domenica, Ottobre 17

Faverin: “Continueremo la mobilitazione fino allo sciopero”

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«Tutti unitariamente continueremo la mobilitazione fino allo sciopero». Così il segretario generale Cisl Fp, Giovanni Faverin, insieme anche dalle categorie del Pubblico impiego di Cgil e Uil, annuncia che gli statali sono pronte all’astensione dal lavoro, da tenersi prima della ratifica della legge di Stabilità, in caso non ci siano risposte sul contratto per gli statali. E’ tutto quindi pronto per lo scontro frontale tra sindacati e governo. L’argomento sul quale è nata e si protrae la discussione, fino al giungere alla minaccia di sciopero, riguarda la  Finanziaria 2015 dove i sindacati richiedono di mettere risorse per il finanziamento del rinnovo del contratto.

Intanto si aspetta la manifestazione sul Pubblico impiego che si terrà domani a Roma e proprio su tale manifestazione, il segretario generale della Fp Cgil, Rossana Dettori, ha detto: «Cinquantamila persone domani sfileranno per le strade di Roma. Una risposta così massiccia erano anni che non la vedevamo. È la prima volta che 12 categorie che rappresentano i servizi pubblici manifestano tutte insieme. È il primo grande segnale al governo per dire che i lavoratori pubblici non ne possono più di una politica che si accanisce contro di loro. Bisogna avere il coraggio di dire che il bonus degli 80 euro non sono il rinnovo contrattuale del pubblico impiego che noi rivendichiamo». Se le parole, gli slogan e la manifestazione non basterà allora si passerà allo sciopero e a confermare tale ipotesi è Giovanni Torluccio, della Uil Fp che ha detto: «Domani la piazza ci suggerirà di decidere lo sciopero generale ed è chiaro che va fatta prima dell’approvazione della legge di stabilità».

La richiesta principale che viene fatta al governo è quella di riaprire la contrattazione e sbloccare salari e carriere. Secondo quanto sostengono i sindacati, negli ultimi cinque anni i lavoratori pubblici hanno perso 5.000 euro per il mancato rinnovo del contratto. Per tale motivo essi richiedono una riorganizzazione dei servizi, degli enti e dei corpi dello Stato sul territorio, investendo sulle competenze e dando stabilità e certezze al lavoro. Inoltre, vengono richiesti costi e servizi standard a tutela dell’universalità e la fine del `dumping contrattuale´ nel privato che offre sevizi pubblici. Infine, i sindacati confederali vogliono che sia valorizzata l’istruzione e la formazione e che sia realizzato un sistema della sicurezza avanzato, in linea con le richieste di un paese costretto perennemente a far fronte alle emergenze.  

Se da un lato c’è il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che risponde ai sindacati all’inaugurazione della Piaggio Aerospace a Villanova d’Albenga, dicendo che sarebbe sbagliato arrivare allo scontro adoperando il mondo del lavoro, dall’altro c’è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che da Berlino, parlando delle riforme da attuare in Italia ha detto: «Le riforme in Italia sono difficili, perché siamo in una recessione, e questo da tre anni. Questo significa che le conseguenze, comunque dolorose, delle riforme vengono inasprite e dunque tutto dura più a lungo. Ma posso dire che andiamo avanti con grande determinazione». Determinazione e dialogo, su questi due aspetti poggia il lavoro di un governo che deve far fronte ad una crisi economica che condiziona sempre più le sorti del Bel Paese.

Intanto il governo italiano prosegue spedito su ciò che riguarda i debiti nei confronti della Pa. Stando a quanto è viene comunicato dal Mef, lo Stato, al 30 ottobre 2014, ha erogato 40,1 miliardi alle amministrazioni pubbliche per sanare i debiti arretrati della Pa. Ai creditori sono stati effettivamente pagati 32,5 miliardi. Sempre il Mef  ha comunicato che l’erogazione di ulteriori 5 miliardi, in aggiunta ai 40 già messi a disposizione, potrà esaurire il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche. Inoltre, l’accelerazione nelle procedure di pagamento dei debiti  «dovrebbe consentire di esaurire definitivamente il problema nelle prossime settimane».

Notizie positive per l’Italia giungono da Bruxelles. Nella riunione di oggi, i ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno trovato un  accordo sul bilancio comunitario di quest’anno. L’accordo prevede che i Paesi chiamati a versare un contributo aggiuntivo potranno farlo entro il 1° settembre del 2015 e non entro il 1° dicembre di quest’anno, come previsto in precedenza dalle regole europee.  Tale decisione consente di diminuire le tensioni venutesi a creare due settimane fa tra la Commissione europea e paesi come Gran Bretagna e Italia, chiamati a pagare dei contributi aggiuntivi elevati.

Se da un lato c’è la Commissione europea che discute la possibilità di concedere una linea di credito alla Grecia pronta ad uscire dal programma di aiuti internabili, dall’altro lato ci sono gli Stati Uniti che continuano a presentare dati confortanti dal punto di vista della disoccupazione. In ottobre, il tasso di disoccupazione è calato fino al 5,8%, rispetto al 5,9% del settembre scorso, mentre il saldo tra posti creati e cancellati è stato positivo di 214mila unità, confermando quindi la ripresa del mercato Usa del lavoro, che dall’inizio dell’anno ogni mese ha messo a segno un recupero medio di 220mila occupati.

A diminuire è anche il tasso di sotto-occupazione, che include gli impiegati part-time e quelli ai margini del mercato, passato dall’ 11,8% all’11,5%. Dunque, anche in una situazione di crisi economica gli Usa dimostrano la loro superiorità e velocità nel porre rimedi ad una situazione che l’avrebbe portata nel baratro. Sarebbe forse opportuno che l’Europa prenda ad esempio proprio gli Stati Uniti se ha realmente intenzione di fronteggiare questa crisi che dura ormai da troppi anni. 

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