lunedì, Settembre 27

Fatima: da italiana a foreign fighter

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Maria Giulia ‘Fatima’ Sergio, la prima foreign fighter italiana, che si troverebbe in Siria a combattere con il Daesh (Isis), è stata rinviata a giudizio con l’accusa di terrorismo internazionale. La sorella della giovane combattente, Marianna, è stata arrestata lo scorso luglio ed è stata condannata a 5 anni e 4 mesi, la decisione arriva direttamente dal gup di Milano, Donatella Banci Buonamici, che ha mandato a processo anche il padre delle due ragazze, Sergio Sergio.

Il giudice ha in sostanza accolto l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e del Pm Paola Pirotta. Oltre alla condanna a 5 anni e 4 mesi, come chiesto dall’accusa, per Marianna Sergio, anche lei accusata di associazione con finalità di terrorismo internazionale, il Gup nel processo abbreviato ha condannato anche Arta Kakabuni e Baki Coku, zii di Aldo Kobuzi, marito di Fatima, rispettivamente a 3 anni e 8 mesi e a 2 anni e 8 mesi. Stando alle indagini, Maria Giulia Sergio, ragazza di origine campana che si trasferì ad Inzago (Milano), si sarebbe prima convertita all’Islam assieme a tutta la famiglia prendendo il nome di Fatima e poi sarebbe partita per la Siria, da dove avrebbe incitato anche i suoi genitori (la madre, anche lei arrestata lo scorso luglio, è morta qualche mese fa) e la sorella a raggiungerla. Agli atti dell’inchiesta numerose intercettazioni nelle quali, tra le altre cose, Fatima esultava per la strage di Charlie Hebdo e si dichiarava pronta al martirio.

In merito al terrorismo, il codice penale italiano prevede una una serie di norme che vanno dall’art. 270 bis all’art. 270 sexies. Le ultime tre (dal 270 quater al 270 sexies) sono state introdotte con legge di conversione nel 2005 in ragione di «Misure urgenti per il contrasto al terrorismo internazionale« così come volute dalla Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo sottoscritta a Varsavia il 16 maggio 2005. Secondo tali norme: sono puniti:

  • con la reclusione da 7 a 15 anni l’arruolamento con finalità di terrorismo, ance se rivolti contro un altro Stato, è punito con la reclusione da sette a quindici anni (270 quater);
  • con la reclusione da 5 a 10 anni l’addestramento sulla preparazione o sull’uso di materiali esposivi, armi da fuoco o sostanze chimiche e batteriologiche (270 quinquies);

Inoltre, si precisa che «Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione interazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia» (270 sexies).

Con la strage compiuta a Parigi nella redazione del settimanale satirico ‘Charlie Hebdo’ agli inizi del 2015 il Governo italiano ha provveduto, in via d’urgenza, nell’adeguamento della normativa di contrasto al terrorismo internazionale. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi ha così emanato il decreto-legge 18 febbraio 2015 n. 7. Scopo del provvedimento era quello di adeguare la normativa penale già esistente alle più recenti prescrizioni del diritto sovranazionale, dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (n. 2170/14 e n. 2178/14) al Regolamento Ue n. 98/2013 relativo ai precursori degli esplosivi, nonché di elevare il livello di prevenzione. Il decreto-legge è stato poi convertito, con modificazioni, in Legge n. 43 del 17 aprile 2015, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 aprile 2015.

Il decreto è intervenuto attraverso tre vie principali: inasprendo il trattamento sanzionatorio delle condotte mirate al compimento di atti terroristici; anticipando la soglia di tutela in materia di esplosivi con l’incriminazione dei fatti concernenti i cd. precursori; rafforzando l’efficacia delle misure prevenzionali, estese ai cosiddetti foreign fighters, ossia coloro che si arruolano per il compimento di atti con finalità di terrorismo all’estero, per mezzo di nuove misure punitive per le relative violazioni.

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