domenica, Settembre 19

Fenomenologia della Brexit Intervista alla Dott.ssa Giorgia Nesti, ricercatrice di Policy Making Ue all'Università di Padova

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A Suo avviso, qual è la valenza della Brexit? Considerato che la posizione del Regno Unito nella Ue è sempre stata di riserva, si tratta di un segnale di rafforzamento della Ue, nel senso che d’ora in poi vi entreranno solo i Paesi che davvero vogliano farne parte? Oppure è comunque una perdita per il progetto unitario europeo?

Probabilmente, entrambe le cose. Di certo, l’uscita del Regno Unito è una perdita reale e simbolica, perché non essendo mai stati parte dell’eurozona, la destabilizzazione sulle aree Ue più importanti probabilmente è limitata. È una perdita diversificata in base alle aree di policy interessate. Dove ci sono competenze forti dell’Ue, si è agito in un modo, dove sono state forti le competenze di un’area come il Regno Unito, per esempio nel caso delle telecomunicazioni, si è agito diversamente; discorso ancora diverso per la difesa e la gestione dell’immigrazione. Sicuramente l’ex Stato membro non ha contribuito con le sue posizioni ad una maggiore integrazione europea e, da un certo punto di vista, è meglio uscire che rimanere in Europa senza convinzione.

Quali potrebbero essere i futuri rapporti tra l’UE e la Gran Bretagna? Potranno essere stipulate delle forme di cooperazione con l’ex Stato membro, sul modello delle cooperazioni rafforzate?

Molto probabilmente sarà così: dipende da come si deciderà di gestire i negoziati e dalla volontà degli altri Stati membri; recentemente si è avuta la pubblicazione di un documento da parte del governo del Regno Unito in cui sembra che si vogliano revisionare le pratiche commerciali, con regole definite dall’ex Stato membro, cercando però di mantenere gli standard e i diritti dei consumatori. Si rimane perplessi al pensare come si possano mantenere i privilegi possibili dal far parte dell’Ue essendone ormai usciti. Questa è la critica a cui è sottoposta anche la May: è difficile tenere insieme le due cose, sia dal punto di vista tecnico che da quello giuridico.

Lei ritiene plausibile un rientro nell’Unione del Regno Unito, qualora le autorità politiche inglesi si dovessero ricredere su tale scelta? Ed in tal caso, come potrebbe essere accolta tale espressione di volontà dal resto dell’Ue? 

Non credo che nel breve periodo ci sarà un processo di riadesione. Ci sarà piuttosto, a mio avviso, un round di negoziati che porterà ad uno stallo, perché sul piano pratico non si sa come gestire la situazione, da ambo le parti. L’uscita di uno Stato membro è, dal punto di vista sia legale, sia tecnico, che regolativo, molto complesso. Bisognerà vedere le posizioni sia degli Stati membri che del Consiglio nei prossimi mesi sul Regno Unito. Si ritiene che si assisterà ad una fase di stallo ad a negoziati che si protrarranno fino al raggiungimento di una conciliazione vantaggiosa per entrambe le parti. Probabilmente, si arriverà ad un riavvicinamento tra le parti, ma sempre nella separazione, nell’ambito di un divorzio oggi conflittuale, ma che poi potrà divenire più collaborativo, perché conviene ad entrambe le parti. Bisognerà vedere come cambieranno gli umori del Regno Unito nel corso degli anni.

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