domenica, Settembre 19

FederPetroli: endorsment a favore di Saif Gheddafi I lavoratori del petrolio italiano si schierano a favore della candidatura del figlio del Rais, in vista delle prossime Elezioni Presidenziali? Ne parliamo con l'analista Hanne Nabintu Herland

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Ci sono state altre reazioni politiche in favore di Gheddafi?

L’intero mondo occidentale è ora pienamente consapevole del fatto che sia stato un grosso errore sostenere le fazioni estremiste dell’opposizione per rimuovere Mu’ammar Gheddafi nel 2011. Se ripensiamo all’avvertimento di Gheddafi che mise in guardia sul fatto che una sua eventuale rimozione dal potere avrebbe causato l’arrivo di milioni di immigrati illegali in Europa, si può comprendere come tutti i Paesi europei, oggi, trarrebbero vantaggio dal sostenere l’ascesa di suo figlio.

Ancora una volta, l’elemento di maggiore importanza è il sostegno di cui gode Saif al-Islam tra le tribù libiche: questa è la chiave dell’intera questione, la chiave per stabilizzare la Libia. Come si potrebbe portare la pace utilizzando la sola forza bruta? Si dovrebbe tener conto anche dei sentimenti dei libici e dei loro capi, non solo delle opinioni della UE, o degli USA o della Russia. Una decisione saggia potrebbe risolvere la situazione in Libia e l’incubo dell’immigrazione di massa che l’Europa sta attualmente affrontando.

In Libia è in atto un contrasto tra Italia e Francia: questo potrebbe aver influenzato la scelta dell’industria petrolifera italiana di scommettere su Gheddafi (che notoriamente non ha un ottimo rapporto con Parigi)?

Certamente. Il ruolo della Francia non è esattamente in una buona luce, al momento, anche considerando la situazione in cui è l’ex-Presidente Nicolas Sarkozy. Si potrebbe ipotizzare che Hillary Clinton potrà essere la prossima in considerazione di quanto avvenuto prima della della Guerra in Libia: molti fondi furono trasferiti e la Clinton Foundation è tutt’ora sotto indagine. Bernard Henri-Levy ha affermato che la Guerra in Libia fu un’idea di Sarkozy ed è noto il ruolo che Levy ebbe nello spingere la NATO verso l’intervento militare nel Paese nel 2011: il popolo libico è consapevole del piano messo in atto in quella circostanza. Penso che, in questa prospettiva, l’Italia potrebbe giocare più saggiamente le proprie carte e trarne guadagno.

Secondo alcuni analisti, la famiglia Gheddafi ha ancora un forte potere economico e, di conseguenza, potrebbe fare la differenza in Libia: è esatto? In tal caso, in cosa consiste questo potere economico?

Prima di tutto, lasciatemi dire che le risorse dello Stato libico sono state largamente saccheggiate, come ampiamente documentato. Ristabilire l’ordine ed arginare il trasferimento dei fondi statali all’estero sarà uno dei compiti più importanti del prossimo Presidente libico, come anche fermare l’onnipresente corruzione.

Il punto non è se i Gheddafi abbiano denaro oppure no: il punto è se il popolo libico sostenga Saif al-Islam Gheddafi al potere oppure no. I libici e i loro capi tribali dovranno decidere del destino della Libia: la pace nel paese farebbe certamente rinvigorire la stabilità dell’industria del petrolio e la prosperità della Nazione, che da essa deriva.

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