martedì, Luglio 27

Farc: la vera pace deve ancora aspettare L'accordo di pace è stato raggiunto, ma le violenze da parte dei gruppi dissidenti sono sempre più frequenti. Ne parliamo con Liliana Estupinan Achury', direttore del Grupo de Investigación en Derecho Constitucional presso l’Universidad Libre di Bogotà

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Nel giugno dell’anno scorso, dopo anni di discussioni, il Governo colombiano guidato da Juan Manuel Santon e il leader dei guerriglieri delle Farc, Rodrigo Londoño, alias ‘Timochenko‘, avevano raggiunto uno storico accordo bilaterale per porre fine ad una guerra civile che ha insanguinato il paese sudamericano per oltre cinque decadi e provocato oltre 200mila morti. Un accordo, firmato a Cuba sotto la supervisione garante dell’Onu, che prevedeva il disarmo del gruppo di guerriglia e il ritorno dalle montagne alla vita civile. Ma sin dal primo referendum, con cui la cittadinanza aveva decretato la bocciatura degli accordi, si era intuito che la pace in Colombia non potesse essere raggiunta solo attraverso la firma di un accordo, ma attraverso un lungo e incerto processo di pace.

Dopo la pace con il Governo colombiano, alcuni gruppi dissidenti delle ex Farc, scontenti dei limiti imposti dall’accordo, non solo hanno ripreso sotto il loro controllo molti degli ex territori, ma, più strategicamente, hanno conquistato diverse postazioni nel confine tra Colombia ed Ecuador, portando così il conflitto colombiano anche nel vicino territorio ecuadoregno. Un fascia di terra, quella al confine tra i due Paesi amici, dove oltre alla presenza di ‘guerriglieros’ e gruppi para-militari, è forte il controllo esercitato dai narcos, che dal confine ecuadoregno smaltiscono il traffico di cocaina verso Europa e Stati Uniti.

Il gruppo più influente delle ex Farc che agisce nell’area è, infatti, controllato da ‘El Gaucho‘, all’anagrafe Patrizio Arzilla Vernaza, narcotrafficante internazionale ora dedicatosi al terrorismo. Ed è proprio al confine tra il nord della Colombia ed il sud dell’Ecuador, che si sono consumati molti degli attentati e delle violenze ad opera del gruppo del narcos. L’ultimo una settimana, dove a perdere la vita sono stati Javier Ortega, 32 anni, cronista e inviato del quotidiano di Quito, “El Comercio”, Paúl Rivas, 45 anni fotoreporter e Efraín Segarras, 60 anni, autista. I tre, che stavano seguendo le orme di Arzilla per le vicende legate al traffico di droga accadute nei mesi scorsi nella regione, sono stati rapiti a Mataje, una cittadina al confine, per poi venire uccisi dai guerriglieri dopo circa 15 giorni di prigionia.

Ma il rapimento e l’uccisione dei due giornalisti e dell’autista, sebbene abbia, è solo uno degli ultimi episodi di violenza che da mesi fanno da padrona nel sud della Colombia e nel nord dell’Ecuador. Secondo una ricerca della “Fundacion Paz y Riconciliacion”, negli undici mesi successivi alla primo accordo di pace del novembre 2016, sono stati registrati 89 omicidi, direttamente collegabili ai alle forze che agiscono nell’area, 282 attacchi ai danni dei difensori dei diritti umani, di cui 148 morti. Ad essere colpita, per la maggior parte, è la popolazione contadina ed indigena, residenti in zone molto rilevanti dal punto di vista agricolo, industriale e minerario, che da sempre si battono in difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Secondo l’ultimo rapporto semestrale dell’Ong Somos Defensores, dal novembre 2016 le violenze e gli omicidi sono aumentati del 31%.

Par far fronte al preoccupante contesto delle regioni al confine, il Presidente ecuadoregno Lenin Moreno e il Primo Ministro colombiano, hanno mobilitato circa 2mila unità dei rispettivi eserciti. Ma, secondo Pablo Hadathy, Governatore della Provincia di Esmeraldas, a nord-ovest dell’Ecuador, «manca un vero controllo da parte delle autorità colombiane, e questo ha dato molta libertà di movimento ai trafficanti. La smobilitazione delle Farc colombiane ha rivelato la debolezza delle forze di sicurezza colombiane che hanno fallito nel riprendere il controllo dei territori abbandonati dalle Farc, e per i narcos è stato un grande vantaggio»

Quali sono le radici di questi attentati? E che impatto avranno sul precario accordo tra il Governo e le ex Farc? Lo abbiamo chiesto a Liliana Estupinan Achury, direttore del Grupo de Investigación en Derecho Constitucional presso l’Universidad Libre di Bogotà

 

Una settimana fa sono stati uccisi 3 giornalisti dal gruppo dissidente guidato dal el Gaucho, a cosa si devono questi rapimenti?

Il conflitto armato in Colombia è andato ben oltre i confini dei paesi vicini. Purtroppo, alcuni gruppuscoli delle ex FARC, cioè gruppi che non si sono smobilitati o non hanno ceduto le loro armi per il processo di pace, hanno continuato ad esistere illegalmente e hanno preso per sé gli ex territori delle FARC e, soprattutto, le zone di confine. Dovrebbero esserci tra i 700 e i 1000 uomini tra le fila dei dissidenti delle FARC. Nello specifico, ci sono gruppi dissidenti al confine tra Colombia ed Ecuador, e sono gruppi che continuano con le loro azioni criminali e criminali. Apparentemente, uno di questi gruppi dissidenti è responsabile della morte di tre giornalisti ecuadoriani. Una situazione sfortunata per questi esseri umani, le loro famiglie, la popolazione che si trova nei confini, le relazioni diplomatiche e per il processo di pace che sta andando avanti con il gruppo ELN (ESERCITO DI LIBERAZIONE NAZIONALE). Oggi parliamo del rapimento di altre due persone nel territorio ecuadoriano. La domanda è: se tali rapimenti sono stati perpetuati da questi gruppi dissidenti? È possibile che la risposta sia affermativa. Gli Stati dovrebbero rispondere a queste domande in modo chiaro, agire e rafforzare i legami di cooperazione in materia di sicurezza delle frontiere.

Ci spiega quali sono i gruppi ancora attivi nel territorio ecuadoregno e colombiano?

L’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) è il secondo gruppo di guerriglieri in Colombia, dopo le estinte FARC. Ci sono anche altre roccaforti di gruppi di guerriglia che hanno già condotto processi di negoziazione come l’EPL (Esercito Popolare di Liberazione). Oltre all’esistenza di bande criminali che vivono nell’economia illegale come il traffico di droga e l’estrazione illegale.

Di che tipo di gruppi di guerriglia stiamo parlando?

In linea di principio, i guerriglieri hanno un’origine ideologica e politica, che proviene dagli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Con loro si sviluppa un processo di negoziazione politica e la creazione di una giustizia tradizionale che implica sanzioni per i responsabili dei crimini contro l’umanità e la ricostruzione del tessuto sociale e della riparazione per le vittime. Ma l’origine e la sua ragion d’essere sono cambiate con le decadi di violenze in Colombia e l’incrocio di logiche criminali tipiche del mondo del traffico di droga e persino di attività estrattive illegali sono molto frequenti. Le bande criminali sono al di fuori della categoria politica, per loro sta creando politiche di sottomissione e pacificazione.

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