovuto al grande peso che ricade sulla parte, viene chiamato a patana cioè la patata, divenendo esso stesso un simbolo della fede verso San Paolino.

Durante queste celebrazioni si svolgono manifestazioni gastronomiche e spettacoli pirotecnici, fondendo elementi sacri a quelli profani, riportando aspetti sia delle religioni pagane che gli aspetti puramente cristiani.

Il rituale di queste celebrazioni è ciclico ossia segue determinate fasi quali l’ordinamento o il montaggio della macchina/ceri/gremi, la concentrazione del pubblico nel luogo di ritrovo, l’offerta sacrificale che si svolge attraverso la benedizione da parte dell’autorità ecclesiastica, inizio della processione della macchine secondo la successione stabilita.

In ogni caso il sottile confine tra devozione e tradizione popolare confluisce nell’intento di onorare il santo attraverso la celebrazione liturgica unitamente alla festa civile. Ciò si identifica con la tradizione celebrativa secondo l’accezione del termine che vede la tradizione come la trasmissione nel tempo da una generazione a quelle successive della memoria conservativa della testimonianza dell’evento. Questo tramandare, porre attenzione, educare è ciò che si chiama cultura, che nel caso delle celebrazioni diventa cultura popolare, ovvero appartiene alla storia di quel popolo che mantiene la cura dell’evento. L’antropologo britannico E.B. Tylor ( 1832-1917) nel 1871 definì il concetto di cultura nel suo saggio ‘Primitive Culture’ : «Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume o qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società».

La cultura moderna passa anche per la tecnologia ed internet, in questo modo le celebrazioni e le feste sono annunciate nel web dai siti delle manifestazioni o l’apertura di pagine apposite sui social come Facebook dove si postano le immagini dell’evento, avendo la possibilità di seguirle in streming cioè in tempo reale attraverso il web.

Queste celebrazioni attraggono un pubblico sempre crescente e sono parte integrante di un percorso turistico che le Regioni puntano a sviluppare. Il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti così si è espresso in occasione dell’evento che riguarda Santa Rosa: «La Regione punta forte sul Trasporto della Macchina di S. Rosa per attrarre turisti nel Lazio durante Expo 2015».

Nonostante l’evento e le sue intenzioni, in alcuni casi si sono manifestati episodi che nulla hanno in comune con la festività religiosa, come nel 2012 quando durante la Festa dei Gigli a Nola si verificarono tafferugli con il risultato di 12 feriti, i cui organi di informazioni riportarono la versione  della rissa tra gli appartenenti a due paranze, con un richiamo alle infiltrazioni della malavita, mentre il sindaco di Nola Geremia Biancardi ricondusse l’accaduto allo scoppio di una bottiglia di spumante che aveva generato il panico e di conseguenza i contusi.

Degli ultimi mesi la notizia che ha visto protagonista la cittadina di Oppido Mamertina (RC) dove durante la processione in occasione dei festeggiamenti della Madonna delle Grazie, che avviene il 2 luglio, si è verificata una sosta sospetta davanti la casa di un boss della mafia, peraltro in carcere, con il risultato da parte della curia della sospensione a tempo indeterminato delle processioni e l’apertura di un’indagine da parte dell’Antimafia.

Nonostante questi episodi è bene porre una serie infinita di distinguo in quanto la partecipazione alle celebrazioni religiose in particolar modo l’assistere ai trasporti a spalla, rende vivo il senso di fede e la volontà nel sentirsi tutti uniti nella devozione verso il santo patrono, riportando alla purezza di un sentimento antico, quasi ancestrale del rapporto con lo spiritualità, resistendo al mutare dei costumi e delle tecnologie.

 

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