sabato, Dicembre 4

Fellini nel ricordo di Anouk Aimée Come in una magia felliniana riemerge un’intervista inedita della celebre attrice francese che traccia un ritratto del “più geniale cineasta mai incontrato”, della sua timidezza, del rapporto con l’universo femminile e con Mastroianni

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In questi tempi terribili di coronavirus, di lutti e di clausura, di sofferenze e restrizioni, nutrite di speranze per tornare alle abitudini quotidiane o di aspirazioni a cambiare qualcosa nel ‘modello’ che ci ha condotti ma questo punto, sui social – oltre alla solita canea urlante   di facinorosi – troviamo anche simpatici  tuffi nel passato, giochi all’ insegna  dell’ Amarcord,  del “ti ricordi come eravamo?, che locali frequentavamo , qualisale e quali film catturavano le nostre serate? ”, quasi a voler bilanciare con ricordi lieti un presente incerto e prospettive nebulose.

A questo gioco non si sottrare neanche la tv che nei canali speciali dedica una doverosa attenzione a protagonisti del nostro mondo artistico culturale e cinematografico. Uno di questi è Federico Fellini, di cui si celebrano quest’anno i 100 anni dalla nascita (20 gennaio 1920). Un genio, una leggenda del cinema mondiale, per tutti anche un aggettivo: ’felliniano’. Sul quale lo stesso Federico amava scherzarci su:  “Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo. Ne sono lusingato.” Riferendosi al significato che gli americani  davano a  questo termine, Fellini lo associava a opulenza, stravaganza,  bizzarria, ad un qualcosa di nevrotico, onirico, fregnacciaro.”  Per noi è assai di più : è sogno, fantasia, illusione, immaginazione, incantesimo, speranza.

Ebbene, al gioco dei ricordi legati a Fellini, intendiamo dare un piccolo contributo, che non è nostro ma di quella straordinaria attrice francese   che porta il nome di Anouk Aimée. 82 anni, 70 film, Nicole Francoise Florence Dreyfus, in arte Anouk Aimée, ha legato per sempre il suo nome a film come ‘Un uomo e una donna’, ‘I migliori anni della nostra vita’ entrambi di Claude Lelouch, veri e propri film di cult, ad attori come Jean Louis Trintignant e, oltre a Bellocchio, alGrande Federico Fellini, che la volle nei suoi due immortali capolavori: ‘La dolce vita’ (1960) e 8 ½’ (1963).

E’ una testimonianza inedita quella dell’attrice parigina riemersa casualmente fra le carte di chi scrive, dimenticate in una libreria  di casa, franata per l’eccessivo carico. L’aveva fornita, sotto forma di intervista,  la stessa attrice al critico cinematografico Aldo Tassone, allora Direttore di FranceCinema’, in occasione della manifestazione ‘Quaranta da otto e mezzo e del Premio Chianciano&Fellini, di cui curavo la Direzione Artistica (coadiuvato dal collega Renzo Cosci) . Dovendo rinunziare per motivi familiari al viaggio verso la cittadina termale cara sia a Fellini che a Tarkosvky e Tonino Guerra, Anou kAimée intendeva comunque parlare del ‘suo’ Fellini : per Federico – disse – farei qualsiasi cosa!”. E lo fece rilasciando l’intervista ‘ritrovata’, quasi una magia felliniana. A quell’appuntamento, ideato da Simone Marcucci, allora direttore della locale Azienda di Turismo, partecipò a più riprese  l’ universo felliniano e riunì per la prima volta dopo tanti anni, le protagoniste di quel capolavoro: Claudia Cardinale, Rossella Falck e Sandra Milo (e, successivamente, anche Anita Ekberg). L’Aimée avrebbe voluto rendere omaggio di persona al più geniale cineasta mai incontrato”. La lunghezza del testo non consentì di darne lettura. Ma ora, a distanza di 17 anni,  siamo in grado di fornire questo  ricordo personale ed affettivo dell’attrice verso il grande regista, che conserva la freschezza  del tempo.

Alla domanda : “Come l’ha conosciuto? ‘Anucchina’, come la chiamava affettuosamente Fellini, l’attrice risponde:

Mi ha scelta guardando una foto su un  giornale. L’aveva appesa nel suo ufficio:” cercatemi questa faccia!” chiese ad un collaboratore. Più tardi si è scusato con me:” Avevo pensato che eri un’indossatrice, non sapevo che avessi già fatto dei film importanti!”. La prima scena che ho girato nella Dolce Vita ero tesissima: dovevo guidare una Cadillac in una Via Veneto intasatissima…Ma Federico ha saputo calmarmi. Con lui non c’è che da lasciarsi guidare. Ti indica tutto con una precisione estrema, il modo di camminare, i gesti che devi fare, ecc. Nella difficile scena d’amore con  Marcello nello squallido seminterrato della prostituta mi ha suggerito:” Abbraccialo come se volessi inghiottirlo, come una piovra!” Ma poi per sdrammatizzare la situazione ha aggiunto in tono scherzoso: “ So che è difficile baciare uno come Mastroianni, ma insomma fai uno sforzo!” Sul set c’era sempre un clima molto disteso. Non dico gli scherzi sulla mia presunta magrezza. “Vacci piano, con quell’elegantona ti farai male!” gridò un giovane di quartiere all’indirizzo mdi Mastroianni, seduto accanto a me nella lussuosa macchina. La seconda domanda riguarda il personaggio aristocratrico di Maddalena, assegnato all’Aimée. “Maddalena – risponde l’attrice – l’eccentrica ereditiera che bazzica i  night di Via veneto, non è una mangiatrice d’uomini, è una donna che in quel mondo così superficiale è alla ricerca disperata di un amore vero. Fellini ha saputo esprimere molto bene questo personaggio.” Riguardo alle altre figure femminili film “Anucchina si esprime così: “ Anita è l’esagerazione, la follia….Yvonne (  Fournaux) è l’amore ingordo, divorante…A pensarci bene ci sono sempre questi due tipi di personaggi femminili nei film di Fellini; lui non avrebbe mai potuto vivere con queste donne, ma ne aveva bisogno. Si è molto parlato a vanvera delle donne felliniane (le culone, le saraghine…).C’era certamente in lui una componente sensuale tipica dell’italiano (la donna tutta cucina e camera da letto con cui passare una serata  non lo lasciava   indifferente), ma non mi sembra che Fellini avesse una predilezione per le gigantesse. Secondo me   aveva una grande curiosità nei confronti dell’altro sesso, ma era la curiosità del ragazzo (ripeteva spesso che si considerava un tredicenne) che si va arifugiare in seno alla balia in cerca di tenerezza e amore (vedi le scene d’infanzia in Otto e Mezzo e Amarcord). Io amavo molto Giulietta Masina, ma non credo che lei incarnasse questo tipo di dolcezza, rappresentava piuttosto un altro tipo di donna e Federico aveva bisogno di sensualità oltre che di protezione. In Otto e Mezzo, nella sequenza dei provini (il regista Mastroianni deve scegliere l’attrice che interpreterà il ruolo dell’amante nel film-confessione), Luisa – la moglie del regista – è un po’ come Giulietta che guarda criticamente il film, e si mangia nervosamente le unghie ( fu lui a suggerirmi questa trovata). Ma era sempre pronto ad accogliere dei suggerimenti. Ad un certo momento mi sono sfilata l’anello nunziale, a metà dell’anulare. Perché fai così? Mi ha chiesto. Perché anche tu fai così, e se lo fai deve esserci una ragione nascosta, risposi. Si è messo ma ridere ed ha accettato la mia proposta dell’anello che si sfila.  C’era un testo scritto, ma cambiava continuamente. Per  mesi ho vissuto un’esperienza formidabile, una sorta di Paradiso. Irripetibile”.

Le donne di Fellini non somigliano a quelle di Antonioni

Ho l’impressione che Antonioni sia un intellettuale raffinatissimo, mentre Fellini fa parte  degli artisti “sensuali” nel senso più completo della parola: il bisogno di toccare, di accarezzare i corpi, l’importanza del cibo. Ho parlato di “sensualità”: dovrei ricordare anche che era di un’adorabile timidezza. Con certe ragazze “borghesi” si comportava in maniera molto diversa. Con Claudia Cardinale, che all’epoca era molto riservata, non aveva la stessa familiarità. Gli piaceva scherzare, ascoltare le ragazze, ma se quelle si fossero girate per abbracciarlo sarebbe sprofondato sottoterra. Non era il tipo da farsi saltare addosso”.

Maddalena (l’amante ne La Dolce vita è l’avventuriera fatale, invece Luisa ( la moglie in Otto e mezzo) è una donna frustrata: com’è riuscita ad interpretare due personaggi così opposti?

“Federico mi ha  suggerito di volta in volta i gesti giusti. Maddalena è sensuale, si muove felinamente, come una pantera. Luisa invece è tutta spigolosità, scatti, anche quando fuma lo fa in maniera brusca. Prima di iniziare le riprese di Otto e Mezzo so che aveva dei dubbi sull’aspetto del personaggio. Intuendo le aspettative del regista, lo scenografo Piero Gherardi mi ha messo gli occhiali, una parrucca con i capelli corti. Quanto Fellini mi ha vista così e senza trucco ha detto: “ è perfetta per il ruolo!” Mi ha anche accorciato le ciglia che addolcivano troppo il personaggio”.

Fellini ha scritto un ritratto esaltante di lei su Vogue Francia, in cui citando Jung diceva che lei incarnava “il lato oscuro della luna”. Quali le qualità che apprezzava di più in Federico?

“L’intelligenza, l’umorismo, la generosità. Vedeva tutto in grande, era un autentico genio, curioso di tutto e di tutti capace di emozionarsi, di capire la gente fino in fondo. A un giornalista inglese impazzito per il modo come la monaca nana in Amarcord  riesce a far scendere dall’albero lo zio matto (“Ma come ha fatto”?”),Federico rispose: “ma come, non avete delle monache piccole in Inghilterra?” Si è ripetuto spesso che era un bugiardo nato, ma mentiva solo con chi non gli andava a genio, era un  modo di proteggersi. Un giorno mi disse: “Anouk, quando mento tu lo sai; se gli amici sanno quando invento, dov’è la menzogna?”

Non avete più lavorato insieme dopo quei due capolavori?  

“Ricordo che voleva affidarmi un ruolo in una commedia, ma non si è presentata l’occasione. L’ultima volta che ci siamo visti mi disse: “Anouk, il tempo è stato gentiluomo con te”. Nessun altro uomo mi ha detto una cosa così..”

Cosa pensa della miracolosa simbiosi a Mastroianni-Fellini?

“Tra loro c’era una complicità totale. E molta tenerezza, quasi un amore (ma senza ambiguità!). Non è vero che Marcello si proponesse  di imitare Federico, gli veniva istintivo. Non avevano bisogno di parlare tra loro. Con Federico Marcello era più pigro del solito perché aveva una fiducia totale nel suo amico regista, sapeva che era lui a spingerlo, a tirargli fuori tutto quello che aveva dentro. Lavorare con loro era un divertimento!”

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