lunedì, Giugno 21

Favino e il mestiere dell’attore

0
1 2 3


Dalla metà dell’Ottocento lo scultore viterbese di nascita ma fiorentino per formazione, Pio Fedi  ebbe il proprio studio in via dei Serragli, nel popolare quartiere di S.Spirito in Oltrarno. Fra le tante opere da lui realizzate per la città, ce n’ è una in particolare che continua ad accendere discussioni fra gli storici dell’arte e sui media di mezzo mondo: è la statua che inneggia alla Libertà della poesia realizzata per omaggiare la tomba del drammaturgo Giovanni Battista Niccolini, fervente patriota, che si trova in S.Croce. La statua vuole essere un’allegoria della poesia e rappresenta una figura femminile con una corona in testa di otto raggi, con il braccio destro elegantemente sollevato verso l’alto che tiene in mano una catena spezzata. Al braccio sinistro, abbassato, una ghirlanda d’alloro simbolo della poesia.

Non pochi, entrando in S.Croce per ammirare le urne dei forti, si saranno chiesti che cosa ci fa la Statua della Libertà in quella storica Chiesa. Fra la donna che simboleggia la Libertà della poesia, e la Lady Liberty – così la chiamano in America – posta all’ingresso del porto di New York c’è infatti una sorprendente somiglianza. Chi per primo ha avuto quell’idea? Il francese Auguste Bartholdi autore della celebre statua della Libertà o l’italiano Pio Fedi? All’artista italiano la statua della Libertà fu commissionata nel 1870  e lui lavorò subito al progetto e alla preparazione dei bozzetti, poi il monumento fu  finito ed esposto nel 1883. La celebre Liberty Lady è invece del 1886, dunque tre anni dopo: il che ha indotto molti a ritenere che proprio la Libertà fiorentina sia stata fonte d’ispirazione (e c’è chi parla di plagio) della Libertà simbolo di N.Y.

Stessa postura, analogo movimento del braccio, identici simboli (la corona con i raggi, la catena spezzata), è ipotizzabile che l’artista francese, il quale combatté in Italia a fianco di Giuseppe Garibaldi, abbia visto e ammirato i bozzetti e  forse l’opera del nostro Fedi. Del resto lui aveva già raggiunto una certa notorietà, tanto che uno dei suoi capolavori – il Ratto di Polissena – è l’unica opera moderna degna di figurare sotto la Loggia dei Lanzi in piazza Signoria.

favino 1

Ebbene, proprio nella Galleria Pio Fedi, parte del monastero di Santa Chiara, ove lo scultore realizzò tutte le sue opere, tra cui la celebre Statua ispirata alla Libertà della poesia, ha già preso il via Oltrarno, scuola di alta formazione per attori affidata dalla Fondazione Teatro della Toscana sotto la direzione di Pierfrancesco Favino (scuola di cui l’Indro si era già occupato nel giugno scorso): da allora, di strada ne è stata percorsa abbastanza e velocemente. Intanto, l’ex Galleria Pio Fedi, nella quale per lunghi anni ha avuto sede la casa editrice fondata da Mauro Pagliai, patron di  Polistampa (da vari anni trasferitasi alla periferia della città in un complesso ampio e moderno) è stata completamente riadattata alla sua nuova funzione, cioè di scuola ove si impara il mestiere dell’attore, ricavando  aule scolastiche, sale per stage con pareti a specchio e laboratori che già indicano, attraverso pannelli, tazebao e disegni, la presenza vivace del mondo giovanile.

Lavori realizzati  a spese della stessa proprietà con la quale il teatro ha stipulato una convenzione per l’affitto dei locali e la gestione dello spazio.  La presenza  del grande scultore è testimoniata  da un’opera in gesso dello stesso. Sia Marco Giorgetti, Direttore Generale della Fondazione Teatro della Toscana, che Pierfrancesco Favino, direttore artistico,  pongono l’accento sul significato non solo  simbolico del luogo in cui è sorta la scuola: l’Oltrarno, che conserva ancora la ricchezza dei suoi laboratori di  artigianato  artistico, il suo carattere popolare e studentesco e luogo di residenza di tanti cittadini stranieri, oltre alle Chiese e ai Musei  noti in tutto il mondo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->