mercoledì, Agosto 4

Ferragnez VS Renzi, ovvero la politica dello spettacolo senza politica Nella società dello spettacolo, la politica insegue lo spettacolare estetico piuttosto che decidere, magari con onesta coerenza. Almeno qualche volta

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Banale ma indicativa dello zeitgeist, lo spirito del tempo, la polemica che ha visto contrapposti una coppia social di un’influencer (nuovi vecchi potenti manipolatori di gusti tendenze stili di vita) che tremare il mondo fa con marito canterino, seguìta lei da 34 milioni di seguaci, alle prese con un politico proprio non influencer, padroncino del personalistico gruppo Italia viva, vivente ai minimi termini. L’oggetto è l’ormai metafisica approvazione del ddl Zan, brutto perché scritto male (cfr. l’art. 1 con le diverse definizioni di ‘sesso’, ma anche gli artt. 4 e 7, ma interloquire con qualche esperto di scienze umane o sociali no?. In estrema sintesi, è l’incrocio tra le differenze biologiche tra uomo e donna e la più complessa articolazione e costruzione culturale della mascolinità e femminilità per nulla intesi ovunque nello stesso modo, pertanto soggetti a distaccarsi da una mera differenza di natura sessuale. Oscurantisti vari studino almeno scienze sociali ed antropologia).

Con giochetti manovre mediazioni collusioni strizzate d’occhio di un agire politico sempre più impolitico ed autoreferenziale nel condurre piccole guerre private senza l’ascolto dei destinatari di un provvedimento, una legge. Una politica delle facce come detto qualche giorno fa che si ritorce sui cittadini espropriati, che per confermare la propria esistenza intraprende una finta battaglia ‘fine di mondo’Con uno strumentale ostruzionismo dall’anno scorso di parte leghista e vari, nei cui confronti i due ‘socialfamosi’ miliardari con uno sguardo alle forme di convivenza civile hanno espresso una personale opinione. Subito amplificata perché seguitissima a conferma che i nuovi ‘persuasori’ digitali sono palesi, non più occulti come in Vance Packard.

Ciò ha suscitato un attrito tra l’etica della politica, espressa dai Ferragnez, di contro ad un’estetica dello spettacolo, del ‘pugnalatore seriale’ toscano (dopo Letta Zingaretti, Marino) che rilancia la contrapposizione o differenziazione tra chi legittimamente assume la parola per dire la sua su vicende sociali del proprio tempo e chi, nelle faccende politicanti, vuol pugnare con sprezzo più che del pericolo, dello sberleffo e ridicolo.

Da un versante, quello dei Ferragnez, si opina su ‘i politici che fanno schifo con tanto di foto grande formato su Instagram del Renzi e la dicitura «L’Italia è il Paese più transfobicod’Europa. E Italia Viva con Salvini si permette di giocarci su». Questo il testo e le parole. Ed il machiavellico gigionesco toscano che ti fa? Al personale giudizio, opinabile quanto chiaro nel riferirsi ‘solo’ ai due Mattei double face, il pugnalatore seriale mente nella livida risposta e strumentalizzando la butta in caciara alzando un polverone di comodo perché la chiara (non nel senso di Ferragni ma di chiarezza!) indicazione di Chiara va ascritta solo ai due Mattei (solo questi secondo Lei fanno schifo). Discutibile ma chiaro.

Così il capo congiura di ‘Enrico stai sereno’ estende strumentalmente quel commento alla politica tutta (della seria sono tutti uguali, mero populismo, con cui potersi presentare quale indefesso oppositore). Sono due cose diverse, ma lì alberga la menzognera furbizia di uno che ama sguazzare nel torbido, da sempre. Così da fare l’attorucolo che bacchetta l’influencer sostenendo che così dicendo fa del misero populismo. Detto da un populista della prima ora con sue slides di rottamazioni settimanali, i suoi like e post sui social, per dire oggi, che la politica non si fa con i social!! E pensa da intelligentone egolatrico che chi lo ascolta plaudirà. Forse andrà bene con i suoi fedeli che son pochi ma ci sono. Per far colore… Il Matteo che con le sue circonvoluzioni per andarsene spudoratamente nella sua casa politica naturale, a destra, nell’ultima settimana ha ricevuto con i suoi adepti paginate di interviste su tutti i quotidiani italiani. Anche perché promoter pubblicitario del suo ultimo libro, il cui titolo è uguale ad una rivista edita dalla destra negli anni ’70 a Napoli! Tanto per dire il fondo di misteriosi filamenti politici sparsi che si dipananoda idee simili.

Dunque, antenne non solo televisive tutte concentrate su un manipolo del 2%, poi vedremo alle politiche prossime, che cambia le carte in tavola sulla controversa scrittura del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia, dichiarando adesso una retromarcia per il voto del Senato, dopo aver assunto l’impianto del ddl alla Camera così come era. Non è vero? Allora leggetevi ciò che il ‘mini scalfari’, Scalfarotto altro personaggio renzianoide aveva dichiarato appena il 9 giugno scorso, poco più di un mese fa a ‘il Manifesto’ giurando (?) che «la legge Zan va benissimo così com’è»!!!, «trattare con la Lega è un errore» per poi l’apoteosi «eliminare il passaggio sull’identità di genere lascia scoperte le persone transessuali, quasi un invito alla loro discriminazione che non potrei mai votare»!!! Avete capito? Questi sono i ‘politici’ a cui dare fiducia. Passano poche settimane e poiché il loro ‘padrone’ sta tramando con le destre per scopi di futuro posizionamento per cui tutti i suoi a cambiar posizione, senza alcuna sbavatura morale

Qualcuno sente puzza di bruciato? Ottimo olfatto. Tra mesi si voterà il nuovo Presidente della Repubblica ed il pugnalatore seriale di Rignano si sbraccia per divenire ancora una volta l’aghetto della bilancia politica nella futura elezione nel mentre vuole nuovamente affossare la ex sinistra, quelli del Pd che già di loro sanno farsi molto male da soli e dare un altro colpo agli odiati penta stallati. Diffondendo subito l’intenzione di proporre un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza, ultimo cavallo di battaglia stellato. Ciò che è interessante è il corto circuito che si instaura tra cittadini famosi e seguiti che esprimono una loro opinione, più o meno condivisibile, e la risposta di un politico che si pone sul loro stesso piano, alzando la posta innanzi tutto rubricando il Ferragnez ‘pensiero’ ad una frasina banale, per poi lanciarsi in un accorato populista afflato morale sullo «schifo che fa chi non studia, chi non ascolta le ragioni degli altri», rivolto palesemente ai coniugi. Per poi concludere con un inno alla coerenza la cui vena ipocrita traspare e sfugge al controllo da ogni parola «La politica è serietà, passione, fatica: non è un like per far contenti gli amici» !!, detto da chi negli anni di governo spargeva like un po’ ovunque, avendo calcolato che il numero dei tweet compiacenti e compiaciuti sparati ad ogni ora e per ogni dove vedevano il senatore toscano giocarsela con un altro campione social, il poco democratico Trump.

E dopo tutto ciò pretende di fare la lezioncina di politica a due che hanno espresso un pensiero velocemente diffuso dalle reti elettroniche per rispondergli sul loro terreno. Invece di assumere quel commento, non proprio amichevole verso di lui, quale elemento di riflessione per provare a capire, cosa impossibile per il soggetto che vuole sempre avere ragione ed a cui quando gli viene chiesto qualcosa di circoscritto e netto, risponde sempre tergiversando e buttandola in finta piacioneria battutesca. Basta ascoltarlo e leggerlo con attenzione per rendersene conto. Dinanzi ad un chiaro intendimento della coppia, di cui non giudico bontà o fallacia, non è questo il livello, un politico risponde su un terreno minato come quello di fedeli followers in evidente stato di condivisione buttandola in un ‘duello’ dichiarandosi pronto ad un dibattito pubblico, dove vuole e come vuole “Se ha questo coraggio naturalmente”.

In attesa di sapere se la ‘dottoressa’ Ferragni sia impaurita e voglia rispondere, intanto ci dica il politico perché l’onere di un accordo con i ‘nemici’ politici viene rovesciato sugli “ultras” altrui, senza spiegare per quale motivo i 17 senatori italo qualcosa che avrebbero prima votato insieme alla maggioranza che vuole la legge Zan, per poi improvvisamente sfilarsi senza nulla dire al riguardo e senza addurre adeguate motivazioni circa un ribaltamento che non può che suscitare più di motivato sospetto. Insomma nella società dello spettacolo, la politica insegue lo spettacolare estetico piuttosto che concentrarsi su una politica che più che inseguire le regole della spettacolarizzazione dovrebbe decidere, magari con onesta coerenza. Almeno qualche volta.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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