domenica, Maggio 16

Fascismo, Nazismo, Shoah Tre documenti dall'Archivio storico di Catania, una mappa, alcune domande

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Nell’epoca della globalizzazione, del dirigismo ‘ammazza’ popoli e Stati di Bruxelles e Strasburgo    -quello che da sinistra potrebbe essere impropriamente ribattezzato il ‘fascismo dei nostri tempi’-  il fascismo ‘storico’, quello vero, del ventennio mussoliniano, continua ad essere ancora oggetto di attacchi ideologici che rifiutano a priori ogni verifica fattuale: è scontato, direi, come peraltro ricordava nell’aprile scorso il professor Augusto Sinagra al ‘Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente’ di Teramo, che la politica sociale del ventennio fu molto avanzata, una sorta di pre-edizione del futuroStato socialedella prima Repubblica: che molte grandi opere pubbliche del regime furono essenziali per lo sviluppo di un Paese, un ‘precipitato’ del progetto di modernizzazione dall’alto voluto dal regime; che l’IRI e la Banca d’Italia a capitale pubblico egemone, furono fondati dal fascismo e poi sussunti dalla Repubblica postfascista, per essere affossati e distrutti solo con la cosiddetta ‘rivoluzione’ tangentopolista di Antonio Di Pietro e Edwuard Luttwak.

Basta attenersi aifatti’, basta distinguere ifattidalle sempre legittimeopinioni’, non proiettando sull’intera opera del regime fascista i suoi indiscutibili difetti di autoritarismo e di inaccettabile repressione delle voci dissidenti, per assumere pacificamente tali verità.
Ma ancor oggi, ripeto, a quasi un secolo dalla presa del potere del fascismo in Italia, e dopo gli studi ormai acclarati di Renzo De Felice e altri studiosi, questa banale procedura-verifica sembra impossibile: un esponente della comunità ebraica italiana che da anni cerca in tutti i modi di imporre al popolo italiano una ‘legge antinegazionista’ volta a mettere il bavaglio alla ricerca storica, in un dibattito di un paio di anni fa -alla silenziosa presenza, peraltro, di quello ‘storico’ Andrea Graziosi -che oggi siede, lautamente pagato, tra i ‘magnifici sette dell’Anvur’ (una struttura autoreferenziale che pretende di rivalutare con meccanismi anonimi, le carriere di tutti i docenti universitari italiani)- minacciò la ‘necessità’ di ‘prendere le armi’ per imporre la sua volontà a 59 milioni e 900mila italiani.

Una situazione assurda. Che diventa poi decisamente kakfiana quando al fascismo viene appioppata anche la responsabilità totale della persecuzione degli ebrei, e viene proiettata su tutta la sua lunga storia l’ombra delle criminali leggi razziali del 1938.

Ma anche qui, anche dopo la promulgazione di queste leggi che costituiscono una vergogna per il Ventennio, la storia è meno semplice di quanto si possa pensare. Lo dimostrano alcuni documenti da me scoperti nell’Archivio storico di Catania, sui quali, uno per uno, compare il timbro ‘riproduzione vietata’ (!!) e che oggi invece  -dopo peraltro averli illustrati nell’ultima edizione del Master, in una delle lezioni dedicate ai risvolti internazionali della ‘Shoah’-  voglio pubblicare, per fare emergere fatti  che ci dicono, appunto, che il Fascismo con i crimini attribuiti al Nazismo c’entrò assai poco, e che la storia della II guerra mondiale non è quella che ci raccontano molti storici nostrani.
Da questi documenti   -tutti del Ministero dell’Interno, Divisione Affari Generali e Riservati della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza; ovvero Direzione Generale di Polizia- emerge, infatti, un regime fascista collaborazionista col sionismo, e proteso fattivamente a salvare le migliaia e migliaia di Ebrei profughi dalla Germania nazista.

Inizialmente, subito dopo la promulgazione delle leggi razziali dell’11 novembre 1938, emergono titubanze e dubbi sulle decisioni da prendere: ad esempio, in un documento del 9 dicembre 1938, la DGPS risponde alle sollecitazioni di «alcune Prefetture della Venezia Giulia e Tridentina» su come procedere per quel che riguarda il rilascio di «passaporti italiani alle persone che hanno perduto la nostra cittadinanza e che ne hanno bisogno per trasferirsi definitivamente l’estero». Cosa fare in particolare per gliebrei colpiti dall’art.23delle leggi razziali?
La risposta del Ministero è ancora interlocutoria: da una parte si deve attendere che «la perdita della cittadinanza» sia «pronunziata con declaratoria di revoca da registrarsi nei singoli atti dello Stato civile», e dall’altra si chiede alle Prefetture di «riferire» sui «singoli casi» «al Ministero per le sue determinazioni» [i].
Il 27 maggio 1939, i dubbi sull’emigrazione di Ebrei e sulle connesse pratiche burocratiche sembrano scomparsi: un altra circolare sull’emigrazione all’estero o sul transito degli Ebrei, dà infatti il via libera per il rilascio del «libretto di navigazione» «ai marittimi di razza ebraica», «per l’imbarco di essi su navi nazionali anche se dirette all’estero» [ii]. L’ingresso dell’Italia in guerra è imminente, sarebbe stato annunciato due settimane dopo, il 10 giugno.

E’ guerra, dunque, e gli Ebrei diventano ancor più nemici, pericolosi nemici da espellere. Un documento della DGPS del 17 luglio 1939, risponde infatti al «proposto quesito», non si dice da chi proposto, «se gli ex combattenti ed i congiunti di caduti in guerra di razza ebraica possano … detenere a titolo di ricordo, armi da guerra», con un sì all’autorizzazione, ma «solo nel caso di cimeli non più efficienti agli effetti bellici».[iii] Armi efficienti in mano agli Ebrei aggrediti dalle leggi razziali, e in piena guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista, avrebbero forse costituito un pericolo per la stabilità interna del regime …

Ma non erano solo gli Ebrei italiani ad emigrare: in effetti, da altri tre documenti conservati nell’Archivio di Stato di Catania  -i più importanti tra quelli qui pubblicati- ad emergere come epicentro dell’emigrazione di massa degli Ebrei europei, è l’Europa centrorientale. Un fenomeno già noto agli studiosi, e come vedremo già registrato nella documentazione di fonte nazista, del quale nella prima delle ultime tre circolari DGSP, datata 3 marzo 1940, affiorano tutte le problematiche esterne all’emigrazione: tutte le difficoltà, cioè, di transito nei Paesi contigui o comunque altri da quelli di provenienza dei profughi, a causa degli eventi bellici e della rottura delle relazioni diplomatiche tra gli Stati dei due blocchi in guerra.
Leggiamo:

«Il Ministero degli Affari Esteri, nel comunicare che nelle attuali circostanze alcuni Paesi hanno ritirato i propri rappresentanti dalla Germania, ex Cecoslovacchia e ex Polonia, mentre altri specie del Centro e Sud America, non ne hanno affatto, ha fatto presente a quelli dell’Interno, che numerosi ebrei germanici, cecoslovacchi e polacchi non possono raggiungere i nostri porti di imbarco data l’impossibilità di munirsi del visto di ingresso nello Stati di destinazione.

E poiché le RR. Rappresentanze possono apporre il visto al passaporto degli ebrei per il transito nel Regno solo quando essi siano provvisti dei documenti atti a proseguire il viaggio e del visto per il Paese di destinazione, il prefato Dicastero ha impartito … le seguenti istruzioni alle competenti RR. Rappresentanze all’estero in ordine al transito degli ebrei diretti in paesi transoceanici e residenti in paesi in cui non vi sono rappresentanze consolari degli Stati di destinazione: “I RR. Uffici potranno rilasciare il visto di semplice transito nel Regno ad ebrei diretti all’estero via mare i quali siano muniti di certificato rilasciato dal Consolato straniero in Italia attestante che, appena in Italia, avranno senz’altro dalle rappresentanze consolari del Paese ove sono diretti il relativo visto d’ingresso.

Per quanto riguarda gli ebrei diretti a Shangai, lo sbarco di essi è regolato dalle norme recentemente emanate dalla Municipalità di quella città ben note alle Compagnie di Navigazione le quali a loro cura ed a loro spese, dato l’interesse che le stesse hanno di effettuare un trasporto di prezzo assai elevato, si garantiscono prima di permettere l’imbarco di un israelita se essi si trovi in modo certo nelle condizioni prescritte rendendosi esse stesse responsabili di un simile stato di fatto. E’ pertanto, il visto per imbarcarsi in Italia agli ebrei diretti a Shangai sarà rilasciato sempre quando le Compagnie di Navigazione garantiscano, per iscritto e caso per caso, che i partenti si trovino nelle condizioni richieste dalla Municipalità di Shangai per lo sbarco in Cina. In ogni caso i richiedenti dovranno essere muniti di documenti validi per il ritorno nel luogo di provenienza, al fine di evitare, in modo assoluto, che ove volontariamente o per altri motivi non dovessero imbarcarsi, altri ebrei stranieri si aggiungano a quelli che, in numero rilevante, con pretesti, sono venuti in Italia e che ancora non si è riusciti ad allontanare dal Regno.

Si dispone, infine, che i visti di cui sopra è cenno abbiano validità limitatissima, strettamente necessari per l’imbarco e che in essi si faccia cenno degli estremi della presente circolare”.

Nell’informare di quanto innanzi gli uffici in indirizzo per opportuna notizia e vigilanza,  si disponecomunica che al Ministero dell’Interno hanno disposto che qualora gli ebrei di cui sopra è cenno non dovessero imbarcarsi e si fermassero., invece, abusivamente nel Regno, si dovrà procedere senz’altro al loro allontanamento per la frontiera di provenienza». [iv]

Le difficoltà di visto di ingresso, di transito e di sbocco finale nei Paesi di destinazione sono centrali in questo scritto: ma dietro queste annotazioni burocratiche, dietro le istruzioni del Ministero dell’Interno ai posti di frontiera, o gli escamotages per superare gli ostacoli, quel che affiora, sia pure nella sua indeterminatezza, è l’ampiezza della migrazione ebraica dalla Germania nazista e dai territori da essa occupati nell’Europa orientale, ai quattro angoli del mondo: «Ebrei germanici, cecoslovacchi e polacchi» «Centro e Sud America», «Paesi transoceanici» «Shangai» … Un fenomeno tanto ampio che finisce per preoccupare anche il regime fascista che vuole «evitare, in modo assoluto, che …  altri ebrei stranieri si aggiungano a quelli che, in numero rilevante, con pretesti, sono venuti in Italia e che ancora non si è riusciti ad allontanare dal Regno». Un fenomeno dunque esteso hic et nunc, ma che, inoltre, risale a molti anni prima.

Chi organizza, gestisce e finanzia l’emigrazione ebraica dalla Germania e dall’Europa sotto occupazione nazista? Credibili dictu  -l’alleanza o quanto meno convergenza tra i due Nemici è già nota- i Sionisti e i Nazisti. Leggiamo sui Sionisti in un altro importante documento, datato 20 febbraio 1942:

«Il centro sionista di Ginevra ha comunicato a quello di Budapest che l’Ambasciatore di Argentina a Roma assicura di concedere in ogni caso il visto di ingresso in Argentina ad ebrei sudditi ungheresi. In tal modo gli ebrei ungheresi vedono facilitato il compito di ottenere il visto di transito attraverso Croazia, Italia, Spagna e Portogallo. In realtà detti ebrei non raggiungono l’Argentina (si tratta quindi di un visto di ingresso fittizio sic nel testo) in quanto da Lisbona raggiungono poi la Palestina».
«Elemento fiduciario è venuto inoltre a conoscenza che persona residente in Italia, intorno alla quale sono in corso accertamenti, faciliterebbe il rilascio dei visti»
Se ne informa per le misure di vigilanza del caso.
Particolare raccomandazione si rivolge alle Prefetture di confine che sono pregate d’impartire disposizioni ai dipendenti organi di polizia perché sia impedito l’abusivo ingresso nel Regno di Ebrei
» [v]

La rosa dei Paesi di provenienza, transito e destinazione dunque si arricchisce di altri elementi  -Ungheria da una parte, Croazia, Spagna, Argentina, Portogallo dall’altra-  ma quel che più conta è che nel caso qui trattato, la destinazione ufficiale dei migranti non corrisponde a quella vera: la meta finale degli Ebrei in fuga dall’Ungheria di Miklós Horthy de Nagybánya sarebbe infatti la Palestina. Informazione certo da verificare nello specifico, ma che corrisponde non solo alle tesi dei tanti Autori che hanno descritto con abbondanza di prove e di documenti, la convergenza tra Nazisti e Sionisti nel progetto di pulizia etnica ai danni degli Ebrei austro tedeschi e dei territori sotto occupazione della Wehrmacht (I Nazisti che si volevano liberare di milioni di Ebrei, iniziale destinazione Madagascar; i Sionisti che volevano dirottare il flusso di migranti verso la Palestina) ma anche dal prossimo documento che qui pubblichiamo, l’ultimo, anch’esso come i due precedenti molto significativo.
Leggiamo:

«Da fonte fiduciaria, che mi riesce tuttavia difficile di controllare, mi viene riferito che esisterebbe nella Ostmark [vi] un’organizzazione, assistita e finanziata dallo Stato germanico, che provvederebbe all’espatrio dal Reich degli ebrei che ancora si trovano nelle provincie ex austriache e specialmente a Vienna.
Date le restrizioni adottate dai vari Governi per l’ingresso degli stranieri in genere e degli ebrei in particolare, tale espatrio dovrebbe avvenire clandestinamente. Un contingente di questi ebrei verrebbe avviato anche verso l’Italia attraverso la frontiera di Lubiana, il cui valico offrirebbe minori difficoltà.
Di tale traffico si occuperebbe a Graz tal SCHLEICH dimorante al Glockenspielplatz 7, il quale si sarebbe recato recentemente a Berlino e a Vienna per ricevere istruzioni in proposito dagli organi germanici competenti. Il predetto si sarebbe occupato anche per il passato di questioni inerenti l’esodo degli ebrei tedeschi verso i Balcani e la Palestina
» [vii]

 

Non si sa se Joseph Schleich fosse ebreo: Schleich è il nome di un piccolo comune della Renania-Palatinato, in Germania, ma come noto, non tutti i cognomi originati da nomi di città sono ebrei. [viii]

Ma a parte questo particolare, il documento è importante per diversi motivi, di cui due connessi tra loro: il primo è che esso recita il finanziamento e l’assistenza dello stesso Governo tedesco all’organizzazione austriaca che gestiva l’esodo degli ebrei dalla Germania e dall’Austria. Il secondo è che la strategia di pulizia etnica del Governo tedesco non incontrava ovviamente il gradimento di Roma, perché come vedremo, non si trattava di ‘centinaia’, come recita Wikipedia con riferimento al singolo caso Schleich, ma di migliaia di ebrei e forse più. Un flusso ingente, confortato peraltro anche dalle mappe (ne abbiamo ripresa e pubblicata la principale) e dalle testimonianze del libro di Eric Salerno, ‘Mossad base Italia’, dalle quali peraltro emerge la centralità dell’Abruzzo per quel che riguarda i campi profughi o di ‘internamento libero’ per gli Ebrei in transito [ix]. E’ lecito parlare al proposito di possibile e non marginale contenzioso tra i due alleati, che -nonostante con le leggi razziali l’Italia avesse dato prova di voler seguire la linea antiebraica delle leggi di Norimberga del 1935-  riguardava l’usoda parte tedesca del territorio nazionale italiano come valvola di sfogo primaria della pulizia etnica promossa da Berlino?
Il terzo motivo è che questi documenti, finiscono per inserirsi in alcuni capitoli cruciali della storia dellashoah’.
Ne cito due: il numero delle vittime ebree delle persecuzioni naziste, da vagliare anche alla luce del numero di Ebrei scomparsi durante i flussi emigratori attivati dalla pulizia etnica nazista, e tenuto conto che ormai la cifra di 6 milioni -già presente, esatta, in alcune pubblicazioni ebraiche della I guerra mondiale, e in alcuni giornali degli anni Trenta, prima dello scoppio della II guerra mondiale: come i 6 milioni fosse una cifra ‘simbolica’, in quanto tale con corrispondente al vero- è stata messa in discussione dalle stesse autorità di Auschwitz.
Secondo capitolo, ancora più importante, essenziale e ineludibile alla luce di quanto qui documentato, il nodo irrisolto della Conferenza di Wannsee del 10 gennaio 1942, nella quale per la vulgata dominante si sarebbe deciso a tavolino lo sterminio fisico degli Ebrei come ‘soluzione finale’ del “problema ebraico” in Europa. Delle due l’una: o l’intelligence fascista si è inventato tutto, oppure non si può non prendere atto che gli ultimi due documenti sono successivi a quella cruciale Conferenza e ragionarci su.
Le date di redazione degli ultimi due documenti sono infatti, rispettivamente 20 febbraio e 5 marzo 1942. Nell’ultima circolare, un appunto a penna elenca semplicemente gli uffici di destinazione in quel della Sicilia e di Catania, e data l’ultima distribuzione o ingresso al 30 marzo, senza precisare o annotare alcunché su quanto comunicato nel testo dattiloscritto, cosa impossibile se a Wannsee si fosse deciso una ‘soluzione finale’ altra che la pulizia etnica: il genocidio, cioè lo sterminio di tutti gli Ebrei.

Come si fa a questo punto, se si stanno ricostruendo alcuni passaggi essenziali della storia della II mondiale, a tacere l’evidenza? A non porsi interrogativi?
Ovviamente questo non vuol dire né che la pulizia etnica non sia un crimine dai tratti genocidari, , soprattutto, che gli inauditi massacri di Ebrei non ci siano stati.  Il problema storico però c’è.
I documenti che qui pubblico fanno emergere un processo di criminale pulizia etnica ai danni degli Ebrei, peraltro non iniziato con la guerra, ma risalente a prima, almeno all’approvazione da parte di Hitler del Piano Madagascar già vagheggiato dalla Polomia, anno 1938.
Al 30 marzo 1942, l’intelligence fascista ancora continua a parlare di visti o di espatrio clandestino di Ebrei dal Reich, senza accennare minimamente all’alternativadello sterminio, nonostante la sua portata epocale e la sua ‘cinica’ incidenza negli stessi flussi migratori che inquietavano il regime di Roma.
Cifre, motivazioni, sofferenze indicibili, tutto potrebbe essere discusso: ma il dato di fatto che due mesi e mezzo dopo Wannsee  -che pure parla di un progetto di migrazione ad Est degli ebrei-  in Italia l’intelligence riferisse solo dell’espatrio clandestino di Ebrei dal Reich’ non può non far riflettere.


[i] MININT, DGPS, prot. 443/81236, 9 dicembre 1938 – Oggetto: Revoca della cittadinanza a persone di razza ebraica.

[ii] MININT, Direzione Generale di Polizia, prot. 300/36826, 27 maggio 1939 – Oggetto: Marittimi di razza ebraica

[iii] MININT, DGPS, prot. 10.17806/12982, 17 luglio 1939 – Oggetto: Autorizzazioni a detenere a titolo di ricordo, armi da guerra da parte di israeliti

[iv] DGPS, 3 marzo 1940, Prot. 443/50882, 3 marzo 1940 – Oggetto: Ebrei germanici, cecoslovacchi e polacchi in transito nel Regno diretti in paesi transoceanici

[v] MININT, DGPS, prot. 443/109181, 20 febbraio 1942  – Oggetto: ingresso nel Regno di ebrei stranieri

[vi] Il nome dell’Austria dopo l’annessione del 1938 alla Germania.

[vii] Ministero dell’InternoDGPS.Divisione A.G.R. – Sezione 3°, 20 febbraio 1942, prot. 443/111642 – Oggetto: Espatrio clandestino di ebrei dal Reich

[viii] Wikipedia, un’enciclopedia adusa a trattare con accortezza molti temi dedicati a sionismo e in genere al mondo ebraico, dedica una scheda a Schleich: nato nel 1902 a Graz, nella Styria, “all’epoca del nazionalsocialismo aiutò come contrabbandiere molti Ebrei ad attraversare il confine con la Jugoslavia” “Era proprietario di una azienda agricola che allevava polli”. Contrabbandiere di “saccarina e selci” in Jugoslavia prima dell’unificazione dell’Austria con la Germania, “dopo l’Anschluss iniziò ad allargare i suoi affari. Siccome gli Ebrei non erano più benvenuti dagli altri paesi (non avendo assets per pagare alte tasse, Schleich iniziò a insegnare l’agricoltura (ndr: agli Ebrei? E in vista del loro trasferimento nel ‘focolare nazionale ebraico’ in Palestina popolato già da numerosi kibbutz?). Alla fine del corso un certificato aiutava gli Ebrei a emigrare. A causa dei troppi certificati emessi, Schleich perse il suo credito e i suoi clienti. Schleich non si arrese e cambio’ nuovamente il suo business – diventò contrabbandiere. Col suo aiuto molti Ebrei furono in grado di attraversare il confine e salvare le loro vite. Per il trasporto in Jugoslavia egli divenne guida di viaggi. Il suo business crebbe facendogli guadagnare del denaro extra, chiedendo 670 marchi a persona” Tutto questo “fu tollerato dalle autorità naziste” “prima dell’inizio della campagna tedesca nei Balcani. Il 12 marzo 1941 Schleich e i suoi colleghi (ndr: dunque era un gruppo, di ‘colleghi’ secondo Wikipedia) furono arrestati e il loro traffico distrutto”. Chleich fu condannato a 10 mesi di prigione” (ndr: una pena leggera? A compensazione dell’aiuto oggettivo che il condannato aveva dato alla pulizia etnica nazista?) Nel 1945 egli tornò a Graz. Alcuni Ebrei, siccome non avevano potuto attraversare il confine con il suo aiuto di contrabbandiere, lo accusarono. Il motivo era che egli si era avvantaggiato dei fondi degli Ebrei: il caso venne archiviato per mancanza di prove”

 

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