mercoledì, Ottobre 20

Fedra, il filo di Arianna tra le regioni e l’Europa

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Perché l’idea di utilizzare ‘giovani ambasciatori’?

L’idea è emersa dal mio lavoro di docente alla scuola di Business e Marketing a Bruxelles. Lì ho conosciuto migliaia di studenti e ho preso gusto a mettere i giovani in prima fila, soprattutto i giovani motivati e entusiasti all’idea di far parte di una rete che essi stessi possono aiutare a costruire. Ricevere in un mese come quello di agosto 130 domande da parte di giovani candidati mostra il loro livello di motivazione. Sono volontari e non chiedono remunerazione ma sono felici di aiutare a creare questa rete di contatti.

 

E’ anche una buona idea per farsi conoscere e selezionare poi il settore in cui sarà interessante per loro lavorare?

Infatti, qui parliamo del settore privato e di quello pubblico ma anche di quello accademico in cui questi giovani potranno misurarsi aiutando le imprese a fare rete.

 

La Commissione europea come ha reagito al lancio di Fedra?

Abbiamo lanciato l’iniziativa a maggio all’European Business Summit e c’erano funzionari della DG Regio (Direzione Generale delle Regioni) e della DG Growth (Direzione Generale per le Imprese) che hanno avuto reazioni estremamente positive nei confronti di questa iniziativa. Ora proseguiremo questi contatti con la Commissione per elaborare degli spunti operativi per il progetto che stiamo per avviare.

 

C’è stata una risposta massiccia da parte italiana mi pare. E da altri Paesi?

Parecchie delle 130 candidature ricevute sono giunte dall’Italia, è vero, ma anche dalla Spagna e dalla Polonia, dal Belgio e perfino dall’Ucraina. In totale dalle regioni di 21 Paesi. Io credo che l’Europa sia ora l’Europa dei giovani e sono i giovani che vanno messi in prima linea perché sono loro l’Europa di domani. Penso che sia falso dire che i giovani sono contro l’Europa. Ma bisogna anche aiutare l’Europa a cambiare, e per farlo bisogna cominciare dai giovani con progetti concreti. Invece di restare nella sua ‘palla di cristallo’ a Bruxelles, l’Europa deve entrare nelle regioni e agire insieme con le forze locali che lavorano lì.

 

 

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