giovedì, Ottobre 21

Fascisti, ‘facciatostisti’ e bari, e loro manovalanza Non si ricorda più da quanti mesi una certa ben individuata e definibile politica italiana ha aizzato il fuoco di un ribellismo tanto stupido quanto suicida. Qualcuno al Ministero dell'Interno deve aver 'pensato' che ormai non c’era più nulla da temere. Sbagliato, si è visto. Ora si rischia di sbagliare con la sola repressione

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Certe volte, sono preso dall’angoscia: ma sono ‘strano’ io o è strana la realtà? Essì, perché mentre siamo alle prese con la coda (speriamo solo la coda!) della epidemia, mentre siamo alle prese con i rigurgiti violenti dei fascisti di avanguardia, la manovalanza, si sarebbe detto una volta -quella manovalanza che torna sempre utile … hai visto mai- sui giornali campeggia la notizia bomba; Matteo Renzi ‘lavora’ in Russia, siede nel Consiglio di amministrazione della società russa di car sharing Delimobil Holding, dell’italiano Vincenzo Trani, fondatore della società di microcredito Mikro Kapital, Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa e console onorario in Campania della Bielorussia, ci dicono le cronache. Bene, bravo e a noi che ci frega? Sì, un parlamentare non dovrebbe, ma si tratta di Renzi, di che ti stupisci!
C’è una tale differenza di livello e di contenuti, che uno (o almeno uno come me) resta un po’ stralunato. Magari, comincia a capire come sia possibile che tanta gente viva una parte della propria giornata a seguire sui rotocalchi e in TV le ‘gesta’ di qualche cantante, di qualche attricetta, e, magari sulla TV di Stato, scopre incredulo, che un ex ‘grande’ politicante, è diventato nel frattempo un ‘grande’ regista, un ‘grande’ scrittore, un ‘grande’ storico e, il colpo finale quello che ti atterra, un ‘grande’ giallista. Non è sui sostantivi che si appoggia la mia sorpresa, ma sull’aggettivo: questi tipi, avendo fatto bene o male un po’ di politica, per lo più di serie ‘B’, escono dalla stessa (o fingono di uscirne) venendo nominati ‘grandi’ e da qual momento qualunque cosa facciano quella cosa è grande. Ma del resto non è che sia una cosa così strana, se solo si pensi ai tanti ‘grandi’ giornalisti (anzi, ‘grandi’ firme) che dalla sera alla mattina diventano storici, politologi, ecc., ma sempre grandi.

Come vedete parlo d’altro. E invece l’oggetto di queste righe è cosa accade e cosa si dicedopo la furia della manovalanza di cui sopra, che si è abbattuta sulle piazze italiane e negli uffici della CGIL -nella speranza che non torni protagonista nelle prossime ore.
Subito, tanto per non perdere l’abitudine,
il fascistello di turno, che nega di essere fascista fino allo stremo delle forze, non manca di attaccare il Governo per gli scontri, sia per l’inefficienza della Polizia, sia perché, naturalmente, ‘c’è qualcosa dietro‘, dice, ‘bisognava fermarli prima‘, dice: insomma subito fa capolino, questa volta a destra, la teoria dei complotti, non so se di Soros o di Xi, ma complotto.
Ecco qui l’assurdo. Non si ricorda più, ma nemmeno sui giornali, da quanti mesi la politica italiana, una certa ben individuata e definibile politica italiana, ha aizzato il fuoco di un ribellismo tanto stupido quanto suicida, a proposito di lotta alle chiusure, di lotta alle troppo lente aperture, di lotta alla vaccinazione, di lotta alla pretesa di fare vaccinare quanto più gente possibile, di lotta alla mancata apertura dei cinema, di lotta contro l’insufficiente apertura dei cinema, di lotta contro la chiusura delle discoteche (prostatico Briatore in testa), di lotta contro l’insufficiente apertura delle discoteche, e comunque la diffusione dell’idea e della prassi per cui le mascherine non servono, l’epidemia è finita e, maledizione, è una balla organizzata di Big Pharma. Lo accennavo ieri, lo ripeto oggi, consentitemi questa piccola parentesi, nella storia è spesso stato così, le idee migliori e più pulite, sono finite per essere coinvolte, o meglio utilizzate, nelle melme della violenza.
Ma insomma,
sono matto io, o è da due anni ormai che la piazza viene aizzatacontro‘. E la piazza non ha reagito, lo avete notato? Le parole d’ordine di cui sopra, hanno creato al massimo qualche modesta protesta, da parte, che so, degli ‘io apro’ e ‘io non mi maschero’, e così via.
Questa è la realtà, o me la immagino io? Le code sterminate e ordinate e silenziose per fare il vaccino, le ho viste solo io?
Tutta quella violenta protesta, tutto qual livore anti-istituzionale, ha prodotto manifestazioni nemmeno degne di essere prese in considerazione, di essere citate sui giornali. E quindi -lo dico a mio rischio e pericolo- qualcuno al Ministero dell’Interno deve averpensatoche ormai non c’era più nulla da temere, e si è fatto cogliere di sorpresa, anche se il morto era ed è nell’armadio, perché le sedi notoriamente fasciste e notoriamenteoccupateda fascisti, e non solo, a dire il vero (io non faccio distinzione politiche tra delinquenti), sono rimaste tranquille e occupate. Non voglio nemmeno tentare il solito vittimismo, quelli no e noi sì. Non è importante. Sta in fatto che quel che poteva accadere non lo si è messo in conto, non è stato previsto, perciò non vi erano misure adeguate.
Colpa della Ministra Luciana Lamorgese? No, troppo facile. Ho detto e ripeto che la Ministra è del tutto inadeguata al compito, ma proprio per il motivo per il quale non posso esimermi dal criticare fortemente il Governo. È mancata la riflessione, in una parola la cultura. Non si è capito cosa covava sotto il fuoco.
E la risposta, duole dirlo, è stata pessima, anzi, più che pessima, stupidae me ne stupisco, perché ritengo Mario Draghi una persona di grande intelligenza).

Ora ci si prepara a chiudere questa o quella sede o covo (è lo stesso) che sta lì da anni e che nessuno si è mai sognato di chiudere; si controlleranno più strettamente le manifestazioni, magari se ne autorizzeranno di meno; vi sarà piùsorveglianzasui violenti, come se i violenti ce l’avessero scritto in fronte che sono violenti. Ecco, proprio questo tema della violenza è indice dell’errore del Governo: come si fa a controllare il violento, che ne sai che quello è violento: la violenza nasce spesso da fatti occasionali o da decisioni perfino un po’ goliardiche.
Così non si fa nulla di utile.
Il fascismo va combattuto con le idee, non con la repressione. E cominciando dal Parlamento, dai Consigli regionali e comunali, dal modo di parlare e di agire dei politicanti. È lì che il primo fronte va aperto: certo per condannare, ma altrettanto certo per discutere, ragionare, analizzare.
E invece no. La reazione del Governo è (meglio, sarebbe, attendiamo la decisione finale) solo repressiva.
Male, malissimo.
Le persone vanno educate, convinte, non minacciate, occorre che ragionino per vedere cosa non va nelle proprie pulsioni, e cosa non va anche in chi li critica in ragione del fatto che la verità solo per i fessi è una e sta da una sola parte. Credo che su questo anche il professor Giorgio Parisi, premio Nobel, sarebbe d’accordo.
È, dunque, quello che
si intravede, un passo sbagliato, un passo falso del Governo, che stranamente rinuncia ad analizzare e a valutare. Certo, il Governo è un pasticcio di tutto e tutti, ma è un dato certo che la repressione (che, al solito, avrà poco altro effetto che non sia simbolico) non serve ad altro che a ricacciare quelle persone in un ghetto ribollente di rabbia e di rancore, di volontà di mettesi di nuovo nelle mani di qualcuno per scaricare la propria rabbia e frustrazione. Di nuovo, sì, di nuovo pronti a fare la manovalanza al prossimo che ne avrà bisogno, per lasciarci di nuovo sgomenti e sorpresi, dimentichi come saremo di averli superficialmente cacciati nella loro melma.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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