sabato, ottobre 20

FederPetroli: endorsment a favore di Saif Gheddafi I lavoratori del petrolio italiano si schierano a favore della candidatura del figlio del Rais, in vista delle prossime Elezioni Presidenziali? Ne parliamo con l'analista Hanne Nabintu Herland

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Lo scorso 19 marzo, a Tunisi, è stata presentata la candidatura di Saif al-Islam Gheddafi alla Presidenza della Libia nelle elezioni che dovrebbero tenersi entro il 2018. Saif al-Islam è il figlio secondogenito di Mu’ammar Gheddafi, l’ex-Rais deposto nel 2011 da una sollevazione popolare sostenuta (se non fomentata) da Francia, Inghilterra e Stati Uniti nell’ambito delle Primavere Arabe, e, in seguito, linciato dalla popolazione.

Dalla fine del regime di Mu’ammar Gheddafi, la Libia è caduta in uno stato di guerra civile che la ha vista dividersi in almeno tre grandi zone: ad ovest il Governo del Presidente Fayez al-Serraj, riconosciuto dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite; ad est, il Paese è sotto il controllo del Generale Khalifa Haftar che è sostenuto dalla Russia e dai suoi alleati, ma che può contare anche su diversi contatti tra i Paesi UE; a sud sono le tribù, spesso in lotta tra loro, a controllare il territorio. A questa situazione di frammentazione bisogna aggiungere la presenza, per il momento scongiurata ma non debellata, di gruppi terroristici legati a Daesh o al-Qaeda.

Oggi, a pochi giorni dall’annuncio della candidatura di Saif al-Islam Gheddafi, dato dal suo portavoce Ayman abu-Ras, si è avuta la prima reazione notevole: Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli (un’associazione di aziende che operano nel settore petrolifero), ha dichiarato che la candidatura di Gheddafi rappresenta uno spiraglio di speranza per la Libia e per il settore dell’industria energetica. Con le sue parole: “è con vero piacere che recepiamo la candidatura di Saif al-Islam Gheddafi per le Elezioni Presidenziali in Libia del 2018 e siamo fiduciosi che il futuro dell’Oil & Gas nel territorio potrà dare una nuova stabilità a tutta la nostra industria”.

Si tratta di un sostegno forte ed esplicito tendenzialmente insolito, tanto più che, considerando il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale (per il ruolo da lui avuto nel tentativo di repressione della rivolta del 2011), non è detto che il giovane Gheddafi potrà effettivamente candidarsi.

A cosa si deve la posizione tanto esplicita di Marsiglia? Si tratta solo della necessità di quella stabilità nel Paese necessaria al buon andamento dell’industria petrolifera (che né Serraj, né Haftar sembrano in grado di garantire) o c’è dell’altro? È noto che in Libia sia in atto un contrasto, tutto interno alla UE, tra gli interessi delle industrie energetiche italiana e francese: in quest’ottica, i pessimi rapporti tra la famiglia Gheddafi e la Francia potrebbero rendere allettante un’eventuale Presidenza di Saif al-Islam per l’industria del petrolio italiana che si troverebbe certamente avvantaggiata rispetto alla concorrenza d’oltralpe.

Per tentare di capire qualcosa di più sull’attuale situazione libica e sul ruolo che potrebbe giocare Saif Gheddafi, abbiamo parlato con Hanne Nabintu Herland, direttrice della testata norvegese ‘The Herland Report‘.

Un’associazione di compagnie che operano nel settore petrolifero ha pubblicato un comunicato in cui si sostiene apertamente la candidatura di Saif Gheddafi alla Presidenza della Libia: perché l’industria del petrolio starebbe sostenendo Gheddafi? Si tratta solo di una questione legata al bisogno di stabilità politica nel Paese o ci sono altre ragioni meno evidenti?

I Gheddafi hanno un piano eccellente per stabilizzare la Libia. Sotto Mu’ammar Gheddafi il Paese era il più ricco dell’Africa, con le entrate derivanti dalla vendita di petrolio reinvestite in politiche di Stato Sociale mai viste prima nel Continente. Le giovani famiglie ricevevano un capitale iniziale per il proprio bilancio, educazione e sanità gratuite per tutti e così via. Gheddafi aveva un accordo con l’Italia per il controllo dell’immigrazione illegale proveniente dal Nord Africa e, infatti, il fenomeno non rappresentava un problema sotto il Governo del Rais. Questa famiglia ha dimostrato la propria abilità nel garantire la pace e nel creare stabilità in una società tribale tanto stratificata come quella libica. Saif Gheddafi è cresciuto in questo ambiente, è stato educato alla London School of Economics e conosce a fondo il sistema. Prima del 2011, Saif al-Islam ha dato prova della propria volontà di democratizzare il sistema libico, aprire i confini del Paese, spingere per la creazione di una stampa libera e partecipare alla cooperazione economica.

C’è, inoltre, un’altra questione fondamentale. Il popolo libico sembra sostenere largamente Said al-Islam Gheddafi e, se si vuole finalmente creare pace in una Nazione, è necessario avere rispetto per la volontà del popolo. La Libia è una società tribale e c’è bisogno di un accordo tra le tribù e coloro che queste sostengono: i capi tribali vanno quindi rispettati e Saif al-Islam ha un grande supporto a livello locale. Le ricerche effettuate indicano che più dell’80% dei libici lo vorrebbe al comando. Ovviamente c’è un certo imbarazzo da parte dell’Occidente nel rendersi conto che eliminare Gheddafi è stato un errore, ma l’epoca di Obama sembra ormai molto lontana. Saif al-Islam lo sa bene e ha dichiarato di essere interessato a cooperare a livello internazionale al fine di portare finalmente pace nel Paese. L’obiettivo è quello di ricreare una Libia pacifica che possa anche contribuire a risolvere il problema dell’immigrazione di massa in Italia: resta da vedere se, a questo punto, questo sarà possibile.

Si ricordi che Saif al-Islam Gheddafi ha ripetutamente dichiarato che è sua intenzione concedere grazie e trovare il modo di cooperare con tutti i libici, in maniera che tutti possano ritornare in Patria; dopo tutto, solo in Egitto, vive attualmente circa un milione di libici: al-Islam ha riconosciuto la necessità di una riconciliazione di tutti i libici perché il Paese possa essere ricostruito e riportato agli antichi splendori e, per quanto mi sembra, questa è decisamente la sua priorità.

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