mercoledì, Giugno 23

Family Day: la faccia triste dell'Italia I vescovi dovrebbero stare attenti a lasciarsi rappresentare da questo genere di persone e di argomenti

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Un genitore che scende in piazza contro i diritti di altri esseri umani non è neppure un educatore. Che pena, vedere il laicato cattolico passare da riferimenti come Arturo Carlo Jemolo, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti o Alcide De Gasperi a questi velleitari capipopolo. Presto vedremo Massimo Gandolfini e i leader del Family Day in Parlamento, a rappresentare passato remoto e pretese inquietanti.

Queste le parole del Papa ai vescovi italiani a novembre, nel corso del convegno di Firenze: «Davanti ai mali e ai problemi della Chiesa è inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e di forme superate che neppure culturalmente hanno capacità di essere significative. La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi ma è viva se sa inquietare, se sa animare».
Parole pronunciate nel 21° secolo, mentre quelle di Massimo Gandolfini sembrano provenire da chissà quale oscuro anfratto della storia. All’indomani del triste Family Day, durante l’Angelus, senza mai fare riferimento alla manifestazione del giorno prima, Francesco ha detto: «Nessuna condizione umana esclude dall’amore di Dio». Chi ha orecchie per intendere! Un filo di luce che rischiara le tenebre di sabato.

Dino Calderone, studioso che ama la Chiesa in modo profondo e sincero, autore di uno splendido libro proprio su Arturo Carlo Jemolo, ‘La libertà degli altri‘, titolo che dovrebbe fare riflettere chi si dice credente, sabato si è munito di audacia, ascoltandosi l’intervento del leader della manifestazione romana. Il suo sms non richiede commenti. «Ho sentito in diretta Gandolfini dal Family Day. Neppure mia nonna parlava così. Poveretto, ignora la teologia del corpo della Chiesa cattolica, se dice che il piacere non c’entra con la sessualità».

Ecco, a volte prima di parlare, pretendendo pure di rappresentare la Chiesa cattolica, sarebbe il caso di leggere. I vescovi, a loro volta, invece di compiacersi per la scampagnata destrorsa dovrebbero stare attenti a lasciarsi rappresentare da questo genere di persone e di argomenti, se non vogliono che tra non molto diventi impossibile distinguere tra le rivoluzionarie aperture del cristianesimo, che giungono fino al nemico più lontano, e quel brodo opaco che si alimenta di fobie sociali, di isolamento, di mitologie procreative, di soggetti che invece di disperdersi nel mondo sigillano i confini del proprio, magari aggregandosi intorno alla necessità di combattere il nemico di turno.

Forse il cardinale Angelo Bagnasco e i suoi confratelli, che pensavano di opporsi ai contenuti della legge sulle unioni civili appoggiandosi a questo singolare laicato, dovrebbero ricordare altre parole, non quelle isolazioniste del Family Day, bensì quelle rivolte da Agostino all’amico Alipio, con le quali gli ricordava che quando si vuole chiudere una ferita, bisogna stare accorti a non aprirne due.

 

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