lunedì, Novembre 29

“Fare in fretta per salvare il patrimonio rurale italiano“ Appello dal congresso di Firenze ad invertire la rotta. Ogni anno abbandonati 70 mila ettari di terreni coltivati. Martina (Fao): “Produrre meglio, consumare meno”. Mauro Agnoletti: “Un oliveto assorbe più CO2 di un bosco, l ’Italia può contribuire alla salvaguardia del pianeta insegnando come si combina produzione alimentare e conservazione dell’ambiente“. Stop ai disastri idrogeologici. Le importanti esperienze di resilienza da Pantelleria alla Valtellina, dalla Puglia al Chianti

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In Italia, dal Dopoguerra a oggi sono scomparsi 10 milioni di ettari di terreni coltivati: un terzo dell’Italia. I terreni agricoli vengono abbandonati ancora oggi al ritmo di 70mila ettari all’anno. Le conseguenze catastrofiche di questo fenomeno in atto dagli Anni cinquanta in poi, le riscontriamo ogni giorno attraverso le continue devastazioni dei territori montani e collinari a seguito delle piogge e delle bombe d’acqua che gli effetti che i cambiamenti climatici stanno producendo: allagamenti, smottamenti, frane, alluvioni, devastazioni territoriali, ormai le acque non trovano più  resistenza, i terreni in buona parte abbandonati e disboscati, non trattengono più pioggia e detriti e  tutto precipita a valle. I disastri idrogeologici sono all’ordine del giorno.  E questa è l’altra, drammatica faccia del miracolo economico: abbandono dlele zone montane e agricole  e cementificazione selvaggia del territorio urbano, cui non si è mai posto un freno. Anche oggi si continua a voler edificare case, strade, ponti sugli stretti o meno, con l’abusata e mistificata formula dello ‘sviluppo sostenibile’, svuotata del suo significato originale.

Di questo passo, il volto del Bel Paese è destinato a trasformarsi rapidamente con conseguenze catastrofiche. Così Mauro Agnoletti, Professore della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze e coordinatore del comitato organizzatore del Congresso nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, durante i lavori del  congresso tenutosi  pochi giorni fa a Firenze ( dal 5 al 7 novembre) nell’ Auditorium Sant’Apollonia.

Il suo commento arriva puntuale sul dibattito appena concluso  con un compromesso  al ribasso alla COP26, a Glasgow, accolta con amarezza dal Segretario dell’ONU, Antonio Guterres, e assai severamente giudicata dal mondo scientifico e ambientalista. Insomma, secondo la leader attivista Greta Thunberg si è trattato del solito ‘bla bla bla’. Qui, invece, si sono indicate proposte concrete come la presentazione di un piano nazionale per il rilancio di una politica agricola che investa il paesaggio storico rutale, capace di restituire alle aree abbandonate la loro vocazionee, soprattutto, di contribuire  cosa che attraverso varie esperienze sta già accadendo – a ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

I leader mondiali – afferma ancora Agnoletti – dichiarano stop alla deforestazione, ma l’Italia ha già conseguito questo obiettivo, avendo abbandonato 10.000.000 di aree agricole e conseguentemente aumentato la superficie forestale che è passata da 5 ad 11 milioni di ettari. Esiste invece la necessità di gestire i boschi abbandonati e favorire una agricoltura sostenibile a bassa intensità energetica per ridurre le emissioni di CO2 e l’importazione di alimenti che contribuiscono all’impronta ecologica del nostro paese senza sottrarre ulteriori terreni all’agricoltura, ma anzi recuperandoli a questa funzione. 

Dobbiamo ricordare che alcune colture agricole, come gli oliveti, assorbono più CO2 di un bosco – prosegue Agnoletti – e possono contribuire sia alla produzione di alimenti che alla mitigazione del riscaldamentoL’Italia può contribuire alla salvaguardia del pianeta insegnando come si combina produzione alimentare e conservazione dell’ambiente, puntando su produzioni di qualità associate a qualità del paesaggio. I paesaggi storici italiani, collegati al programma mondiale FAO GIAHS, sono esempi di adattamento a climi ed ambienti difficili e mutevoli che hanno resistito alla prova del tempo.

Di questo ed altro ancora (come, ad esempio, della questione dell’invecchiamento degli agricoltori e il conseguente depauperamento delle conoscenze e dei saperi tradizionali),  si è discusso a questo primo congresso nazionale dei paesaggi rurali storici. L’appello al governo e alla comunità europea è chiaro e forte: “Occorre fare in fretta, agire subito, perché non abbiamo più tempo a disposizione ribadisce Agnoletti – “Chiederemo sostegni economici per il riconoscimento del lavoro di manutenzione dei paesaggi da parte degli agricoltori che svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista ambientale e di servizio alla societa, favorendo i giovani nell’avviare una nuova attività agricola. Chiederemo anche maggiori tutele per non compromettere il valore economico di queste aree. Ma soprattutto non smetteremo mai di ripetere che questi sistemi agricoli, svolgono una funzione ambientale fondamentale, riducendo i disastri idrogeologici sempre più frequenti perché connessi alla mancata manutenzione del territorio.

Durante la tre giorni fiorentina, organizzata dallo spin off Horizons dell’Università di Firenze, start up che si occupa della valorizzazione e del ripristino del paesaggio rurale e con il patrocinio del MIPAAF che tramite l’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale gestisce il Registro Nazionale del Paesaggi Rurali Storici, i rappresentanti dei 27 paesaggi storici che si sono costituiti in Associazione, hanno raccontato le loro esperienze. L’hanno fatto davanti a una platea di rappresentanti del Governo, della Conferenza Stato-Regioni, della FAO, dell’Unesco e delle associazioni di categoria, testimoniando le proprie esperienze territoriali in fatto di agricoltura resiliente e di produzioni di qualità associate ai paesaggi storici. Esperienze di grande rilevanza: dal giardino pantesco, recinto circolare costruito in pietra a secco per proteggere le piante di agrumi dai venti sull’Isola di Pantelleria, ai limoneti di Amalfi, fino agli oliveti di Vallecorsa, nel Lazio, immortalati nel film ‘La Ciociara’. Dai vigneti eroici della Valtellina, caratterizzati da muretti a secco con uno sviluppo lineare che supera i 2.500 km, agli olivi plurisecolari della Puglia, i cui esemplari più antichi hanno compiuto 2500 anni di età. Dagli oliveti di Venafro, nel Molise, in uno scenario caratterizzato da pascoli e montagne rocciose, dove sono ancora presenti mura ciclopiche di epoca romana, ai paesaggi silvo-pastorali di Moscheta, in Toscana, con castagneti di 300 anni che si sviluppano intorno a un’abbazia dell’anno 1037. Ma anche le colline di Conegliano Valdobbiadene, ovvero il paesaggio del Prosecco, recentemente iscritto tra i beni UNESCO, e i vigneti di Lamole, patria del Sangiovese nel Chianti, che a 7 anni dall’iscrizione nel Registro dei Paesaggi Rurali Storici ha visto crescere notevolmente il valore di mercato dei suoi vini, oltre ad essere sede di ricerche scientifiche internazionali per comprendere il ruolo dei terrazzamenti per la qualità del vino.

Il cambiamento climatico ci pone un grande tema: identificare una nuova via che riesca ad essere più equilibrata possibile, sostenibile sia dal punto di vista economico che sociale, oltre che ambientale ha concluso, durante l’ultima giornata del congresso, il vicedirettore generale della FAO, Maurizio Martina. La via sta nella valorizzazione effettiva della ruralità e delle culture agricole e alimentari. Per produrre meglio, consumando meno.

L’obiettivo è quello di salvare i territori più preziosi e delicati del nostro ecosistema, incentivare le colture che producono alimenti di qualità e assorbono più CO2 di un bosco, proteggere i paesaggi che creano valore economico e, soprattutto, sostenere coloro che con un lavoro di cura e manutenzione proteggono tutti dal dissesto idrogeologico. Dunque, i delegati dei 27 siti italiani, iscritti nel Registro dei Paesaggi Rurali Storici provenienti da tutta Italia, hanno levato la loro voce, indicando la strada  da seguire senza indugiin un documento congiunto che preannunzia nel ’22 la nascita dellAssociazione dei Paesaggi Rurali Storici Italiani, vale a dire di nnnuovo organismo che si porrà come interlocutore istituzionale del governo nazionale e di quello europeo. L’obiettivo è fare pressing politico in una fase strategica per l’agricoltura italiana, conclude Mauro Agnoletti: entro fine anno il Ministero delle Politiche Agricole  si è posto l’obiettivo di strutturare una bozza del nuovo piano nazionale di sviluppo rurale in vista  della nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria). Quindi, è il momento giusto per porre attenzione sui paesaggi rurali storici o se ne riparlerà tra sette anni. E allora potrebbe essere già troppo tardi.

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