martedì, Aprile 13

Fanghiglia, patrimoniale, fallimento Italia Patrimoniale? Presto l'Italia non saprà più come pagare il debito pubblico, ma non ci faranno fallire, si compreranno il comprabile a prezzo di realizzo e ci manderanno tutti in pensione o alla Caritas

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Secondo prassi, le cose si fanno fare da qualcuno, per poi negare di volerle fare. È da tempo immemorabile che in Italia si fa politica così.
E infatti, un paio di parlamentari kamikaze, vengono mandati avanti a proporre la solita patrimoniale. Cosa che dovrebbe piacere agli stellini, tradizionalmente anti-ricchi, esclusi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, anti-industriali, anti-banche, ecc. E invece sono dei parlamentari di LeU e del PD a fare finta di preporre una cosa del genere, e poi ritirarla per ordine di Nicola Zingaretti, che sempre più appare sballottato in giro, incapace di agire, di decidere, di prendere una iniziativa. Sta lì, con la mascherina e gli occhi spiritati.
Lo ricordate? Prime e indiscutibili cose: abolire i decreti sicurezza, che solo ora faticosamente si comincia timidamente a portarli avanti in maniera edulcorata, ma erano e sono uno scandalo, e le navi delle ONG stanno, sequestrate, nei porti, e la gente affoga. Parla Zinga, o meglio parla Goffredo Bettini, di rimpasto o rimpastino, e non se ne fa nulla, anzi, si nega disperatamente che si voglia fare. Parla di MES come ultima trinca, e anche quello va a remengo.
Certo, gli stellini sono quello che sono: hanno una forza parlamentare spropositata rispetto al consenso, ma tanto è, e siccome non pensano -fondamentalmente perché non sanno cosa pensare– ammesso che sappiano pensare, l’unica cosa che fanno è portare avanti le proprie fissazioni, i propri preconcetti, ma fondamentalmente, come dice il loro capetto Giggino (al secolo Luigi Di Maio), fanno vedere che ci sono e che contano. Come? Mettendosi di traverso su tutto. Comprese le cose che piacciono a loro. E Zinga sta lì, guarda sconsolato e non sa che fare, mentre Dario Franceschini scopre fossili di cadaveri di Pompei come se li avesse scavati lui, Andrea Orlando finge di parlare di politica senza dire niente, e Stefano Bonaccini si prepara a creare le condizioni per una terza ondata di epidemia, sparando a zero contro le iniziative del Governo in materia di Covid-19, mentre all’assalto alla segreteria ho l’impressione che abbia rinunciato, perché si è reso conto che è perfino meno capace di Zinga.

Zinga, che, oltre a tutto ciò, ha da vedersela con Matteo Renzi, ormai alla disperazione, con i sondaggi che lo danno a niente virgola tre anche nei rilevamenti più favorevoli. E quindi si dà un gran daffare e, credo, abbia anche lui capito che Bonaccini non va proprio, troppo molliccio e troppo smaccatamente anti-Zinga, quindi, con l’aiuto dell’orrido Bettini, si scatena a proporre improbabili rimpasti, cercando di spingere perché Zinga vada al Governo, in modo da trombarlo. Insomma, prospettiva politica di livello bisettimanale.
Zinga che, ripeto, è frastornato del tutto ma una cosa la ha capita, solo una ma la ha capita bene: se va al Governo è finito. Però se resta in mezzo al nulla, è finito il PD … la Meloni (la Meloni? Sì, la Meloni, come dire l’empireo del nulla al quadrato) tra poco raggiunge il PD e allora ci divertiamo! Perché la gente la voterebbe? Perché sbraita in modo coerente per dire cose incoerenti, ma è costante nello ‘sbraito’ e la gente crede che abbia idee, il che è surreale, e specialmente è arrabbiata e ha paura e quando si è così, si urla: in Italia è così che vanno le cose!
Per di più, finalmente permettetemi di dirlo, i sondaggi pro-Conte, cominciano a vederlo scricchiolare e lui, credo, comincia ad avere paura. Di che? Mah, che qualcuno si ricordi di Churchill, come ho scritto mille volte, e lo mandi a casa, a consolare la fidanzata, che, tampinata a sangue da uno delle iene, si rifugia in un supermercato (in pieno Covid! roba da matti) e ne esce scortata da robuste guardie del corpo, si suppone, governative. Ulteriore calcio negli stinchi a Conte, che ora dovrà giustificare perché fa proteggere la fidanzata a spese dello Stato … diciamo la verità, cose da cortile condominiale.
Direte, ma tutto ciò è fanghiglia e basta. Vero, ma perché, c’è qualcuno che fa politica da noi?

Quei bei tipi che propongono la patrimoniale, a modo loro (pessimo, ma si sa, sempre dei miracolati sono, che volete) non hanno torto. Perché il problema c’è, eccome se c’è. A onore del vero mi fa un po’ ridere l’articolo di Feltri (quello del ‘Domani’, che ora si presenta con caricatura a matita … manco Montanelli!) che si domanda se Giggino abbia capito di economia, visto che attacca la patrimoniale.

Dalla crisi Covid sono emerse molte cose, a cominciare dall’inefficienza, bullesca (Gallera docet), della gran parte delle sanità regionali, dall’inesistenza dell’amministrazione dello Stato che scarica tutto su Domenico Arcuri, oggi, leggo pure l’ILVA (il miracolo di Giggino, lo ricordate?) che ora si compra in gran parte lo Stato, per poi farla fallire in un paio di anni rimettendoci altri miliardi, alla completa assenza di idee su cosa fare per uscire dal pozzo, per cui il bel Conte nomina commissioni a raffica per perdere tempo. Mentre il mitico Sigfrido Ranucci, in camicia stazzonata che manco Formigli, scopre interi magazzini di divise Alitali-Etihad abbandonate!
Dalla crisi è emerso chiarissimo, innanzitutto, che il nostro sistema economico, specie il terziario, ma non solo se sentite i lamenti di Bonomi, non ha capitali, non ha messo da parte un centesimo quando guadagnava a palate, perché si è speso tutto o ha portato tutto all’estero … tendenzialmente, la seconda. Per di più, specie il terziario, vive e ha vissuto di lavoro nero e sottopagato, per cui emerge visibilmente ora, che la enorme quantità di soldi che sono stati spesi per ‘aiutare’ i senza lavoro, sono stati spesi malissimo e sono andati spesso alle persone sbagliate. I cui datori di lavoro, in nero, tra l’altro non pagano le tasse.

E dunque, cari signori parlamentari che volete la patrimoniale, non è questo ciò che c’è da fare, anzi, le ricchezze vanno protette per sperare che vengano investite o che producano, ma si devono fare pagare le tasse a tutti quelli che non le pagano ora e non le hanno pagate mai -specialmente il terziario e le piccole, piccolissime e medie imprese. Noi lavoratori dipendenti, ormai non ne possiamo più, e siamo solo noi a pagare! E i discorsi di Giggino porterebbero solo ad aumentare le tasse … a noi! Lo capisci Giggetto?
In altre parole. Si deve bloccare del tutto la circolazione della carta moneta: ora, subito. Si devono moltiplicare le incentivazioni sui pagamenti elettronici. Si deve permettere a tutti di detrarre tutto dalle tasse, in maniera ovviamente proporzionata al valore della spesa e al reddito per creare il famoso conflitto di interessi. Facilitare il lavoro in chiaro anche di chi fa il secondo o il terzo o il quarto lavoro, perché comunque mobilita denaro trasparente e muove le cose.
E invece? Anche sugli incentivi sui pagamenti elettronici si sa sempre meno. Certo, lo so, tutte queste cose a Renzi e agli stellini non piacciono. Ma sono necessarie.

E va bene, però. Però, guardate, che questa situazione può durare ancora sei mesi, poi i nodi verranno al pettine e l’Italia non saprà più come pagare il debito pubblico.
Fallirà? Secondo me no, non ci faranno fallire. Faranno semplicemente come stanno facendo la mafia e la ‘ndrangheta con il terziario (senza capitali) costretto a chiudere per il Covid che non regge -anche perché, avvedo dichiarato un terzo di ciò che hanno guadagnato, ora lo Stato gli dà un terzo del terzo. Faranno, cioè, come loro: si compreranno il comprabile a prezzo di realizzo e ci manderanno tutti in pensione o alla Caritas. A me, lavoratore dipendente in pensione, andrebbe pure bene. Ma agli altri?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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