martedì, Ottobre 19

Fattura elettronica obbligatoria, tra costi e vantaggi field_506ffbaa4a8d4

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Ulteriore adempimento (e costi) o certezza del pagamento? A quattro mesi dall’introduzione della fattura elettronica obbligatoria nei confronti della Pubblica amministrazione tanti, soprattutto tra le piccole e piccolissime imprese, sembrano vedere soprattutto il primo aspetto. Per chi fattura cifre basse o ha pochi clienti, infatti, il nuovo sistema risulta particolarmente oneroso e rende lavorare per Stato, Regioni, Comuni e enti vari decisamente poco conveniente. Può sembrare strano, visto che ormai moltissime fatture vengono redatte in pdf e spedite per e-mail, ma non lo è. Il nuovo sistema va infatti ben oltre il pdf e il salvataggio su disco rigido o hard disk.

Le prescrizioni di legge determinano infatti molto precisamente lo standard elettronico dei documenti, il formato, l’emissione con apposizione della firma digitale e una marca temporale, la trasmissione attraverso il sistema di interscambio (Sdi), il ricevimento e la conservazione delle fatture e delle conferme di ricezione, che deve durare 10 anni, essere effettuata in modalità elettronica, in un database con possibilità di ricerca, individuando un responsabile, compilando un manuale e utilizzando le infrastrutture di un ente accreditato. Per adempiere a queste prescrizioni l’azienda può acquistare un software apposito, diverso da quelli già in uso, il cui costo medio è di 600-700 euro, ma sale anche oltre i mille, cui vanno aggiunti manutenzione e aggiornamenti.

Alternativa a questo è rivolgersi per la fattura elettronica a un soggetto esterno, ma in questo caso il costo per la compilazione, trasmissione e conservazione varia da 3 a 20 euro a fattura. Tariffa che incide poco su lavori del valore di migliaia di euro, ma che su cifre di poche decine di euro può rappresentare un terzo, un quarto o anche la metà dell’importo, andando – se va bene – ad azzerare il margine di guadagno. In pratica, se si fattura poco si rischia di lavorare per la fattura. E in molti casi le procedure della Pubblica amministrazione non consentono di sommare gli importi di più mesi, allo scopo di ammortizzare la tariffa. Insomma, per un piccolo esercizio con pochi clienti questo nuovo sistema può essere un deterrente a continuare o intraprendere un rapporto con un ente pubblico.

In aiuto alle Pmi si è attivata la Camera di commercio, che ha messo a disposizione un servizio di fatturazione e conservazione che prevede 24 fatture gratuite l’anno, limitato però alle aziende con massimo 250 dipendenti e fatturato dell’ultimo bilancio chiuso non superiore a 50 milioni di euro o attivo patrimoniale non superiore a 43 milioni di euro.

Il sistema pare aver riscosso successo, visto che al 1 luglio erano 32mila le aziende aderenti, che avevano emesso 101.065 fatture, quasi la metà delle quali (47.346, cioè il 46,86%) al nord. Sono state invece 30.474 (30,15%) quelle emesse al sud e nelle isole e 23.210 (22,97%) quelle al centro. Nella classifica delle regioni prima la Lombardia con 11.363 fatture (11,24%), seguita a ruota dal Veneto (8.453; 8,36%). Da notare che le due regioni assieme assommano quasi un quinto del totale (19.816; 19,6%). Terzo gradino del podio per la Puglia (8.365; 8,28%), che nella “Top 10” si lascia alle spalle Emilia Romagna (7.678; 7,6%), Toscana (7.459; 7,38%), Sicilia (7.399; 7,32%), Trentino Alto Adige (7.053; 6,98%), Piemonte (6.600; 6,53%), Lazio (6.317; 6,25%) e Campania (5.064; 5%). Per quanto riguarda le province, le più ‘produttive’ sono state Bolzano con 4.128 fatture, Roma con 3.396, Bari con 2.955, Trento con 2.925 e Torino con 2.263). La media delle fatture è di tre a impresa e in un caso su tre si tratta di imprese individuali. Il 93% delle imprese che hanno utilizzato il servizio ha infatti meno di 15 addetti. Quasi 10mila aziende registrate hanno sede al Sud, mentre 9mila nel Nordest.

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