giovedì, Settembre 23

Farisey e Dorian Gray

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RENZISCONIAd ogni morte di Governo ‘se po’ ‘ffa’. Ovvero, interrompere qualsiasi cosa si stia facendo e aprire il foglio bianco di un nuovo documento per seguire le suggestioni stimolate da un’immagine intercettata su FB, nonché per intrecciare le ispirazioni nascenti dalla grandinata di notizie che hanno accompagnato la mesta salita al Colle dell’ormai ex premier in pectore – è diventato in servizio permanente effettivo solo dopo l’incontro col Capo dello Stato, con lui non se l’è potuta cavare con un tweet -, sia pure non in Smart. Dunque, mi trovo a fare un’edizione straordinaria di AMBRacadabra perché in questo modo vorrei dar voce al disappunto che serpeggia fra i miei amici di FB e che io condivido.

Questo Golpe del Nazareno (anzi, Golp… – gulp! – come dice qualche ruspante intervistato, dimenticando che non è né francese né inglese, bensì spagnolo) ha generato una tempestosa nuvola di commenti da cui il Maramaldo Renzi non ne esce granché bene. Anzi, persino molti di coloro che, precedentemente, riponevano in lui qualche speranza, ne evidenziano la stoffa di caudillo. Che Enrico lo Zen abbia gettato la spugna non citando qualche rapper – come farebbe il suo successore – ma Seneca (‘Ogni giorno come se fosse l’ultimo’ ma il filosofo spagnolo ha detto anche: ‘Senza un avversario la virtù marcisce’…), ci dà la percezione di ciò che abbiamo perso. Che subliminalmente l’ex Presidente del Consiglio voglia insinuarci l’idea che ci ha lasciati in mano ad un Nerone? In fondo, possiamo anche immaginarcelo l’Enrico, coi polsi metaforicamente tagliati e sanguinantik, immerso nella fontana dei Dioscuri di Piazza del Quirinale. Toh, che combinazione: non erano considerati quasi Castore e Polluce Enrico e Matteo, uno a Palazzo Chigi, l’altro al Nazareno?

Sapevatelo, anche, che per poco ancora il PD resterà a via del Nazareno, in quel labirintico ex convento: così come Forza Italia ha traslocato da via dell’Umiltà (contrappasso per contrasto…) in piazza in Lucina – la lucina, in genere sfrigola dinanzi alle lapidi al cimitero… – anche il PD  dovrebbe trovare una nuova casa. Anzi, l’avrebbe già trovata. E sapete dove? A 50 metri da piazza in Lucina, su via del Corso. Diventerebbe dunque il Partito di via del Corso. Ma che confusione… Non ce n’era già stato uno di Partito di via del Corso? Giambattista Vico, eponimo del mio Liceo, si starà stropicciando le mani per la soddisfazione. E, dalla nuvoletta su cui è appollaiato, capelluto come un Rolling Stones, farà le dovute considerazioni su questi italiani così allergici alla storia da non accorgersi della ricorrenza degli eventi… e dei tradimenti.

Prima della salita al Quirinale, l’Enrico spodestato era stato meno aulico, seppure sempre molto misurato, appellando ‘Farisei’ chi lo ringraziava per il lavoro svolto e pensando chissà che di coloro che gli avevano fatto lo sgambetto e che si erano presentati come colombelle a trattare la sua uscita senza parlamentarizzare la crisi.

La componente governativa dell’NCD era accorsa a portare solidarietà, in una situazione da teatro dell’assurdo, dove i presunti compagni di partito sembravano passeggeri di un certo scompartimento di ‘Assassinio sull’Orient Express’ di Agatha Christie – ricordatevi, orsù, la paradossale soluzione del delitto – e chi costituiva, invece, l’elemento esterno e coinvolto nelle larghe intese si comportava, almeno esteriormente, con una manifesta lealtà.

Insomma, se noi italiani eravamo convinti di aver visto di tutto ed il contrario di tutto di questa palude politica costituita da personaggi che, ob torto collo, abbiamo votato, anche oggi ne traiamo una clamorosa smentita. No, non avevamo visto ancora abbastanza: certo, abbiamo assistito a tradimenti a gogò, in specie allorché il pupillo uccideva il suo padrino politico, come Giove con Crono.

Il primo esempio che mi viene in mente è rappresentato dall’ascesa dell’allora ‘giovane’ Ciriaco de Mita, a scapito di Fiorentino Sullo. Solo se mi soffermo a riflettere, ne troverò senz’altro altri. Ho però il cervello bloccato dall’insolita procedura adottata e che rappresenta una faida interna di cui le vittime sacrificali sono ‘solamente’ gli italiani. Non si è certo cambiato verso, ma versione… E allora cambio versione anche al Santo del giorno. Apprendo da Alfonso Gianni che San Valentino non è solo il patrono degli innamorati, ma anche il protettore degli epilettici. E questo mi spiega tante cose: in tale giorno, in fondo in fondo, la nostra democrazia ha avuto un attacco epilettico. Addà passà ‘a nuttata.

 

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